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Lettere al direttore

“Una gara di nuoto contro la morte”: la tragedia di Stefano Ferrando

Roberto Nicolick ricorda un episodio avvenuto a Savona

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Presso l’ILVA di Savona era presente già dal 1944, una forte cellula di operai comunisti che erano partigiani, ben nascosti tra gli altiforni e la fonderia, determinati e armati, agivano all’interno e fuori della fabbrica, e a cavallo del 25 aprile eliminavano i fascisti o almeno quelli sospettati si esserlo.

Formavano dei tribunali del popolo che emettevano il loro verdetto di morte assolutamente inappellabile.

Molti operai e quadri intermedi dell’ILVA, furono ammazzati dai loro stessi compagni di lavoro, soltanto per aver fatto una scelta politica diversa dai loro assassini.

Inoltre chiunque fosse ,anche minimamente, sospettato di simpatie fasciste correva seriamente il rischio di essere prelevato durante il turno di lavoro e di essere “giustiziato”. La prassi era semplice, una volta presi, i condannati erano accompagnati fuori dai capannoni industriali ed eliminati.

Ci fu, fra le tante, una esecuzione eseguita in modo singolare, da cui emerse tutta la crudeltà di questi squadroni della morte. Il fatto riguardò Stefano Ferrando, nativo di Varazze, che era stato un aderente alle Brigate Nere, l’organizzazione politica militare creata da Pavolini.

Ferrando ha una quarantina d’anni, è un tipo atletico, abilissimo nel nuoto, i partigiani che lo hanno arrestato lo sanno, e lo portano sulla spiaggia di Savona. É fine aprile, manca poco a maggio, all’inizio della estate del 1945, il periodo in cui tutti vanno a spiaggia, il mare non è più freddo per via del sole che lo ha scaldato durante il giorno.

Questi personaggi hanno un progetto in testa, vogliono giocare come fa il gatto con il topo, gli dicono ridendo e ammiccanti : tuffati e fuggi a nuoto, hai una chance se ci riesci, hai salva la vita.

Ferrando, in uno sprazzo di speranza, decide di giocarsela sino in fondo, fidando nelle sue capacità atletiche, si tuffa e inizia a nuotare a grandi e poderose bracciate verso il largo, nella speranza di allontanarsi dalla riva e soprattutto dal plotone di esecuzione salvando la vita, ma è solo una illusione.

Da riva i suoi carnefici puntano i fucili mitragliatori contro la sua schiena e iniziano a sparare raffiche su raffiche, molte pallottole vanno a vuoto e alzano dei zampilli attorno a Ferrando ma la maggior parte colpiscono il bersaglio. Colpito a morte da una decina di colpi, il nuotatore per la vita, si ferma smettendo di nuotare, galleggia a faccia in giù, immobile, con il sangue che si allarga colorando l’acqua attorno a lui.

Fatto ciò, i sicari si allontanano dalla riva ridendo, mentre i pochi presenti sono muti dal terrore, è una scena cristallizzata dalla paura, di fare la stessa fine. Ecco la strana morte di un nuotatore.

Roberto Nicolick

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