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Quel pasticciaccio brutto del consiglio comunale di Savona, la minoranza non crede a Martino: “Bugie o pressapochismo”

Le minoranze non credono alle ragioni fornite per spiegare l'improvvisa "diserzione" della maggioranza che ieri ha posto fine al consiglio comunale

Savona. “Non ci crediamo”. Un coro unanime, quello che arriva dalle minoranze savonesi, dopo le spiegazioni fornite dal capogruppo di Vince Savona Emiliano Martino per spiegare l’improvvisa “diserzione” della maggioranza che ieri ha posto bruscamente fine al consiglio comunale. In ballo c’era la proposta di M5S e Noi per Savona di istituire una commissione di indagine pubblica su Ata: una proposta mai votata per via dell’assenza dei consiglieri di maggioranza, che ha fatto mancare il numero legale.

consiglio comunale savona nero

Un’assenza contro cui già ieri si era scagliato per primo Marco Ravera: “La maggioranza ha abbandonato l’aula – scriveva su Facebook poco dopo il ‘fattaccio’ – Consiglio finito. Il successivo punto all’ordine del giorno sarebbe stato il giudizio sulla Commissione speciale su ATA chiesta da MoVimento 5 Stelle Savona e Noipersavona. Perché questa scelta? Perché non si può discutere? Nel frattempo ci rimette la città. Non sono stati, infatti, trattati temi che ritengo importanti, e non solo perché ero tra i firmatari, come la situazione del cantieri MondoMarine e quella relativa a TPL. Senza dimenticare la mozione urgente di solidarietà Rolando Fazzari, l’imprenditore che in silenzio lotta contro l’ndrangheta. Una sola parola: vergogna”.

Un’assenza che però questa mattina Martino, interpellato da IVG, ha spiegato così: “Stavamo discutendo in sala maggioranza e non sapevamo che il consiglio stava riprendendo”. Una dichiarazione che le minoranze hanno accolto chi con incredulità, chi con aperto scetticismo, chi addirittura con grasse risate. “Nessuno doveva avvisarli – tuona Manuel Meles del M5S – Finita la riunione della capigruppo, si è soliti rientrare in sala consiglio. Poi quando c’è stato il primo appello molti membri della maggioranza sono rientrati a prendere le loro cose e se ne sono andati via. Quindi mi pare che la questione fosse evidente…”.

“Non credo alla spiegazione di Martino – rincara Barbara Pasquali del Pd – sicuramente erano spaccati, e lo si è capito anche nella riunione dei capigruppo come ci ha riferito la nostra capogruppo Cristina Battaglia. Quindi se fossero rientrati la Lega avrebbe votato a favore della commissione, mentre il resto della maggioranza avrebbe votato in maniera contraria. Se fosse vero ciò che dice Martino, questa sarebbe una prova di pressapochismo oltremodo imbarazzante per una maggioranza che sta governando la città, e vediamo in che modo”.

Non ci crede nemmeno Daniela Pongiglione di Noi per Savona: “Nessuno può credere ad una cosa di questo tipo. Non condivido per niente la strategia di far mancare il numero legale, se una maggioranza è compatta non ha timore di andare a votare una pratica in consiglio”. Insomma, la conclusione è scontata: “Per noi è una menzogna – chiarisce secco Meles – Qualcuno poteva passare e venire ad informarsi, a chiedere se il consiglio fosse iniziato o se dovesse iniziare a breve. Questo non è successo, non c’era più nessuno nei dintorni. Secondo noi non hanno il coraggio di assumersi la responsabilità di votare contro una commissione trasparente su Ata, che faccia chiarezza sul passato e controllare l’attuazione di questo piano di risanamento che lascia perplessi noi e molti altri dell’opposizione sui modi e sugli esiti”.

“Oltretutto – rimarca Pongiglione – avendo fatto mancare il numero legale hanno fatto venire meno l’opportunità di votare mozioni ed ordini del giorno su temi molto importanti, come quella sulla solidarietà a Rolando Fazzari, l’imprenditore che proprio in questi giorni è stato oggetto di un attacco odioso da parte delle cosche. E’ stato fatto un danno alla città, c’erano tantissimi altri argomenti di attualità da discutere: Rimandandone la discussione al prossimo consiglio perderanno questo carattere di attualità. Quindi questo è un danno che non riesco assolutamente a giustificare”.

La ragione di questo “teatrino” sarebbe quindi da ricercare nelle difficoltà di coesistenza tra la Lega ed il resto della maggioranza, particolarmente evidente sul tema di Ata. “La campagna elettorale viene anteposta agli interessi dei savonesi”, denuncia Meles. E Cristina Battaglia (Pd) concorda: “Quando Marco Ravera ha fatto notare l’assenza di un assessore con delega al sociale nella giunta Caprioglio, Remigio (Lega nord), candidamente, informa che avremo un assessore al sociale dopo le amministrative di giugno. Come dire: prima la resa dei conti interna al centro destra, poi pensiamo all’assessore. Il sociale può attendere. Ilarità generale e qualche imbarazzo”.

Ora andrà definita la strategia: ripresentare subito la proposta per la terza volta (i 5 Stelle ci stanno pensando) oppure attendere il 20 maggio, quando Montaldo dovrebbe portare i “numeri” di Ata in prima commissione consiliare. “Noi riteniamo ancora valida l’idea di una commissione trasparente – spiega Meles – In primo luogo perché creerebbe un luogo esclusivamente dedicato ad Ata senza ingolfare i lavori consiliari, che abbiamo visto in questi mesi sono stati parecchio rallentati per altri motivi. Un luogo pubblico, trasparente, in cui si parli solo di quello e il focus sia specifico su Ata. Tra l’altro non c’è solo questa situazione da analizzare ma Tpl versa in acque simili. Quindi sarebbe un modo per portare all’attenzione pubblica il problema delle partecipate”.

Per il Pd, invece, la priorità è definire il futuro. “Noi come gruppo consiliare abbiamo chiesto anche ieri con un emendamento (che non ci è stato dato modo di discutere perché ci era stato detto che prima bisognava discutere quella del M5S) proprio perché non solo volevamo una commissione di indagine sul lavoro che era stato fatto ad Ata, ma perché vogliamo chiedere, così come chiediamo da un anno a questa parte, che tipo di politica industriale sui rifiuti vuole fare questa giunta – spiega Pasquali – Non sappiamo nulla. Anche il piano industriale di risanamento che ci è stato presentato è una pagina e mezzo in cui non c’è scritto assolutamente nulla su che cosa si vuole fare, che tipo di investimenti, che tipo di vendite e alienazioni, che tipo di politica industriale si vuole fare su questa partecipata. Io ritengo che il pressapochismo con il quale è stato affrontato il problema delle partecipate è sotto gli occhi di tutti. In questo caso c’è stata non solo una brutta figura ma anche una prova di incapacità di governare i processi e la gestione di questa azienda”.

“Il vecchio Cda di Ata era stato nominato dalla precedente giunta, poi a seguito delle dimissioni del consigliere Tassinari c’è stata la possibilità di nominare un nuovo Cda – rivendica Pasquali – Se non fosse stato per noi il vecchio consiglio sarebbe ancora lì a cuocere nel suo brodo e ci sarebbe stato uno sfilacciamento di queste politiche industriali. Proprio perché invece ci sta a cuore il destino di Ata e dei suoi lavoratori, noi abbiamo aderito alle richieste del M5S. Ma a noi non interessa fare un processo su quello che c’è stato e di quello che è stato fatto. Ovviamente capiremo le cause, valuteremo, anche noi faremo i nostri ragionamenti; ma noi vogliamo capire dove si vuole andare, che tipo di destino avrà questa azienda, che ha tantissimi lavoratori ed è strategica per Savona città e per il governo della città. Questo a noi interessa. E su queste cose risposte non ne abbiamo avute”.

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