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Savona, “Il mistero del gettone di presenza 2” tra ripicche e ripensamenti segui la diretta

La maggioranza pensa di chiedere a Renato Giusto la rinuncia all'intero compenso di marzo, poi desiste

Savona.Ci hai fatto rinunciare al gettone? E tu rinuncia allo stipendio“. Questa la mossa preparata dai consiglieri di maggioranza di Savona: il bersaglio avrebbe dovuto essere Renato Giusto, presidente del consiglio comunale. All’ultimo, però, è arrivato il ripensamento, e al posto della mozione incriminata ne è stata presentata una più innocua.

Una “vendetta”, insomma, rimasta solo sulla carta e (almeno per ora) non consumata. Nel consiglio comunale di oggi è andato in scena il sequel della lunga trattativa sommersa avvenuta la scorsa settimana, nel corso del consiglio straordinario sul sociale (raccontata da IVG.it in questo articolo). In quell’occasione la minoranza aveva chiesto al consiglio di rinunciare al gettone di presenza: una richiesta che inizialmente sembrava dovesse essere respinta dai consiglieri di maggioranza, salvo poi essere accolta in extremis. La spiegazione a fine consiglio era stata che la maggioranza non voleva limitarsi a rinunciare, ma preferiva devolvere il gettone a una realtà legata al sociale, e la titubanza era legata al comprendere come era possibile farlo tecnicamente.

In sala non era sfuggita, in ogni caso, l’insistenza con cui Renato Giusto aveva più volte “rispedito” al mittente il foglio in cui venivano raccolte le firme dei consiglieri che rinunciavano al gettone. Lo aveva respinto più volte, caparbiamente, finché non aveva ottenuto le firme di tutti. Una mossa che evidentemente la sua stessa maggioranza ha avvertito come una “forzatura” non gradita: e così è nata l’idea di rendergli il proverbiale “pan per focaccia”.

Ieri la maggioranza ha elaborato due mozioni, con l’intenzione di sottoporle al consiglio comunale di oggi (non è dato sapere chi le avrebbe dovute presentare). La prima chiedeva a Giusto di rinunciare all’intera retribuzione del mese di marzo per destinarla ai capitoli di spesa del settore sociale, la seconda invitava sindaco e giunta a rinunciare al 30% dello stipendio di marzo per lo stesso scopo.

E la richiesta sarebbe nata proprio per “ripagare” Giusto della sua insistenza. A provarlo un passaggio specifico, contenuto in entrambe le mozioni: “Preso atto dei reiterati solleciti indirizzati ai consiglieri da parte del Presidente del Consiglio comunale […] volti alla rinuncia del gettone di presenza“. Le due mozioni avrebbero indispettito non poco Giusto, chiamato a “dare l’esempio” rinunciando, lui soltanto, all’intero stipendio mensile.

Alla fine la maggioranza ha desistito, presentando una mozione differente volta a destinare al sociale le eventuali maggiori risorse derivanti dalla lotta all’evasione rispetto ai 2 milioni già messi a bilancio. Impossibile al momento capire se l’ascia di guerra sia stata definitivamente sotterrata o se lo “sgarro” sia solo rimandato. D’altronde un film dice che “la vendetta è un piatto che si serve freddo…”.

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