In tribunale

Avvocati ancora in sciopero anche a Savona: rinviati i processi penali

L'astensione è stata proclamata dall'Unione Camere Penali: è la quarta dall'inizio dell'anno

tribunale Savona aula

Savona. Per la quarta volta dall’inizio dell’anno gli avvocati penalisti italiani incrociano le braccia: da oggi al 25 maggio ci sarà quindi un nuovo stop per le udienze penali, anche nel tribunale di Savona. All’astensione, proclamata dall’Unione Camere Penali, infatti aderiscono anche i legali del Foro savonese e, di conseguenza, i processi (salvo quelli con imputati detenuti o i riti per direttissima) saranno rinviati.

Come già successo in occasione dell’ultimo sciopero, i penalisti italiani stanno partecipando in massa all’astensione che punta il dito contro la riforma del codice penale e di procedura approvata dal Senato lo scorso 15 marzo.

“La Giunta UCPI con le tre precedenti delibere di astensione ha denunciato i limiti della riforma del processo penale di iniziativa governativa, con interventi disorganici, contraddittori, irragionevoli e incostituzionali, quali quelli sulla prescrizione e sul cd. processo a distanza, e che al suo interno contiene interventi normativi che non solo deprimono le garanzie del processo, violando i principi costituzionali della immediatezza e del contraddittorio, ma anche la presunzione di innocenza e il diritto alla vita, nel disprezzo dei principi costituzionali e convenzionali” si legge nella nota dell’Unione Camere Penali.

“Nonostante la massiccia adesione alle precedenti astensioni, l’attenzione mostrata dai media e dall’opinione pubblica alle tematiche oggetto della protesta, e nonostante le molteplici adesioni del mondo dell’accademia e le convergenti critiche sollevate da diversi esponenti della politica nei confronti della riforma, il Governo non ha tutt’ora ritenuto di dare alcun segnale di attenzione, restando evidentemente fermo nella intenzione di ricorrere anche davanti alla Camera dei deputati al voto di fiducia, impedendo che sul disegno di legge si sviluppi la necessaria discussione sulle molteplici questioni tuttora controverse, su riforme contrarie non solo agli interessi e ai diritti dei singoli imputati, ma anche alle legittime aspettative delle persone offese e della intera collettività, che esige, in un Paese civile moderno e democratico che i procedimenti penali abbiano una ragionevole durata e che la fase dell’accertamento dibattimentale venga posta al centro del processo penale, sottraendo la fase delle indagini preliminari all’attuale enfatizzazione e mediatizzazione, attuando e realizzando i principi del giusto processo, nel rispetto pieno delle garanzie dell’imputato e soprattutto di quelle poste a presidio del diritto inviolabile della difesa e della dignità stessa della persona, violate dalla estensione dell’istituto della partecipazione a distanza” concludono dall’Unione Camere Penali.

Gli avvocati contestano fermamente la “modalità autoritaria ed antidemocratica” con la quale si è deciso di approvare, sostanzialmente senza alcun dibattito parlamentare, una riforma che incide su temi sensibili quali la disciplina della prescrizione e del cosiddetto processo a distanza, ma anche questioni che “incidono in maniera diretta e penetrante sulla natura stessa del processo penale, distorcendo gravemente il modello accusatorio del giusto ed equo processo”.

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