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Savona, il consiglio comunale “orfano” di Caprioglio diventa una farsa

Grida in sala, due risse sfiorate e situazione completamente fuori controllo. A cui si aggiunge una strategia politica che lascia perplessi

Savona. Chissà, magari il sindaco Caprioglio se lo aspettava, come sussurrano le opposizioni. O magari no. In ogni caso, molto probabilmente non con queste modalità: un consiglio comunale assolutamente delirante, in cui a farla da padrone sono state le grida dei presenti, le sospensioni, le risse sfiorate.

Era assente per malattia, Ilaria Caprioglio. Già in mattinata, alla presentazione del presepe “multietnico” in Duomo, si era fatta sostituire dall’assessore Piero Santi. Ma qualcuno non ha creduto alla sua motivazione, e ha “letto” nell’assenza di oggi un tentativo di sfuggire alle sicure polemiche, date le proteste già annunciate da parte sia degli albergatori (contro la tassa di soggiorno) che delle mamme (contro i rincari di nidi e mense scolastiche)

Una insinuazione esplicitata sui social dal MoVimento 5 Stelle e soprattutto dall’ex assessore Paolo Apicella (“Mai visto in 18 anni un sindaco assente per malattia”), che l’ha mandata letteralmente su tutte le furie. “Sono allibita – scrive su Facebook – Dall’insediamento a oggi non sono mancata un giorno dal Comune, sempre presente da mattina a sera. Oggi avrei voluto partecipare alla seduta di Consiglio Comunale, per la quale mi stavo preparando da giorni, al fine di trattare ogni pratica. Purtroppo sono bloccata a casa dalla febbre: il Consigliere Apicella dovrebbe vergognarsi anche solo a pensare assurdità di questo genere”.

Che sia dipeso dalla sua assenza o dai “temi caldi”, di certo oggi in consiglio comunale è andata in scena una pagina di politica davvero triste. Quello che dovrebbe essere il “tempio” della discussione è diventato un teatro in cui le urla della folla inferocita ed i cori di “buu” l’hanno fatta da padrone. Una sospensione dietro l’altra, discorsi interrotti di continuo. Addirittura una rissa sfiorata ed una espulsione.

Uno show in cui chi dovrebbe far rispettare le regole, il presidente del consiglio Renato Giusto, è ben poco padrone della regia e finisce per essere sballottato da una brutta figura all’altra. Fin dall’inizio, invece di cercare l’empatia con le mamme assai arrabbiate presenti in sala, sceglie la “linea dura” con il solo risultato di esacerbare gli animi da subito, già nei primi secondi quando i gestori di un bar di Piazza del Popolo espongono un cartello in cui chiedono la riapertura dei bagni pubblici.

Da lì uno stillicidio di dichiarazioni contestate dalla folla, di decisioni prese sull’onda delle proteste. Giusto sceglie di leggere una mozione, la folla grida “prima bisogna votare”, Giusto sceglie di votare. E via così.

Non va meglio all’assessore Cristina Bellingeri, solitamente taciturna, che di fronte alle contestazioni si lancia in un accorato discorso ottenendo solo l’effetto contrario: la gente la contesta e la deride, “era meglio quando non parlava, sta solo peggiorando le cose”.

E la strategia politica non aiuta. Anzi, spiazza. Montaldo annuncia il dietrofront sugli aumenti a nidi e mense ma, nonostante questo, chiede di bocciare le mozioni avversarie scatenando l’ira delle mamme. Peccato che subito dopo la stessa maggioranza ne presenta una sua, scritta in fretta e furia a penna su un A4, esponendo il fianco alle critiche dell’opposizione (Ravera: “Sembra una presa in giro”). E Giusto aggiunge legna scegliendo di leggerla in prima persona al posto dei firmatari: una scena che scatena altre polemiche, portando addirittura all’espulsione del pentastellato Eric Festa dalla sala (truce con il vigile: “Non si azzardi a toccarmi”).

Una pagina triste, dunque. Impossibile sapere se con Caprioglio presente sarebbe andata diversamente, o se anche lei sarebbe stata travolta dalla marea. In ogni caso una sconfitta per tutta l’amministrazione, non tanto sul piano politico (la “resa” di Montaldo sul tema delle tariffe è comunque di quelle che fanno male, ma la vittoria sulla tassa di soggiorno fa da contraltare) quanto, soprattutto, su quello dell’immagine e della comunicazione. Le mamme hanno sostanzialmente vinto, e nonostante questo si è riusciti nell’impresa di farle andar via infuriate contro il Comune anziché esultanti. Il danno e la beffa. Buon 2017.

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