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Reddito di cittadinanza, il Consiglio regionale boccia la proposta del M5S

Il commento dei pentastellati: "Persa occasione storica per la Liguria"

Liguria. Il Consiglio regionale ha bocciato la proposta di legge del M5S per introdurre in via sperimentale il reddito di cittadinanza in Liguria. Sono stati 7 i si’, 23 i no, su 30 presenti. Favorevoli M5S, Rete a Sinistra e Libera-mente Liguria (la nuova forza del Gruppo misto composta dal consigliere fuoriuscito ieri dal M5S Francesco Battistini).

Contrari centrodestra e Pd. La proposta mirava a introdurre un reddito di cittadinanza mensile di 400 euro per 7.000 liguri sotto la soglia di povertà relativa minima utilizzando 27
milioni di risorse regionali. Un progetto pilota da allargare ai 100.000 liguri sotto la soglia di povertà relativa.

La proposta iniziale del gruppo M5S prevedeva inizialmente uno stanziamento di 800 milioni di euro.

“Oggi la Liguria ha perso un’occasione storica. Il Partito Unico (mai così compatto) ha bocciato il Reddito di cittadinanza ligure proposto dal MoVimento 5 Stelle, dando, così, uno schiaffo agli 80mila liguri che vivono al di sotto della soglia di povertà relativa minima. Lo ha fatto nel modo più cinico, mettendo in piedi un teatrino fatto di chiacchiere e sterili polemiche: tutto pur di non parlare nel merito del Reddito di cittadinanza, che era l’unica cosa che interessava davvero ai liguri!” ha commentato il M5S ligure.

“Con la Proposta di legge sperimentale sul RdC del MoVimento 5 Stelle, Toti avrebbe potuto fare qualcosa di grandioso e unico per la Liguria: 400 euro al mese per 7000 liguri che vivono al di sotto della soglia di povertà relativa minima, per una copertura prevista di 27 milioni di euro all’anno. Le risorse c’erano, nel capitolo 20.003 del bilancio regionale: bastava la volontà politica per trovarle. Se, invece, ritengono il contrario, perché non hanno presentato emendamenti in commissione o in Consiglio regionale per rendere concreta una proposta che restituirebbe ossigeno vitale migliaia di liguri in difficoltà? La verità è che il Partito Unico ha preferito tirare su un muro, limitandosi a fare propaganda politica, senza mai entrare davvero nel merito della Proposta di legge. A Toti & C. interessava evidentemente di più spendere la stessa cifra per acquistare una reggia di cui nessuno sentiva il bisogno, in barba alle vere condizioni di miseria con cui decine di migliaia di nostri concittadini si trovano a fare i conti”.

“Il Reddito di cittadinanza non è una fantasia del MoVimento 5 Stelle ma una misura necessaria desumibile dallo spirito dell’articolo 3 della Costituzione e richiesta esplicitamente dall’Europa con una direttiva del Consiglio europeo del 24 giugno 1992. Da allora tutti gli stati membri hanno adottato misure analoghe, ad eccezione solo di Italia e Grecia”.

“La nostra Proposta di legge era l’unica risposta possibile e di buon senso alla gravissima crisi economica che ha colpito l’Europa, l’Italia e la Liguria in particolare, in attesa di un Governo finalmente in grado di fare gli interessi del popolo italiano”.

“Oggi il Partito Unico ha sprecato un’occasione unica per cambiare davvero il vento. La vecchia partitocrazia passa il tempo a far finta di litigare, ma è compatta come un monolite quando si tratta di arroccarsi sui propri interessi e bloccare l’unica vera manovra in grado di restituire reddito, dignità e occupazione a migliaia di cittadini liguri abbandonati dalle istituzioni”.

“Noi, al contrario del Partito Democratico, voteremo a favore della loro proposta per il reddito inclusivo, perché, nonostante la totale assenza di misure per il reinserimento nel mondo lavorativo, rappresenta comunque un timido passo nella direzione giusta. Evidentemente le idee del MoVimento 5 Stelle, come la goccia che scava la pietra, cominciano ad entrare come un virus sano nelle istituzioni, dopo anni di silenzio assordante da parte di centrodestra e centrosinistra di fronte a un’emergenza sociale senza precedenti” conclude il M5S ligure.

“Il reddito di cittadinanza proposto del Gruppo ligure del Movimento 5 Stelle, è uno strumento che non può funzionare. E’ una proposta che già in partenza non potrà mai essere approvata e i grillini lo sanno bene. Mancano le risorse economiche per farlo funzionare – afferma il gruppo Pd in Regione -. In poche parole: illudono i cittadini e dimostrano di non avere la cultura di governo necessaria a guidare una città, una Regione o il paese. In campagna elettorale i 5 Stelle parlavano di un reddito di cittadinanza da centinaia di milioni di euro (un mero slogan elettorale, come avevamo già denunciato due anni fa) e il fatto che oggi scendano a 27 milioni è la dimostrazione lampante che quelle promesse erano una bufala”.

“Dove prendono questi 27 milioni i grillini? Da un fondo che è finanziato per 16 milioni e non per 27, 12 dei quali sono soldi che la Regione deve dare allo Stato (Fondo Perequativo) – e quindi non si possono utilizzare – e gli altri 4 vengono da altri fondi non attingibili. Di cosa parliamo, quindi? Da più di un anno il Pd ha presentato una proposta di reddito di inclusione, che invece, prevede, per la sua sperimentazione iniziale, l’impiego di 2,5 milioni di euro, che si possono prendere subito dai Fondi di riserva: uno strumento concreto e in armonia con i provvedimenti nazionali per contrastare la povertà. E risorse che si aggiungono agli oltre 15 milioni di euro stanziati dal Governo per il Sia (Sostegno all’inclusione attiva), la prima misura nazionale di contrasto alla povertà. Risorse che però la Giunta Toti non vuole integrare. Non si combatte la povertà con proposte irrealizzabili, sapendo già che non avendo le copertura finanziarie saranno bocciate. E non si può non tacere come nella discussione il Movimento Cinque Stelle abbia pure tentato di blandire la Lega Nord proponendo un emendamento (poi bocciato) che mirava a escludere dal reddito di ‘cittadinanza’ gli immigrati regolari. Una proposta strumentale e sbagliata” concludono i consiglieri del Pd.

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) ha annunciato voto favorevole al provvedimento, ritenendo condivisibile qualsiasi intervento di contrasto alla povertà, ma ha richiamato i proponenti ad un maggiore rigore nei calcoli relativi alle risorse necessarie per finanziare la legge: “Sicuramente è stato fatto un errore nella valutazione economica”. Pastorino ha quindi lamentato, da parte delle altre forze politiche, la mancanza di un “confronto costruttivo. Non fa parte della buona politica – ha detto – non cercare di fare sintesi e fare solo competizione”. Secondo Pastorino, dunque, «la discussione è stata fatta male, non c’è stata nessuna convergenza né in commissione né in Consiglio. Credo – ha concluso – che queste misure avrebbero bisogno di una maturazione politica che fino ad ora non c’è”.

Angelo Vaccarezza (Forza Italia) è intervenuto in qualità di presidente della I Commissione (Affari generali, istituzionali e bilancio), di cui è vicepresidente Juri Michelucci, e ha spiegato che la commissione stessa ha evitato di votare il testo proprio per consentirne la discussione in aula: “Se l’avessimo sottoposta al voto in commissione, la proposta non sarebbe mai arrivata in Consiglio”. Vaccarezza ha sottolineato, infatti, che il testo, a suo avviso, non aveva le caratteristiche per superare l’esame in commissione: “Votiamo sul nulla, un provvedimento che non esiste” ha aggiunto evidenziando che alcuni dei consiglieri del Movimento 5 Stelle avrebbero dimostrato di non avere alcuna conoscenza di bilancio e finanza.

L’assessore alle politiche sociali, Sonia Viale ha ribadito che il tema della povertà è fondamentale e chi amministra deve trovare delle vie per contrastarla. Alla luce di ciò, l’assessore ha preannunciato il voto contrario della giunta perché il documento “è sovrapponibile allo strumento licenziato recentemente dal governo, il Sia (Sostegno per l’inclusione attiva, ndr)”. Pur non dicendosi d’accordo con l’impostazione governativa, Viale ha rimarcato la necessità di tenere in debito conto quanto previsto dal Sia e ha ricordato che il Governo ha stanziato per questo settore un miliardo e cinquecento milioni di cui circa 30 milioni, presumibilmente andranno alla Liguria. L’assessore ha, quindi, spiegato che la proposta della maggioranza è di attendere la ripartizione dei fondi nazionali e di verificare il funzionamento del Sia. “Come Regione, andremo poi ad aiutare chi rimane fuori” ha aggiunto, evidenziando che non avrebbe senso ora, in virtù di una legge regionale sovrapponibile ad un provvedimento nazionale, sottrarre fondi al bilancio regionale nel capitolo destinato al settore sociale, che ha già subito pesanti tagli.

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