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Condanna definitiva per la morte sul lavoro a Bardineto: i fratelli Oddone finiscono in carcere

Gli arresti fanno seguito a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, che aveva confermato la sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Genova

Bardineto. I carabinieri del nucleo investigativo hanno eseguito tre ordini di carcerazione emessi dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Genova e hanno arrestato i fratelli Emilio, Angelo e Maria Nadia Oddone, titolari dell’omonima azienda agricola, che erano finiti a giudizio per l’incidente sul lavoro avvenuto il 27 agosto del 2009 a Bardineto nel quale era morto il loro dipendente Georghe Vladut Asavei ed era rimasto ferito il suo collega Dragan Novakovic.

I tre arresti fanno seguito a quanto stabilito qualche giorno fa dalla Corte di Cassazione, la quale aveva confermato la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Genova che lo scorso aprile aveva parzialmente riformato la sentenza di condanna per omicidio colposo e lesioni colpose inflitta ai tre fratelli.

In secondo grado i fratelli Oddone erano stati condannati a tre anni e due mesi di reclusione (in primo grado, nel maggio del 2015, invece la Corte d’Assise di Savona aveva inflitto loro una pena di sette anni di reclusione), un verdetto che adesso, dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione, diventa definitivo.

Nel corso del processo di primo grado il pubblico ministero Giovanni Battista Ferroaveva chiesto la condanna dei fratelli Oddone per il reato di omicidio volontario (sotto il profilo del dolo eventuale) e, solo in subordine, per omicidio colposo in relazione alla violazione delle normative sulla sicurezza sul lavoro. La Corte d’Assise aveva optato proprio per il profilo colposo, ma aveva comunque inflitto una condanna severa agli imputati. Pena che era stata appunto ridotta in secondo grado.

La tragedia era avvenuta mentre Asavei, insieme al collega rimasto solo ferito, stava lavorando con un trattore nel terreno agricolo di proprietà degli Oddone. Il mezzo si era ribaltato e Asavei si era ferito gravemente. L’ipotesi del magistrato è che Emilio, Angelo e Maria Nadia Oddone non prestarono i soccorsi in maniera corretta: quel giorno infatti non fu allertato il 118, ma i feriti furono accompagnati in ospedale con mezzi privati. Una scelta che, di fatto, secondo il pm si rivelò fatale per Asavei che, se soccorso da personale specializzato, poteva essere salvato.

Rintracciati in parte presso la loro abitazione ed in parte a Massa, i tre sono stati trasferiti presso le carceri di Genova Pontedecimo e Massa.

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