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Revoca del permesso di soggiorno annullata dal Tar, i difensori dello straniero replicano al Coisp

Gli avvocati Corridori e Rizzo spiegano: "Non era un clandestino, ma un cittadino con regolare permesso di soggiorno. L'operato dei giudici è stato corretto"

Savona. “Il nostro assistito non era un clandestino, ma una persona che da molti anni è in Italia con un permesso per soggiornanti di lungo periodo”. A specificarlo sono gli avvocati Lorenzo Corridori e Stefano Luca Rizzo, i difensori del cittadino extracomunitario che si è visto annullare dal Tar la revoca del permesso di soggiorno che era scattata in seguito ad una condanna per furto.

Alla luce della presa di posizione del segretario generale del Coisp Franco Maccari, che ha criticato (leggi qui l’articolo di Ivg.it) l’operato della Magistratura Amministrativa “rea” di aver annullato la revoca del permesso di soggiorno, i legali hanno voluto fare alcune precisazioni sulle “peculiarità della vicenda”.

“Il nostro assistito aveva ottenuto un titolo che viene concesso ai cittadini extra UE che hanno raggiunto per il numero di anni trascorsi in Italia, per i legami sociali e familiari e le garanzie economiche, uno status che gli permette di ottenere un permesso di soggiorno di una durata molto più lunga rispetto a quello standard. Questo tipo di titolo, ottenibile con maggiori oneri, garantisce rispetto al normale permesso di soggiorno la possibilità di rimanere in Italia, anche dopo la commissione di alcune tipologie di reato, se non si dimostra l’elevata pericolosità sociale del soggetto” spiegano gli avvocati Corridori e Rizzo.

“In pratica visto che sono molti anni che lo straniero è in Italia, che lavora, che ha una famiglia, che paga le tasse, non basta un qualsiasi reato per comminare l’espulsione.
Nel caso in esame poi, se è vero che in un’unica occasione il soggetto abbia commesso un furto, aveva comunque risarcito il danno alla persona offesa ed il giudice aveva concesso la sospensione condizionale della pena, beneficio che viene applicato solo se il giudice penale ritiene che il soggetto non sia pericoloso socialmente” spiegano i difensori dell’uomo.

“L’operato dei giudici è stato quindi corretto, e in casi come questo, sostenere artificiosamente che un clandestino condannato venga ‘graziato’ dai giudici, che gli permettono di rimanere in Italia, oltre che un messaggio scorretto è anche un’inutile alimentazione di tensioni sociali”.

“Da ultimo gioverebbe effettuare un’ulteriore considerazione: revocare il permesso di soggiorno in maniera molto ‘facile’ (a prescindere dalla legittimità o meno del provvedimento) senza poi concretamente operare l’espulsione porta solo il risultato di formare una classe di extracomunitari che rimangono comunque in Italia, privi del titolo e della possibilità di ricercare un’occupazione regolare (senza il permesso non possono essere assunti) che allora si, per sopravvivere, devono porre in essere espedienti che molto spesso sfociano nella illegalità” concludono gli avvocati Corridori e Rizzo.

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