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Niente stalking condominiale: tutti assolti sei ex vicini di casa

Due nuclei famigliari per anni si erano querelati e controquerelati per poi finire a giudizio nella doppia veste di imputati e parti civili

Savona. Tutti assolti perché il fatto non sussiste. Si è chiuso senza condanne un processo per stalking condominiale che vedeva a giudizio, nella doppia veste di imputati e parti civili, sei vicini di casa che, a partire dal 2004 avevano presentato una lunghissima serie di querele e controquerele reciproche.

Denunce che, nel 2010, erano state “raccolte” in un unico procedimento per atti persecutori che coinvolgeva appunto entrambe le famiglie (madre, padre e figlio da una parte, madre, figlio e nuora dall’altra), che all’apoca dei fatti abitavamo in tre diversi appartamenti della stessa palazzina nel ponente savonese. Questa mattina il giudice Marco Canepa ha deciso di assolvere tutti gli imputati dall’accusa contestata (il pm aveva chiesto invece una condanna a sei mesi per ciascuno). Per conoscere i motivi della scelta bisognerà attendere 15 giorni per il deposito della sentenza, ma, evidentemente, il magistrato non ha ritenuto che ci fossero i presupposti per la sussistenza del reato di stalking.

Secondo la Procura, le due famiglie (che dall’agosto del 2015 non sono più vicine di casa) si erano rese protagoniste di reciproci “gesti di disprezzo” e “dispetti”. Una situazione che, giorno dopo giorno, sarebbe degenerata sempre di più portando la tensione tra i vicini di casa alle stelle. Secondo quanto riferito da uno dei carabinieri che ha seguito la vicenda, ascoltato come testimone in aula, quando “i componenti delle famiglie si incrociavano c’erano sempre problemi”. E infatti i militari avevano raccolto querele per ingiurie, diffamazione, disturbo della quiete pubblica. In un’occasione, nel gennaio 2010, i vicini di casa avevano discusso perfino nella caserma dei carabinieri dove si erano presentati in contemporanea per presentare due nuove querele: “Uno era venuto per querelare l’altro per ingiurie, ma quando si erano visti nella sala d’attesa aveva iniziato ad apostrofarlo con parole come ‘asino’, ‘coniglio’ e ‘imbecille’” aveva raccontato il militare.

Un rapporto burrascoso (soprattutto a parole) sfociato appunto in un processo penale per stalking condominiale che, alla fine, probabilmente ha lasciato l’amaro in bocca ad entrambe le parti in causa. Una delle due famiglie, assistita dall’avvocato Silvio Carrara Sutour (l’altra era seguita dall’avvocato Giuseppe Ravinale), dopo la lettura della sentenza non ha nascosto l’amarezza per la decisione del giudice per la mancata condanna agli ex vicini: “Noi abbiamo passato le pene dell’inferno e non abbiamo fatto niente”. Non è da escludere che possano decidere di fare Appello: “Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza” si è limitato a precisare l’avvocato Carrara.

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