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Roberto Nicolick racconta la “tragedia del camion di Bergeggi”

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Bergeggi. Continua il viaggio tra i casi di cronaca che hanno insanguinato la provincia di Savona dall’inizio del ‘900. Questa volta Roberto Nicolick racconta la tragedia del camion di Bergeggi avvenuta il 13 luglio 1967.

Era uno caldo pomeriggio di luglio del 1967, alle 14,30 circa, il camion dei Vigili del fuoco del 77° comando di Savona, era in direzione di Noli, sul cassone scoperto trasportava 33 militari di leva del 4° battaglione , 89° reggimento Fanteria di stanza alla Caserma Bligny presso Legino in cui stavano partecipando all’addestramento reclute.I giovani, tutti di leva, classe 1947, si erano offerti volontari per partecipare alle operazioni di spegnimento di un vasto incendio boschivo che ardeva sulle alture di Noli.
I ragazzi in tuta mimetica e con dei badili , stavano seduti su due file nel cassone, mentre l’automezzo viaggiava e guardavano la spiaggia nella speranza di vedere qualche bella ragazza in bikini. Nella cabina un vigile del fuoco al volante e accanto il comandante del plotone sottotenente di fanteria di Spezia.
Il mezzo, un FIAT 639 ad alimentazione diesel di colore rosso, targato VF 5616, iniziò il breve rettilineo prima della curva in salita. Iniziò un sorpasso di una auto con targa tedesca, nel frattempo arriva dalla direzione opposta una fiat 1100 che occupa la corsia centrale, il camion non riesce ad evitarla e ci striscia contro iniziando a sbandare contromano. Percorre una sessantina di metri sulla sinistra e finisce contro un’altra 1100 con due donne a bordo. Sbanda, questa volta, in direzione del mare, striscia contro i tubi della ringhiera, li abbatte e precipita come un bolide sulla spiaggia sottostante , in un tratto deserta.
Compie un volo di 5 metri, impatta con il muso sulla spiaggia e si capovolge in avanti ribaltandosi e fermandosi infine sul fianco destro, il vigile e l’ufficiale sono sbalzati, fuori mentre i 33 militari sul cassone sono particolarmente sfortunati, alcuni sono lanciati contro dei grossi scogli altri vengono colpiti, e schiacciati dal mezzo che ricade sopra di loro.
Dal faro di Capo Vado, un sottufficiale della Capitaneria di porto assiste al fatto e attiva immediatamente i soccorsi, mentre un automobilista testimone della tragedia, corre verso Noli, si imbatte in una auto dei Carabinieri, li ferma e li avvisa dell’incidente, saranno i primi ad arrivare sulla spiaggia e a rendersi conto di tutta la gravità dell’accaduto.
Io stavo transitando in bicicletta, andavo a spiaggia a Bergeggi, dove avevo appuntamento con alcuni compagni di scuola, arrivato al promontorio di Capo Vado sento lo schianto del pesante mezzo che è fortissimo, faccio forza sui pedali per arrivare sul luogo di quello che penso sia un normale incidente.
Quando arrivo sul posto, vedo due colonne di auto ferme, decine di persone ammutolite, affacciate sulla ringhiera che da sul mare guardano in basso. Alcuni autisti dei bis della SITA scendono sulla spiaggia nel tentativo di portare un qualche aiuto, trafelato arrivo anche io a portata di vista e uno spettacolo terribile mi si presenta, un camion con la cabina e il cassone deformati, giace sulla spiaggia su di in fianco, come una balena spiaggiata, in diagonale rispetto all’arenile, corpi in mimetica sono sparsi ovunque in un raggio di una trentina di metri dal rottame, sembrano marionette disarticolate gettate in aria da un gigante e ricadute a terra. In alcuni punti la sabbia è chiazzata di sangue. Molti sembrano morti, altri urlano dal dolore e c’è chi chiama la mamma.
Si sentono le sirene delle ambulanze che arrivano da Spotorno e da Savona. Ai soccorritori con le barelle si presenta la classica maxi emergenza, ma questa volta non è una simulazione, è la nuda e crudele realtà.
Alla fine della giornata si conteranno 13 morti e 22 feriti di cui 4 in gravissime condizioni.
Il primo trasferimento dei feriti e anche dei corpi è all’Ospedale San Paolo di Savona, dove verranno convocati i famigliari delle vittime per il riconoscimento.
Il compito di avvisare i parenti delle vittime tocca ai carabinieri delle caserme di residenza, i quali si recano presso i domicili delle famiglie di Signa, Macerata, Palermo, Perugia, comunicando che il loro figlio è ferito e che devono recarsi subito presso l’Ospedale San Paolo a Savona.
Quando i genitori dei giovani arrivano nell’obitorio si assistono a scene strazianti di disperazione. Appena le vittime vengono riconosciute e ricomposte, su alcuni furgoni militari sono trasportate nell’atrio del Comune di Savona, dove è stata allestita una camera ardente ufficiale, le bare sono disposte in semicerchio , coperte dal tricolore, sulle pareti vi sono dei tendoni neri con dei disegni in oro con un picchetto armato a vegliare sui loro commilitoni.
Moltissimi cittadini hanno voluto portare l’estremo saluto ai poveri morti, oltre alle autorità civili e militari, il Comandante in capo dello Stato Maggiore Generale Vedovato, il Ministro della difesa Tremelloni e quello dell’interno Taviani. I funerali si svolgono in forma solenne alla presenza di trentamila cittadini che con la loro muta presenza hanno voluto essere accanto ai parenti e agli stessi ragazzi caduti. Nel corso della cerimonia un trombettiere suona il silenzio fuori ordinanza tra la commozione generale. Anche il Papa Paolo VI ha voluto attraverso il Cappellano Militare di Torino essere accanto ai famigliari con un messaggio personale di cordoglio.
Quindi al termine della santa Messa e con l’assoluzione generale impartita dal Vescovo di Savona, le bare saranno caricate su sette automezzi militari affiancati da una coppia di Carabinieri in alta uniforme, al seguito ci saranno tutte le più alte cariche civili e militari e successivamente con i congiunti partiranno alla volta dei paesi di origine.

Ci sarà in seguito una inchiesta con un processo, per stabilire le responsabilità dell’incidente, a carico del conducente del camion e dell’automobilista che per primo scontrò l’automezzo, con l’accusa di omicidio colposo e concorso nello stesso reato. Il processo si concluse con la condanna a due anni, condonati, del vigile del fuoco ed alla sospensione della patente per un anno mentre l’automobilista verrà assolto per insufficienza di prove.

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