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La legge “anti-moschee” scatena la bagarre, ma il consiglio regionale l’approva

I Comuni potranno "indire un referendum per conoscere l'orientamento della popolazione circa l'insediamento di nuovi centri culturali religiosi"

Liguria. E’ passata con i 16 voti favorevoli della maggioranza di centro-destra e nonostante i 15 contrari delle minoranze la modifica della legge di disciplina urbanistica dei servizi religiosi. Da oggi, quindi, i Comuni liguri potranno “indire un referendum per conoscere l’orientamento della popolazione interessata dall’insediamento di nuovi centri culturali di matrice religiosa, centri che dovranno rispettare le caratteristiche generali del paesaggio ligure”.

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La proposta della Lega Nord definita ‘anti-moschee’ dall’opposizione introduce per la prima volta referendum comunali sugli edifici di culto e pone il vincolo del rispetto delle distanze minime tra edifici di diverse confessioni religiose, limite definito ogni anno con delibera dalla giunta regionale. La legge impone “congruità architettonica e dimensionale dei nuovi edifici di culto con le caratteristiche del paesaggio ligure e invita a sentire il parere non vincolante di comitati dei cittadini, forze dell’ordine, questura e prefettura”, spiegano i promotori delle modifiche.

“Non si tratta di una legge anti moschee, che nega la libertà di culto – spiega Pucciarelli – in realtà sono modifiche ed integrazioni che servono a regolamentare meglio il mondo dei centri culturali di matrice religiosa, tenendo conto del rispetto delle norme, dei cittadini e del territorio ligure. In tal senso, le integrazioni al vecchio testo di legge, prevedono che i progetti di nuovi centri e la loro localizzazione sul territorio, siano subordinati al coinvolgimento di organizzazioni e comitati di cittadini presenti nelle zone suscettibili di un simile impianto e nelle aree ad esse limitrofe. Tali pareri, ovviamente, non saranno preclusivi, né vincolanti, ma è chiaro che ogni buona amministrazione comunale dovrà politicamente tenerne conto per le relative decisioni, assumendosi poi chiare e trasparenti responsabilità di fronte alla cittadinanza”.

“La disciplina urbanistica dei servizi religiosi – aggiunge Piana – è un argomento controverso, che però non deve essere confuso con l’intenzione di limitare la libertà di culto perché nasce dal problema concreto della proliferazione, sull’intero territorio ligure, di edifici adibiti a centri culturali di matrice religiosa, la cui precarietà strutturale è spesso evidente e palese. Grazie alla semplicità con la quale si possono aprire tali strutture, questi centri di aggregazione spesso manifestano gravi mancanze anche di carattere urbanistico. Invece, si deve tenere conto di imprescindibili aspetti e criteri, come l’accessibilità agli edifici da parte delle persone diversamente abili, la certezza che non venga congestionato il traffico (pensiamo alle città come Genova), la risoluzione di carenze urbanistiche con oneri a proprio carico, la congruità architettonica al contesto paesaggistico e territoriale, la distanza minima necessaria tra i diversi centri di culto”.

“Se un cittadino viene vessato dalla burocrazia per aprire una semplice finestra – conclude Puggioni – non si capisce perché mai altri possono fare quello che vogliono. A Rapallo, ad esempio, un centro culturale era di fatto una moschea abusiva nel fondo di un palazzo, poi perquisita dagli investigatori della Digos e dell’Antiterrorismo”.

Il portavoce regionale del M5S Marco De Ferrari commenta: “E’ l’ennesima proposta di legge incostituzionale della Giunta Toti che sarà impugnata dal Governo”.

Giovanni Lunardon

Sul piede di guerra anche il Pd, in primis la capogruppo Raffaella Paita, ma anche Giovani Lunardon, che ha ironizzato dicendo: “Da oggi grazie alla Lega Nord una chiesa progettata da Renzo Piano non in linea con il paesaggio ligure, perché non ha il tetto in ardesia, non potrà più essere costruita”.

Il gruppo Pd ha bocciato la legge senza appello: “E’ una legge sbagliata, incostituzionale, che viola il diritto dei cittadini liguri di professare la propria religione, come dimostrano anche le tante critiche piovute su questo provvedimento dalla maggior parte delle confessioni interpellate in questi mesi in commissione”.

Secondo i consiglieri del Partito Democratico questa norma, “oltre a ricalcare pedissequamente leggi analoghe presentate dalla Lombardia e dal Veneto e puntualmente impugnate dal Governo in quanto incostituzionali”, “è il tentativo maldestro di cavalcare la paura e i timori delle persone, iniettando valori e principi che non hanno nulla a che fare con la storia del nostro territorio. Invece che unire, questa legge ha l’intento di dividere e creare tensioni”.

I consiglieri del Partito Democratico sottolineano come “tutti i cittadini possano, secondo la Costituzione, professare liberamente la propria religione. Questa legge, invece, lede tale diritto. E lo fa non solo nei confronti dei musulmani, che poi sono il vero obiettivo di questa norma, ma di tutte quante le confessioni, compresa quella cattolica. Prevedere che i circoli culturali religiosi abbiano una lunga serie di limitazioni (dall’installazione di impianti di videosorveglianza ad alcune regole architettoniche particolari in merito alla loro realizzazione) danneggia anche gli oratori e le sedi dell’azione cattolica, che di certo non soddisfano tutti questi criteri (visto che nessuno gli ha mai chiesto simili oneri)”.

“Tutto ciò per dire che questa legge, oltre a candidarsi a essere l’ennesimo provvedimento varato da questa amministrazione a essere impugnato dal Governo, è anche una norma oscurantista, che ci riporta indietro di decenni”.

Gianni Pastorino

Gianni Pastorino di Rete a Sinistra osserva: “Dimostrando una cocciutaggine senza confini, la maggioranza porta a casa una legge che dovrebbe regolamentare la creazione di nuovi luoghi di culto nel tessuto urbano; questo almeno sulla carta. Perché qui gli obiettivi sono ben’altri: questa è una legge che non ha nulla di ‘urbanistico’, è in realtà un tentativo maldestro di limitare la libertà di culto. Lo dimostra chiaramente il fatto che in tutti questi mesi, e anche stamattina, il contributo dell’assessore di riferimento Scajola è stato totalmente ininfluente e distratto. Il fatto non ci stupisce, proprio perché ribadiamo questa non è una legge che riguarda l’urbanistica; bensì è soltanto la fotocopia di un provvedimento prima approvato in Lombardia (e già cassato dalla sentenza 63/2016 della Corte Costituzionale) e successivamente riproposto in Veneto, producendo il medesimo esito dell’impugnativa da parte del Governo”.

“In Liguria i proponenti hanno avuto almeno il buon senso di modificare il testo, tenendo conto di quanto stabilito dalla sentenza della Consulta. Ma non è bastato: il risultato ottenuto consiste in un coacervo di norme contrastanti con la logica e con la legislazione nazionale. Dovrebbe essere noto a tutti i legislatori, infatti, che ogni questione riguardante la religione compete esclusivamente allo Stato”.

“Una brutta legge, insomma, che il centrodestra si ostina ad approvare soltanto per mettere in mostra i muscoli di un’ideologia retrograda e illiberale; perché qui non ritroviamo alcun nesso col governo del territorio, ossia con ciò di cui deve occuparsi la Regione. Quando interverrà la prevedibile impugnativa del Governo, sarà nuovamente decretata la pochezza di questa classe politica: la giunta non si rende conto che quando gli organi costituzionali intervengono su una legge, non giudicano soltanto il testo ma anche chi l’ha promulgato”.

Marco Scajola Consiglio regionale

Alle opposizioni ha risposto l’assessore regionale all’urbanistica Marco Scajola: “Poniamo delle regole chiare senza scavalcare i Comuni e i cittadini. Rispettare le caratteristiche generali del paesaggio ligure ponendo fine all’anarchia del più furbo è un merito, non un demerito”. La prima formulazione della proposta prevedeva “l’obbligo della realizzazione di un impianto di videosorveglianza continua, esterno all’edificio di culto, con onere a carico dei gestori”, ma la maggioranza ha ritirato il vincolo

“Pd e M5S parlano di cittadinanza attiva solo quando viene loro comodo – ha replicato il capogruppo Forza Italia Angelo Vaccarezza – il referendum permetterà di sentire il parere dei cittadini interessati da un nuovo edificio di matrice religiosa garantendo le esigenze di sicurezza”.

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