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A Cairo lectio magistralis per la commemorazione del venticinquesimo anniversario della strage di Capaci

Nell'ambito del progetto "Egle" un incontro organizzato dal sindaco Fulvio Briano sulla legalità

Cairo Montenotte. “L’Italia è un Paese dove, purtroppo, spesso si comprende il valore delle persone quando ormai è troppo tardi”. Parole pesanti, con un’autocritica alla magistratura, quelle espresse dal Procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, presente, questa mattina a Palazzo di città per l’evento fortemente voluto dal sindaco di Cairo, Fulvio Briano, in conclusione del progetto “Egle – Educazione alla Giustizia, alla Legalità e all’Eguaglianza”, per commemorare il venticinquesimo anniversario della strage di Capaci, dove perse la vita Giovanni Falcone, figura esemplare nella lotta alla mafia.

Lo stesso Procuratore, che conobbe personalmente il magistrato, ha raccontato in sintesi quanto Falcone prima, e Paolo Borsellino successivamente, fossero consapevoli di essere in serio pericolo, ma non si sono arresi e hanno continuato fino al triste epilogo che tutti conosciamo a svolgere il loro lavoro di “servitori dello Stato”, nonostante “percepissero il senso di abbandono da parte di chi doveva sostenere pienamente le loro azioni di lotta alla mafia, prima fra tutti gran parte della magistratura”, ha sottolineato Cozzi.

Con lui anche il sostituto procuratore di Genova, Emilio Gatti, che si è appellato ai numerosi giovani presenti in teatro dell’Iss di Cairo e del liceo di Carcare: “Un minorenne è, giuridicamente, un cittadino ‘in formazione’. Per questo mi rivolgo a voi affinché quando sarete adulti mettiate in pratica la cultura del rispetto, della legalità. Sono le persone che possono cambiare in meglio il futuro”.

Cairo Convegno Legalità

A moderare l’incontro il giornalista Mario De Fazio, che ha introdotto il convegno spiegando agli studenti come, seppur bambino, venticinque anni fa la notizia dell’uccisione di Falcone e Borsellino l’avesse scosso, non per una consapevolezza ancora da raggiungere, ma perché fu una ferita per l’Italia intera tuttora non ancora rimarginata.

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