Tomaso Bruno, due anni fa la liberazione dal carcere di Varanasi - IVG.it
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Tomaso Bruno, due anni fa la liberazione dal carcere di Varanasi fotogallery

Le porte della prigione di aprirono intorno a mezzogiorno, mettendo fine ad un'odissea umana e giudiziaria durata cinque anni

Albenga. I due ragazzi sono stati liberati pochi minuti fa. Hanno potuto parlare con la madre, alla presenza dell’ambasciatore Daniele Mancini e del suo collaboratore Davide Franchini. Ora si dirigeranno al Centro Risorse Indiane, diretto da Marco Zolli, dove in questi anni andava sempre la mamma di Tomaso. ‘Una emozione grande, immensa – il commento a caldo dei genitori – ora lo aspettiamo a casa. La sua voce è limpida e tranquilla: Tom sta benone’“. IVG.it pubblicò questo aggiornamento alle 12.07 del 24 gennaio 2015, dando per prima in Italia la notizia della liberazione di Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, i due ragazzi italiani assolti dalla Corte Suprema indiana dopo essere stati accusati dell’omicidio del loro compagno di viaggio Francesco Montis.

Dopo la condanna all’ergastolo per la morte di Montis, avvenuta il 4 febbraio 2010 nella stanza del Buddha Hotel, e i 5 anni di carcere a Varanasi, l’assoluzione del 20 gennaio 2015 arrivò come una liberazione. Restava soltanto da aspettare che facesse il suo corso la lentissima burocrazia indiana, una “macchina” che Tomaso ed Elisabetta hanno purtroppo imparato a conoscere sulla loro pelle con continui rinvii del loro processo tra avvocati assenti, scioperi o festività induiste. L’iter si compì proprio quel 24 gennaio di due anni fa, quando l’arrivo di quei fogli tanto attesi fece finalmente aprire le porte del carcere.

Da allora per l’ingauno Tomaso Bruno è iniziata una nuova vita: la festa per il suo ritorno (prima in aeroporto e poi ad Albenga), la “prima volta” allo stadio dopo tanto tempo (la sua Inter sconfisse il Palermo 3 a 0), il sapore dopo tanto carcere di un’esistenza normale (leggi Tommy si riappropria della sua vita: “Ora famiglia e tranquillità. Il mio futuro è ad Albenga”).

L’odissea umana e giudiziaria di Tomaso ed Elisabetta, conclusa con un lieto fine dopo tante lotte e battaglie sulla difficile rotta tra Italia e India, è diventata anche un film: si intitola “Più libero di prima”, un documentario con la regia di Adriano Sforzi che racconta la storia dei ragazzi reclusi in India, basato su lettere e riflessioni che Tomaso ha scritto in carcere. Lo scorso 14 gennaio sulla pagina Facebook del progetto è stata pubblicata la locandina del film: l’annuncio delle date di proiezione è ormai imminente.

“E’ un film sulla capacità di affrontare l’imprevedibilità della vita, a volte ingiusta e inesorabile, che può toccare chiunque – racconta Sforzi – È il ‘romanzo di formazione’ di un giovane occidentale, in cerca di se stesso, capace di avere un’evoluzione positiva nonostante la reclusione in una cella da quattro anni. Ma questo è anche la storia universale dell’amore di due genitori, Euro e Marina, che ci daranno la possibilità di chiederci quanta fede abbiamo e fino a che punto crediamo davvero nelle persone che amiamo: cosa siamo davvero disposti a fare, per la loro libertà?”.

tomaso bruno

Ecco l’immagine di Tommy per il regista del film: “Lo conosco fin da bambino, quando giocava nel campetto da calcio dell’oratorio e io, poco più grande, gli facevo da ‘allenatore’ – racconta – I percorsi della vita ci hanno fatto incontrare molti anni dopo a Bologna dove, sotto le stelle di Piazza Maggiore, parlavamo tutta la notte cercando il modo di uscire dagli schemi preconfezionati della nostra vita. Incredulo come tutti, non sapevo come partecipare alla rabbia per la sua incarcerazione. Poi, come tutti, leggendo le sue lettere ho avuto la possibilità di reagire: lì dentro ho trovato il cuore e la forza di fare questo film. In quelle parole scritte a mano, in quattro anni e mezzo trascorsi dietro le sbarre, c’è il meraviglioso romanzo di formazione di un ragazzo che diventa uomo. C’è un urlo di innocenza che risuona nella testa di chiunque le legga, c’è un significato universale di libertà. Avevamo la speranza di chiudere il film riportando a casa Tomaso. Ci siamo riusciti”.

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