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“Gialli savonesi”, gli omicidi di Angelo Moreno e Armando Albini ad Andora

Andora. Continua il viaggio negli “omicidi savonesi”, le storie che hanno insanguinato la provincia di Savona dall’inizio del ‘900. Questa volta Roberto Nicolick racconta gli omicidi di Angelo Moreno e Armando Albini ad Andora.

Il 22 marzo del 1949, ad Andora in località Piangrande, alcuni contadini che si recavano a coltivare dei campi, trovavano un cadavere di un giovane, con una vasta ferita alla nuca, come se fosse stato ucciso con un colpo di grazia, la classica azione da esecuzione sommaria.

Il giovane veniva identificato in seguito dai carabinieri, come Angelo Moreno di Paolo, 29 anni, di professione agricoltore, abitante nella zona, apparentemente una persona tranquilla, senza nemici, dedito al solo lavoro dei campi che svolgeva con regolarità.

Le indagini dei carabinieri portarono ad identificare, attraverso delle testimonianze, la persona che aveva visto per ultimo Angelo Moreno, si trattava di Alfredo Vitelli di anni 20.

Interrogato, non poteva negare di essere stato l’ultimo ad avere visto Moreno in vita, ma affermava che stava partecipando ad una battuta di caccia con il Moreno e nello scavalcare un muretto gli partiva incidentalmente un colpo dal fucile che andava a colpire mortalmente alla nuca la vittima. Fatto ciò, il giovane impaurito dalle conseguenze del suo gesto, fuggiva. Ma era chiaramente una versione di comodo per coprire altri personaggi e soprattutto un’altra situazione.

Restava, infatti, da spiegare come mai Vitelli era fuggito senza preoccuparsi di chiamare i soccorsi e soprattutto come mai la vittima partecipava ad una presunta battuta di caccia completamente disarmato. Vitelli sapeva benissimo come si erano svolte le cose ma era chiaramente terrorizzato dai reali responsabili.

In realtà, Moreno era stato raggiunto dalla tardiva “giustizia proletaria”, era il solito delitto per vendetta politica ad orologeria, infatti Moreno nel 1943 aveva aderito alla R.S.I. E era stato un milite della Guardia Nazionale Repubblicana, era passato indenne attraverso il periodo più sanguinario della guerra civile allontanandosi da Andora nei mesi più critici delle vendette compiute dai partigiani comunisti, che comunque avevano la memoria lunga e volevano saldare i conti anche a distanza di anni dal 25 aprile 1945.

Secondo alcune voci Moreno fu avvicinato da ex partigiani mentre si trovava nei campi, gli venne rinfacciato il suo passato di Repubblichino e venne “giustiziato” senza alcun processo perchè la sua sorte era già stata decisa, poi si cercò di fare passare questo omicidio a scoppio ritardato come un incidente di caccia. Il Vitelli venne arrestato ma ovviamente non ammise la sua responsabilità anche perchè l’omicidio di Moreno rimaneva tale e non era coperto da nessuna amnistia. Moreno non fu l’unico ad essere assassinato anni dopo la liberazione, infatti nel 1947, un ex camerata di Moreno il Pietrese Armando Albini, sentendosi minacciato da vicino, si allontana dalla Liguria e si stabilisce a Milano. Ma viene ritrovato e ucciso da un ignoto killer.

Il modus operandi è quello della famosa pistola con il silenziatore che abbattè tanti ex fascisti a Savona e provincia, ma qualcuno asserisce che questo omicidio sia stato opera di elementi appartenenti alla “volante rossa”, un gruppo di ex partigiani comunisti, con sede presso la Casa del Popolo di Lambrate, armati ed organizzati militarmente, molto attivi dal 45 sino appunto al 49,con l’obiettivo di eliminare fisicamente tutti gli ex fascisti nel Milanese.

Chiunque sia stato, Albini che si sentiva al sicuro, viene abbattuto in strada nel centro di Milano, un pomeriggio, in mezzo ai passanti.

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