Tangenti e favori, Santonastaso si difende davanti al gip - IVG.it
Interrogatorio "fiume"

Tangenti e favori, Santonastaso si difende davanti al gip

Il viceprefetto è rimasto per più di 4 ore davanti al giudice Giorgi e ha respinto le accuse

santonastaso borghetto

Savona. Più di quattro ore di faccia a faccia con il gip Fiorenza Giorgi e con il pm Chiara Venturi. Un lunghissimo interrogatorio nel quale non solo il viceprefetto Andrea Santonastaso ha risposto alle domande degli inquirenti, ma ha anche respinto con decisione gli addebiti che gli vengono contestati.

Secondo quanto trapelato, Santonastaso ha spiegato che che si trattava di favori che faceva a diverse persone, ma senza avere nessun “ritorno” o comunque guadagno e soprattutto senza sapere che qualcuno ricevesse utilità. In sostanza il viceprefetto avrebbe negato di essere a conoscenza del fatto che in cambio del buon esito di una pratica qualcuno potesse ricevere vestiti o un intervento chirurgico in cambio. Lui, insomma, si sarebbe solo limitato a fare favori. Una versione che, sinteticamente, è stata anche confermata dal suo legale, l’avvocato Fausto Mazzitelli, che lo assiste insieme al collega Luigi Levati: “Il nostro assistito ha risposto e ha respinto tutti gli addebiti”.

Santonastaso, che lunedì scorso è finito agli arresti domiciliari, deve rispondere delle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (perché avrebbe dato precisi consigli ed indicazioni ad un cittadino straniero che doveva essere espulso su come sottrarsi ai controlli di polizia e continuare a lavorare in nero) e di sei episodi di corruzione.

Insieme a lui, nei guai sono finiti anche un secondo funzionario della Prefettura, Carlo Della Vecchia, il poliziotto Roberto Tesio, un marocchino, Aadel Salah, un cittadino albanese, Antonjel Dibra, e un’italiana, Graziella Di Salvo. Secondo la tesi degli inquirenti, i pubblici ufficiali abusavano infatti delle loro funzioni per per ottenere vantaggi economici in cambio di alcuni “favori”.

Sono diciannove invece le persone indagate a piede libero come “corruttori” perché avrebbero beneficiato dei favori concessi dai pubblici ufficiali in cambio di “regali”. Tra di loro ci sarebbero sia stranieri che commercianti e liberi professionisti.

Secondo la tesi del pm Chiara Venturi (che ha coordinato l’inchiesta), gli indagati avrebbero fatto in modo che i cittadini stranieri che avevano bisogno di essere regolarizzati riuscissero ad ottenere permessi di soggiorno attraverso matrimoni combinati (due i casi documentati) oppure tramite falsi contratti lavoro. Tutto questo dietro il pagamento, da parte degli stranieri, di una somma di denaro.

Le indagini avrebbero rivelato che i favori riguardavano pratiche di ogni genere: dalle quelle relative alle patenti e ai passaporti, al rilascio del porto d’armi, ma anche la riduzione dei giorni di sospensione delle patenti o l’aggiunta di nomi sui certificati.

In cambio del buon esito delle diverse pratiche i pubblici ufficiali avrebbero ottenuto “regali” e vantaggi economici. In particolare avrebbero “approfittato” della professione del beneficiario del favore per avere in cambio, per esempio, vestiti, schede telefoniche, cene, assunzioni di persone amiche.

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