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Savona, il consiglio straordinario e il mistero del gettone di presenza

La minoranza propone di rinunciare al compenso, la maggioranza prima tentenna poi spiega: "Volevamo capire come devolverlo in beneficenza"

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Savona. Ieri a Savona si sono svolti due consigli comunali. Quello “ufficiale”, fatto di interventi al microfono più o meno appassionati, verteva sulle tematiche del sociale, e vedeva le associazioni del Forum del Terzo Settore “ospiti” del consiglio per chiedere spiegazioni sulle scelte politiche dell’amministrazione ed i pesanti tagli di bilancio. Un consiglio finito in pareggio (con l’annuncio dell’istituzione di un tavolo sul welfare, leggi l’articolo) e con le consuete polemiche post-partita (alcuni hanno accusato Caprioglio di essersi volutamente dilungata su alcuni progetti specifici per eludere le domande principali, leggi l’articolo).

In parallelo al consiglio “ufficiale”, però, ne avveniva un altro: quello condotto dalle varie forze in campo sottotraccia, fatto di bisbigli e di messaggi su WhatsApp. E nelle sottili trame tessute da sussurri e messaggini l’argomento della discussione era ben diverso: il gettone di presenza. Dalla minoranza, infatti, che aveva materialmente chiesto la convocazione del consiglio straordinario, già nei giorni scorsi era arrivata la proposta di rinunciare al compenso per i consiglieri comunali. Un modo per dare un segnale: ci incontriamo per parlare di sociale e dei tagli alle fasce deboli? Facciamolo gratis.

Una volontà che ieri avrebbe dovuto essere concretamente messa in atto mediante la firma di un foglio, distribuito a tutti i consiglieri, nel quale questi rinunciavano appunto a ricevere il gettone di presenza. Dopo qualche minuto, però, inizia il tam tam delle voci e dei sospetti: “La minoranza sta firmando tutta, mentre la maggioranza non vuole aderire“. Come, come?

Parte un tourbillon di febbrili consultazioni, messaggi al cellulare, ipotesi, malignità. Qualcuno in maggioranza ammette: “Io ho firmato, ma diversi tra noi non vogliono rinunciare al gettone e c’è chi fa pressione in questo senso”. Qualcun altro invece non ci crede: “Io sapevo che per questo consiglio era già stato deciso di non pagare i consiglieri…”. Terzo consigliere di centrodestra, terza versione: “Si è discusso per un po’, alla fine credo sia stata lasciata libertà di scelta“. Nella minoranza intanto serpeggia lo sconcerto: “Non stanno firmando, non stano firmando”. E tra il pubblico più “introdotto” qualcuno è incredulo: “Possibile? Sarebbe una pessima mossa a livello politico”.

Leggi la diretta del consiglio comunale

Il teatro si sposta dagli schermi degli smartphone al consiglio: il foglio continua ad arrivare al presidente del consiglio Renato Giusto il quale, notando l’assenza delle firme, ogni volta caparbio lo rispedisce nei banchi. Ma la questione resta “silente”, invisibile per il pubblico meno avvezzo, e soltanto una volta fa capolino nella registrazione del consiglio. Accade alle 18.25, quando Marco Ravera in apertura di intervento spara a bruciapelo un’unica frase sibillina: “Mi auguro che tutti i consiglieri di maggioranza abbiano sottoscritto la rinuncia al gettone…”. Verso la fine del consiglio arriva la “fumata bianca”: “Rinunciamo tutti”, fa sapere un consigliere. Ed infatti il foglio torna ancora una volta nelle mani di Giusto, che finalmente lo trattiene.

Ma allora cos’è successo nelle tre febbrili ore del consiglio, qual è la ragione di tanta trattativa? I consiglieri di maggioranza la spiegano così: “Non volevamo semplicemente rinunciare al gettone, ma volevamo devolverlo a qualche famiglia bisognosa. Ci sembrava un messaggio migliore. Ma dovevamo capire come individuare il beneficiario e come fare tecnicamente: non è possibile destinare il gettone a qualcuno, o lo prendi o rinunci. Alla fine abbiamo deciso di firmare ma nei prossimi giorni chiederemo di donare la cifra a qualche associazione. Va anche detto che secondo noi è sbagliato aver convocato un consiglio, che ha anche altri costi oltre ai gettoni: la sede più adatta per questo incontro era la commissione, che non avrebbe comportato esborsi extra”.

Insomma, lo stand-by era dovuto a una domanda chiave: “Ok, rinunciamo, ma il denaro dove finisce? Quando abbiamo capito come poter rendere utile il gesto e non solo uno spot abbiamo firmato”. Solo nei prossimi giorni si capirà quale strada prenderà il denaro del Comune. Lo spettacolo si conclude così, ma dietro il sipario un pizzico di mistero su come sia andata è destinato a rimanere, ben custodito dietro la crittografia end-to-end di WhatsApp.

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