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Le svaligiano la casa, lei scrive una lettera ai ladri: “Mi avete portato via tutto, avete violentato la mia vita”

Una donna vittima di un furto in appartamento ha affidato ad una lettera aperta tutte le sue sensazioni ed emozioni

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Liguria. Lei ha un nome, un’età e un indirizzo, così come il furto che ha subito nella sua stessa casa ha una data e un orario ben precisi. E se da un lato questi elementi rendono la sua vicenda unica e diversa da qualsiasi altro episodio simile che si è verificato e (purtroppo) si verificherà nel futuro, il suo stato d’animo è lo stesso che provano tutte le persone che subiscono un furto in abitazione, che vedono il proprio spazio personale violato e violentato da estranei che toccano e spostano e mettono a soqquadro ogni cosa in cerca solamente di qualcosa da rubare.

Una fortissima sensazione di disagio mista a rancore, che questa donna ha deciso di descrivere e raccontare in una lettera aperta indirizzata “ai ladri che mi hanno svaligiato casa il 10 febbraio 2017 e a tutti quelli che vivono intorno a loro: madri, figlie, sorelle, fidanzate, amiche, mogli. E a quelli che li hanno aiutati e a quelli che hanno visto e si sono girati dall’altra parte”.

“Non so se riesco a rivolgermi direttamente a quelli che sono entrati a casa mia, indifferenti a tutto, con l’unico pensiero di impossessarsi di oro e soldi, a quelli che hanno toccato senza emozioni le foto dei miei nipoti, incapaci di pensare che quello non era un videogioco, che in quella casa vivevano persone vere, con i loro ricordi, le loro fragilità, i loro progetti di vita”.

“In momenti diversi della mia vita mi è stato portato via tutto, ogni ricordo della mia infanzia, dei miei momenti importanti (fidanzamento, nascita dei figli, laurea ecc) perché consistevano in un anello, una collana, una catenina in oro. Mai potrò lasciare ai miei nipoti un paio di orecchini o un ricordo prezioso della loro nonna, ma non potrò neppure per un po’ di tempo offrire loro una nonna serena e giocosa perché conosco il peso e le conseguenze che le vostre azioni hanno su di me”.

Questa “nonna senza eredità” si sente “ferita, spaventata, sfiduciata, non riesco ad uscire di casa per una passeggiata o una pizza con gli amici,controllo mille volte al giorno porte e finestre, guardo con diffidenza tutti i volti nuovi che passano vicino a casa mia, ma non mi piango addosso. Non ho più la libertà di vivere la mia vita. Credo sia inutile spiegarvi che io amo la mia casa (che come dice Gibran ‘è il nostro corpo più grande’) perché vi immagino senza sentimenti, senza un briciolo di senso morale, sia che voi abbiate le mani curate da ladri non improvvisati sia che voi abbiate le mani grezze e dure da ladri/cinghiali, mani rapaci comunque di gente che ha deciso di vivere così, alle spalle degli altri e sulla pelle degli altri”.

“Forse per consolarmi, mi piace pensare che quelle mani ruvide di avidità, anestetizzate per non provare emozioni mentre rovistano nel mondo degli altri, siano poi, per sempre, incapaci di percepire la tenerezza di una carezza e il tepore delle guance di un bambino. Mi auguro che la legge del contrappasso valga anche in questa occasione: che siano per sempre dure come gli attrezzi da scasso che sanno usare, per sempre nodose e spiacevoli come gli effetti che hanno prodotto. Sappiatelo, vivete violentando la vita degli altri. Ve lo urlo con tutta la voce che ho”.

Questi malviventi, però, non sono soggetti assoluti, ma hanno (magari) un compagno, una famiglia, amici: “Intorno a voi immagino che ci siano donne che magari hanno ricevuto inaspettatamente un regalo d’oro e non si sono chieste da dove proveniva veramente. Mi chiedo come sia possibile vivere mettendo la testa sotto la sabbia,come sia possibile vivere senza chiedersi mai dove sono, di notte, questi fidanzati, mariti, fratelli, quando l’umanità onesta, che per vivere lavora, si riposa? Possibile che non abbiate mai nessun dubbio, possibile che non sentiate un vago senso di disagio nel mettere un anello o una collana la cui provenienza vi ha fatto nascere u n briciolo di sospetto. Se non avete provato nulla, se, pure voi avete anestetizzato la vostra coscienza, siete colpevoli e ladre quasi alla stregua dei vostri degni compagni di vita. Possibile che non abbiate pensato nulla, quando una mattina qualcuno di loro è arrivato a casa con mezzo vaso di miele che proveniva dal mio frigorifero”.

Per le vittime del loro lavoro, ricominciare è difficile: “Io passo le giornate a cancellare le tracce di quello che è avvenuto quella notte e rabbrividisco al pensiero che avete messo le mani sulle foto dei miei cari, sui miei abiti riposti nell’armadio, sul mio lavoro a maglia non terminato, nel mio frigorifero, negli armadietti del bagno, nelle pentole e nei cassetti di tutta la casa. Prima o poi ritroverò la serenità, ma non riuscirò mai a trovare una giustificazione, anche piccola, alle vostre azioni”.

“Vi auguro di trovare la casa svaligiata in una giornata in cui ,il cielo è terso e l’aria tiepida non lasciano presagire nulla di negativo. Vi auguro di essere impreparati a questo, vi auguro di essere per una volta ‘umani’. Io, seduta sull’argine del fiume, aspetto di vedervi passare”.

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