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Onzo, la proposta di Arnaldi: “L’accoglienza profughi in mano al Comune ed estesa ai nostri concittadini bisognosi”

Arnaldi teme che alcuni immigrati possano essere accolti nella canonica della parrocchia: "Priorità ai nostri concittadini"

Onzo. Un vero e proprio ribaltamento della piramide: togliere alle cooperative (e alle altre realtà simili) la gestione della macchina per l’accoglienza dei profughi, ampliarla anche ai “non profughi” e affidarla ai Comuni. E’ questa la proposta lanciata prima di Natale da Giuliano Arnaldi, capogruppo di minoranza in consiglio comunale ad Onzo.

A dare il “la” al capogruppo della lista “Foresti per Onzo” è stata la temporanea disponibilità della canonica della parrocchia cittadina, quella che lo scorso anno era salita agli onori della cronaca per le affermazioni dell’ormai ex parroco don Chizzolini.

“La canonica è composta da cinque stanze, due bagni e due cucine ed è attualmente libera – ricorda Arnaldi – In questo periodo una struttura di proprietà della diocesi ad Ortovero sta ospitando una decina di profughi. Non passerà molto tempo prima che altri immigrati vengano collocati nella nostra parrocchia. Ciò che sta accadendo ad Ortovero dimostra il rischio reale di una scelta inopportuna e pericolosa che può calare sulle nostre teste senza alcun preavviso. L’idea di parcheggiare una decina di persone senza alcun progetto in una piccola comunità è contraria alla logica, irrispettosa verso i profughi stessi e le comunità nelle quali questi poveracci vengono paracadutati. In genere questo modo di affrontare il problema epocale delle migrazioni serve solo ad alimentare il business delle cooperative , che per ogni ‘testa’ percepiscono più di 30 euro al giorno”.

Giuliano Arnaldi si dice spaventato: “Troppi soldi in ballo, destinati a pochi (le cooperative e chi affitta loro i locali) che danneggiano molti, ovvero le nostre comunità, i profughi e la possibilità stessa di avviare una giusta e inevitabile integrazione”.

Per questo motivo, pochi giorni prima di Natale il consigliere di minoranza ha incontrato il parroco reggente di Onzo, don Giancarlo Cuneo, e l’intera comunità cittadina per condividere con tutti la propria proposta (già sottoposta all’attenzione della prefettura): “L’idea di base è che a gestire la macchina dell’ospitalità non sia una cooperativa, ma direttamente il Comune su cui insiste la struttura destinata ad accogliere i profughi – sintetizza Arnaldi – Prendiamo Onzo, ad esempio: Il Comune affitterà dalla diocesi la canonica della parrocchia. L’amministrazione utilizzerà i fondi stanziati dal ministero (i famosi 35 euro al giorno per ciascun profugo) per pagare l’affitto e creare, insieme alle associazioni e alle altre realtà del paese, un percorso che porti ad una vera integrazione”.

Un vero e proprio “ribaltamento della piramide” che non riguarda solo gli immigrati: “Al parroco, infatti, ho proposto anche di dare priorità all’accoglienza di nostri concittadini che possano trovarsi temporaneamente in difficoltà. Questo anche se questa ospitalità non produrrà alcun tipo di introito. Don Cuneo ha accettato la proposta e già nelle prossime settimane un’abitante bisognosa della nostra comunità verrà accolta all’interno dei locali della canonica. Gli altri locali che resteranno disponibili saranno pronti eventualmente ad accogliere eventualmente gli immigrati”.

Insomma, il progetto di Arnaldi prevede che l’amministrazione comunale si sostituisca alle cooperative (o alle altre realtà simili) e gestisca in prima persona sia le risorse economiche che l’accoglienza e il processo di integrazione dei richiedenti asilo “smistati” dalla prefettura sul territorio.

“In casi come questi non abbiamo scelte – sottolinea Arnaldi – Possiamo non fare nulla e aspettare il nostro turno (che inevitabilmente arriverà) e facendo dopo tristi barricate magari per fermare donne e bambini oppure possiamo provare a fare una proposta alternativa. Il progetto che abbiamo elaborato permette da un lato di offrire aiuto a chiunque abbia bisogno senza distinzione di colore; dall’altro, qualora interessi immigrati, di creare un processo di vera integrazione e di accoglienza di qualità coinvolgendo il paese e le realtà del territorio”.

L’elemento innovativo di questo progetto, come detto, è il “rovesciamento della piramide”, per cui una comunità non “subisce” passivamente l’arrivo di uno o più richiedenti asilo ma si organizza in prima persona per gestire l’accoglienza: “Il territorio si assume direttamente la responsabilità di accogliere questi soggetti e favorirne il processo di integrazione. E’ un processo che parte dal basso, da una comunità che tenta di cambiare non il mondo intero ma il proprio piccolo mondo”.

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