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Savona, guerra per le tariffe di mensa e nido: illegittima la delibera del Comune?

Lo sostengono sia le mamme che il M5S. E spunta un caso analogo a Bologna, bocciato dal Consiglio di Stato. Ma Montaldo è sereno: "Con il predissesto cambia tutto"

Savona. La delibera con cui il Comune di Savona ha modificato, a partire da gennaio 2017, le tariffe per quanto riguarda gli asili nido e le mense scolastiche “potrebbe essere illegittima”. La lunga guerra sul nuovo tariffario voluto dall’assessore al Bilancio Silvano Montaldo, iniziata lo scorso ottobre quando fu annunciata per la prima volta la variazione, si arricchisce dunque di un nuovo capitolo: a scriverlo, “a quattro mani”, sono sia le mamme rappresentanti dei vari istituti scolastici savonesi che il MoVimento 5 Stelle.

Il primo attacco arriva dalle mamme, tornate agguerrite dopo l’invio a casa dei savonesi della comunicazione ufficiale con le nuove fasce tariffarie, legate all’ISEE. Come raccontato da IVG.it, ieri si è tenuto un incontro tra le rappresentanti di alcuni istituti e Montaldo, nel quale le mamme hanno presentato una petizione al sindaco chiedendo di annullare la delibera o, in subordine, posticiparne gli effetti a settembre 2017.

Richieste entrambe respinte da Montaldo, che come unica apertura ha concesso una eventuale revisione delle fasce in base ai nuovi modelli ISEE pervenuti nel frattempo al Comune. Una risposta che non può ovviamente placare la rabbia delle mamme: al di là del sit-in già annunciato per sabato pomeriggio in piazza Sisto IV,lo scenario più probabile ora è quello di un ricorso al Tar.

Incidente

Nella loro petizione, infatti, le mamme sostengono che la delibera “è illegittima per eccesso di potere” e chiedono pertanto l’annullamento in sede di autotutela. La delibera, spiegano, violerebbe il principio del legittimo affidamento e gli articoli 29 e 97 della Costituzione: questo perchè gli aumenti sono stati decisi “dopo la scadenza dei termini di presentazione delle domande di ammissione al servizio e ancor più grave, dopo che gli interessati avevano a loro volta deciso di presentare le proprie domande valutando i costi da sostenere in relazione alle tariffe in quel momento vigenti“.

Anche le esigenze di bilancio, secondo il legale che le segue, non sarebbero decisive: “Ogni qualvolta che un ufficio pubblico pone in essere la propria attività istituzionale – recita la petizione – deve operare nel rispetto dei principi del buon andamento e dell’imparzialità […] l’azione amministrativa deve contemplare un’adeguata ponderazione comparativa tra gli interessi pubblici e gli interessi privati coinvolti nella vicenda concreta, avendo sempre di mira il soddisfacimento dell’interesse pubblico generale con il minor sacrificio possibile dell’interesse privato“.

Oggi pomeriggio nel “campo di battaglia” è sceso anche il MoVimento 5 Stelle, che con una mozione urgente ha chiesto a sua volta la revoca o l’annullamento in autotutela della delibera. I pentastellati riportano un caso analogo avvenuto a Bologna, dove il Commissario Straordinario approvò una delibera analoga che fu bocciata dal Consiglio di Stato il 31 luglio 2012. Questa la motivazione: “A prescindere dalla qualificazione in termini pubblicistici o privatistici del rapporto instaurato, la pubblicazione del bando integra un autovincolo con il quale l’amministrazione, a tutela del legittimo a damento ingenerato negli utenti circa la permanenza per ogni anno scolastico delle condizioni esposte, si impegna a mantenere ferme le condizioni pubblicizzate“.

“Ne deriva – prosegue la sentenza – che nel caso di specie la decisione di incrementare […] le tariffe a partire dal primo aprile dell’anno in corso produce la lesione dell’affidamento legittimo ingenerato nei ricorrenti che, trattandosi di un servizio pubblico a domanda, hanno deciso di presentare le domande di iscrizione e di procedere ai rinnovi annuali successivi confidando nella permanenza delle condizioni economiche con riguardo ad ogni annualità di riferimento“.

Tradotto in parole povere, alzare unilateralmente i costi ad anno in corso, dopo che i genitori hanno aderito ad un servizio valutando anche le tariffe pubblicizzate dal Comune, violerebbe il “patto” stretto con loro. Montaldo, dal canto suo, si dice tranquillo: “Le varie sentenze sull’argomento non hanno mai riguardato un comune in pre-dissesto – spiega – questa condizione ci dà maggiori margini di manovra nell’ottica di risanare il bilancio comunale”.

Effettivamente il pre-dissesto permetterà ad esempio a Savona di introdurre nuove tasse, come quella di soggiorno, nonostante lo stop a livello nazionale (come spiegato qualche settimana fa da IVG.it, leggi “Renzi annuncia: ‘Nessuna nuova tassa finchè sarò premier’. Ma Savona potrebbe fare eccezione“). Ma la possibilità di modificare “in corsa” delle tariffe a cui hanno aderito le famiglie rientrerà oppure no tra le eccezioni possibili? La battaglia, a quanto pare, è appena iniziata.

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