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Balneari, Borgo (Sib) attacca il ministro Calenda: “Parla senza conoscere la realtà”

"Siamo certi che ignori ampi aspetti della materia. L’incontro di martedì prossimo sarà l’occasione per un confronto con la categoria"

Liguria. “Pensavamo che l’incontro con il ministro Carlo Calenda fissato per il 14 marzo fosse finalizzato a conoscere meglio un mondo di imprese a lui completamente sconosciuto”. A dirlo è Riccardo Borgo, presidente del Sindacato Italiano Balneari Sib-Confcommercio.

Oggi il ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, ha dichiarato: “La prima cosa che farò come governo è chiedere che ci sia un registro per la trasparenza delle concessioni balneari. Ci sono 25.000 concessioni che pagano complessivamente 104 milioni di euro. Facendo una semplice divisione, il risultato e’ meno di quanto paga un ambulante per un banchetto 5×3. Cosa c’è di equo in questo?”

“Vogliamo che il consumatore che va a pagare magari 100 euro per l’ombrellone e gli altri servizi di uno stabilimento, sappia qual è il valore della concessione e la sua durata – ha insistito Calenda parlando nel corso della presentazione del Codice della concorrenza all’Antitrust – E’ un principio di equità che le concessioni pubbliche vengano messe a gara. Da più parti viene frequentemente attaccata la pressione Ue per le gare, come se fosse solo una pressione europea e non un valore etico. Qualcuno mi deve spiegare cosa c’è di equo nel non mettere a gara e non permettere a un ragazzo di mettere su uno stabilimento”.

“Le dichiarazioni odierne confermano questa nostra impressione – continua Borgo – che diventa certezza quando, avventurandosi in una ardita quanto banale divisione (l’entrata totale diviso il numero delle concessioni), sentenzia che ogni concessione paga un’inezia. Spero che il signor ministro sia a conoscenza che il canone è quanto lo Stato ci chiede e che deriva da una legge, oltre ad essere al corrente che, sempre il canone, costituisce solo una voce tra i costi sostenuti dai balneari (Iva al 22 per cento, doppia di ogni altra impresa turistica italiana, imposte regionali che, in qualche caso, arrivano al raddoppio degli importi, solo per fare qualche esempio). Quello che certamente non sa è che qualche centinaio di imprese oggi sta fallendo in quanto gravate da canoni con valori Omi che, per la loro stessa assurda esosità, non riescono a pagare. E’ dal 2007 che chiediamo, inutilmente, una perequazione e un riequilibrio”.

“Sulla trasparenza siamo pronti. Così come viene presentata dalla dichiarazione del Ministro ci sembra più un atto intimidatorio che un elemento di chiarezza. Perché se così fosse, parlando del Codice della Concorrenza, ne avrebbe dovuto fare una iniziativa di carattere generale che riguarda tutti i tipi di concessione. Anche quelle in capo a potentati economici e/o mediatici o, ad esempio, autostradali e petrolifere che risultano essere di competenza del suo ministero”.

“Ci sembra che Calenda ‘l’abbia giurata’ agli imprenditori balneari, immaginandoli potenti e ricchissimi nababbi, anziché, come realmente siamo nella stragrande maggioranza dei casi, piccole imprese dove l’elemento lavoro (100 mila addetti diretti), è fondamentale. Un’ultima cosa credo che il ministro Calenda ci debba spiegare meglio: che cosa ci sia di equo non solo ‘nel non permettere ad un ragazzo di mettere su uno stabilimento balneare’ ma anche nel far perdere ad un altro ragazzo lo stabilimento balneare nel quale lavora da anni con la sua famiglia, rispettando le regole”.

“Solo per ulteriore precisazione – aggiunge Borgo – Nelle nostre proposte c’è, appunto, anche la possibilità di rilasciare nuove concessioni, laddove è possibile, proprio per dare una seria opportunità di lavoro ai giovani e alle donne. Ci sembra, infine, che siano evidenti e macroscopiche le differenze all’interno del Governo nell’affrontare la riforma delle concessioni demaniali ad uso turistico. E’ chiaro a tutti leggendo il disegno di legge sulla riforma, con l’ottica che il Ministro Enrico Costa ci ha spiegato, e quella di Calenda, che conosciamo solo da qualche giorno, che si riscontra una sostanziale differenza. Crediamo sia necessario che il Governo chiarisca punto per punto in quanto ne va del futuro di 30 mila imprese e 100 mila famiglie”.

“Con i tempi che corrono – conclude Borgo – e in questo caso il ministro Calenda lo sa meglio di tutti visto il proprio ruolo che ricopre, non mi sembra ‘roba di poco conto’”.

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