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Accusati di aver minacciato imprenditori con l’escavatore: Pietro e Francesco Fotia prosciolti

I titolari della Scavo-Ter erano accusati di tentata estorsione: la presunta parte offesa ha ritirato la querela e il reato si è estinto

Savona. Si è chiuso con una sentenza di non luogo a procedere per remissione di querela il processo che vedeva a giudizio i fratelli Pietro e Francesco Fotia per tentata estorsione in concorso, accusa che, tra l’altro, durante il dibattimento si era ridimensionata tanto che era stata profilata l’ipotesi di configurare il reato come esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

Questa mattina, prima della discussione, è arrivato il colpo di scena che, di fatto, ha chiuso il processo: la parte offesa ha ritirato la querela e di conseguenza il reato si è estinto. Il Collegio del tribunale ha quindi pronunciato, accogliendo la richiesta del pm e del difensore, l’avvocato Stefano Vagnola, la sentenza di non luogo a procedere.

La vicenda intorno alla quale ruotava il processo risaliva al 2012 quando la Scavo-Ter, l’azienda dei Fotia, aveva eseguito alcuni lavori all’interno del cantiere per la costruzione del complesso “Dominio mare” di Bergeggi. Secondo l’accusa contestata inizialmente dal pm Ubaldo Pelosi, gli imprenditori avrebbero finito per chiedere somme di denaro non dovute alla ditta che gli aveva subappaltato parte dei lavori, la “Pastorino Costruzioni Srl”, e ai titolari del cantiere, la società “Colletta di Castelbianco”. Per convincere le due imprese a pagare (nel capo d’imputazione non era quantificato l’importo che avrebbero chiesto) i fratelli Fotia non avrebbero esitato – questa era appunto la tesi della Procura – a minacciarli. In particolare, in due occasioni, i manager della Scavo-Ter si sarebbero presentati nel cantiere di Bergeggi bloccando coi loro mezzi le uscite e minacciando di demolire i muri ed alcune opere già edificate se non avessero ricevuto i soldi.

Tra l’altro nel corso del processo gli imputati hanno dimostrato che “quei soldi erano dovuti” come dimostra un decreto ingiuntivo di pagamento non rispettato e un’arbitrato che ha definitivamente riconosciuto l’importo (circa 150 mila euro) dovuto alla Scavo-ter.

Commenti

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  1. F.Nietzsche
    Scritto da F.Nietzsche

    Ah beh però..a essere obiettivi..c’era un mancato pagamento di un lavoro svolto. Inoltre la minaccia mi sembra più uno sfogo per una situazione subita. Che il tribunale si scomodi per una cosa del genere mi pare un po’ una forzatura..e anche questo articolo. Sempre per essere obiettivi eh.