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Liti, dimissioni, assenze, astensioni, rimpasti e ora i documenti in Procura: a Savona la maggioranza trema foto

Il team di governo sembra ormai definitivamente esploso, ma le ragioni di tanti problemi sembrano arrivare da lontano

Savona. Il presidente del consiglio comunale, Renato Giusto, ha portato in Procura e alla Corte dei Conti la mozione del MoVimento 5 Stelle che chiedeva l’istituzione di una commissione di indagine pubblica su Ata. E lo avrebbe fatto, almeno stando alle voci di corridoio, concordando la mossa con con gli assessori leghisti Paolo Ripamonti e Massimo Arecco ma tenendo invece all’oscuro sia il sindaco Ilaria Caprioglio che l’assessore alle partecipate Silvano Montaldo (che ha la competenza su Ata).

Eccola, la bomba di giornata che ieri ha fatto letteralmente vacillare Palazzo Sisto: un’altra picconata del Carroccio, l’ennesima degli ultimi tempi, alla solidità della squadra di governo, proprio alla vigilia di un consiglio che si preannunciava già sufficientemente bollente. In principio fu “soltanto” il dualismo tra il vicesindaco Arecco e l’assessore Pietro Santi. Poi arrivò il malumore di diversi consiglieri della lista civica, stufi di una politica di tagli indiscriminati e delle continue schermaglie con i dirimpettai leghisti (per ora soltanto uno si è dimesso, Franco Perona, ufficialmente per ragioni lavorative, ma all’epoca il tam tam raccontava di un malessere ben più profondo e diffuso e messo a tacere con fatica).

Di recente la situazione è implosa: l’assenza programmata (nonostante le dichiarazioni di facciata) degli assessori leghisti in giunta, quindi l’astensione inattesa in commissione su Ata, poi le continue voci di rimpasto su Cristina Bellingeri (con Caprioglio a bocciare le alternative fornite dalla Lega), infine quest’ultimo “sgarro”. Oggi tutti i panni sporchi degli ultimi giorni su Ata dovranno essere lavati in pubblico, in consiglio comunale: il rischio è quello di arrivare con una maggioranza solo sulla carta, ma ormai troppo disunita su un tema tanto importante.

La scarsa solidità del team, analizzando a posteriori, risale ancora alla campagna elettorale. Il centrodestra ha corso unito perchè ingolosito dalla rara opportunità di avere chance in una città storicamente tanto ostile, ma la sensazione è che nessuno si aspettasse davvero di vincere: la prova fu, nei giorni immediatamente successivi, la difficoltà nel comporre la squadra di governo, che evidentemente non era stata ragionata in anticipo. Il risiko durò più settimane, con assessori già designati lasciati fuori all’ultimo secondo (Alessandro Parino, anche qui ovviamente per i soliti “motivi di lavoro”) e altri chiamati “da fuori” per ragioni puramente politiche: il riferimento non è tanto a Silvano Montaldo, accorso da Laigueglia a Savona per evidenti competenze tecniche (rese necessarie dalla delicatissima situazione di bilancio), quanto al ponentino Paolo Ripamonti. Che da segretario provinciale della Lega Nord si è insediato in Comune un po’ per riaffermare il predominio del Carroccio e un po’ per garantirsi un controllo politico sulle vicende savonesi.

Il peccato originale, probablmente, è da ricercare ancora più indietro nel tempo, ossia nei tanti anni di opposizione. Anni in cui i “numeri” del centrodestra savonese non hanno permesso di creare una vera e propria classe dirigente: il pallino è sempre stato in mano ad altri (da Angelo Vaccarezza a Santiago Vacca allo stesso Ripamonti) con i savonesi relegati in ruoli di contorno. Anche qui le prove sono molteplici, e torniamo alla composizione della giunta. Ripamonti è arrivato anche perchè nessuna delle alternative locali, come Bertolazzi e Renato Giusto, era considerata credibileIleana Romagnoli (che non voleva fare l’assessore ma il presidente del consiglio comunale) è stata letteralmente forzata per assenza di alternative rosa, e le altre due donne sono state pescate con enorme difficoltà. La 24enne Barbara Marozzi si è trovata in squadra praticamente all’ultimo secondo e all’insaputa di tutti, mentre Cristina Bellingeri è arrivata da Genova a ricoprire un ruolo per il quale da mesi è subissata di critiche e che è destinata a perdere presto, bocciata su tutta la linea da Caprioglio e dagli stessi colleghi di giunta. Il nome della sostituta spetta alla Lega: Caprioglio ha chiesto una savonese, ma il Carroccio non è ancora riuscito a trovarla.

Ma la prova più lampante forse è proprio la scelta del candidato sindaco: silurati Arecco (ritenuto troppo abituato a fare opposizione e poco costruttivo) e il forzista Matteo Debenedetti (anche a causa di faide interne), si è dovuti andare a cercare una figura distantissima come quella di Ilaria Caprioglio. Che non sapendo nulla di politica ha iniziato male (uscendo nettamente sconfitta dal dibattito organizzato da IVG.it al Chiabrera con tanto di sms tra alleati, “non potete mandare una così allo sbaraglio…”) ma che una volta insediata ha stupito tutti, rivelando una capacità di apprendimento ed un’autorevolezza inaspettate. E non è escluso che tra le ragioni dei mal di pancia leghisti ci sia anche la difficoltà nel manovrare un primo cittadino che, probabilmente, ci si aspettava meno carismatico e molto più “burattinabile”.

E così a Savona sale la curiosità per il consiglio comunale di oggi, che IVG.it seguirà in diretta e che a questo punto potrebbe costituire un test “di resistenza” della squadra di Caprioglio. Tanti i “chissà”: chissà se il sindaco deciderà di intervenire pubblicamente per riaffermare la propria autorità messa in discussione, chissà se la Lega dopo tanti input contrari si rimangerà le ultime mosse e voterà a favore di una commissione secretata su Ata, chissà se le minoranze approfitteranno dell’ormai evidente scarsa coesione della maggioranza per “azzannarla”. Chissà, soprattutto, se tanti strappi in poco tempo potranno essere ricuciti in modo efficace o se invece ci si limiterà a stabilire una tregua armata in nome della “pax Toti”, per poi arrivare alla resa dei conti dopo le elezioni di Genova.

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