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Savona e Albissola, quando l’amministratore “costruttore” finisce sul muro

Volantini abusivi contro il sindaco (ad Albissola) ed il vicesindaco (a Savona): a prima vista sembrerebbero opera della stessa mano

Savona/Albissola M. Due comuni diversi, due bersagli diversi, persino due schieramenti diversi. Ma due comuni denominatori: l’accusa di essere cementificatori, e lo strumento scelto per diffonderla. Il sindaco di Albissola Marina, Gianluca Nasuti, ed il vicesindaco di Savona, Massimo Arecco, finiscono entrambi “sul muro” a poche ore di distanza l’uno dall’altro: in entrambi i casi un anonimo “giustiziere del cemento” ha deciso di “zimbellarli” agli occhi dei cittadini per mezzo di manifesti abusivi affissi sui muri, nei portoni e sui pali della luce.

Uno dei due è comparso a Savona, affisso in più punti di piazza Saffi: il bersaglio è Arecco, esponente di spicco della Lega Nord. “Vaga per Savona alla guida di una ruspa di seconda mano, un ‘ravatto’ dismesso dai lumbàrd – recita ironicamente il foglio – per fare spazio a enormi betoniere… Prossimamente in ogni angolo della città cantieri strabilianti ed una panoramica grigio cupo”. In chiusura un semplice appello: “Fermatelo!“.

Un messaggio molto simile ha “colpito” ad Albissola Marina il sindaco Nasuti: al contrario di Arecco milita nelle file del Pd, ma secondo i contestatori soffrirebbe della stessa “smania” di costruire. “Il suo sogno è cementificare Albissola Marina completando l’opera di chi lo precedette – è scritto sul manifesto – il suo cavallo di battaglia è la devastazione della costa… mai più spiaggia alla Margonara… e la chiama riqualificazione!”.

Impossibile ovviamente risalire all’autore, e altrettanto impossibile capire se si tratti di due persone diverse o di un unico contestatore. Alcuni indizi però fanno propendere per la seconda ipotesi: il formato (un A4 orizzontale), il font (per entrambi un Arial Black, tutto maiuscolo), la struttura dei volantini (con il nome dell'”imputato” in cima, e di seguito due paragrafi scritti a dimensione inferiore) e quella lessicale (li accomuna l’utilizzo dei puntini di sospensione e la chiusura con un punto esclamativo).

I due manifesti, insomma, sembrano davvero redatti dalla stessa mano. Ed il mistero prende forma: chi è l’anonimo “giustiziere” dei cementificatori?

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