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Inchiesta su don Suetta, lo sfogo di un sacerdote: “Eravamo alla bancarotta…”

"Serve una purificazione da commercio e business. La gente deve sapere a chi vanno le offerte a chi può e deve dare fiducia"

sacerdote prete

Albenga. “La notizia del suo coinvolgimento nell’inchiesta non mi stupisce. O meglio, mi stupisce il fatto che finalmente sia venuto fuori tutto quanto. Trovo molto più scandaloso il fatto che chieda che si preghi per lui. Io sono disposto a farlo perché in fondo si tratta di un confratello e un ex collega. Ma lui si deve ravvedere e pentirsi per i suoi errori”.

Così don Filippo Bardini, sacerdote ingauno direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Salute della diocesi di Albenga-Imperia, commenta il coinvolgimento del vescovo di Sanremo-Ventimiglia don Tonino Suetta nell’indagine sul consorzio “Il Cammino” portata avanti dalla guardia di finanza di Albenga.

Tonino Suetta, vescovo di Sanremo e Ventimiglia, dal marzo 2014, loanese di nascita, è ancora legato alla diocesi di Albenga della quale è stato direttore della Caritas, economo, direttore del seminario. Deve rispondere di associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita, malversazione ai danni dello Stato ed altri reati che al momento sono coperti dal riserbo investigativo.

Bardini conosce piuttosto bene Suetta e soprattutto la sua attività di amministratore all’interno della curia ingauna: dal 2004 al 2006 è stato direttore della Caritas e poi economo della diocesi al posto di don Fiorenzo Gerini. Secondo Bardini, in questi anni don Suetta ha dato prova di possedere “dubbie” capacità di amministratore.

E a testimoniarlo (pubblicamente) sarebbe stato anche il vescovo coadiutore Guglielmo Borghetti al suo arrivo ad Albenga: “Al suo arrivo – ricorda Bardini – il monsignore ci ha detto testualmente che la diocesi che ha trovato era in una situazione di bancarotta. Non fosse stato per la clemenza delle banche e dei creditori a saremmo stati dichiarati falliti. Questo grazie alla gestione economica di don Suetta. Ora finalmente queste voragini sono state smascherate dalla magistratura”.

Don Bardini ha avuto a che fare con don Suetta ai tempi del suo incarico alla guida della Caritas diocesana: “Sono diventato direttore nel 2012 – ricorda – Fin da subito mi sono ritrovato a fare i conti con la presenza di una delle cooperative da lui fondate e che ha continuato a manovrare in opposizione alle mie direttive. La situazione che mi è stata messa davanti era inaccettabile e mi ha portato alle dimissioni, una situazione voluta da Suetta che ho trovato e che mi è stato impossibile cambiare”.

“Le cose che ha fatto Suetta sono risapute – prosegue il sacerdote – E’ per questo che il coinvolgimento di Suetta non mi sorprende – spiega ancora Bardini – Spero che la magistratura vada a fondo della questione. Suetta si dice ‘sereno e fiducioso’. Di fronte a questa situazione io non dormirei la notte. O almeno farei un gesto di ravvedimento: io sarei disposto a pregare per lui se lui fosse disposto a ravvedersi e a restituire ciò che manca”.

Secondo Bardini, se la magistratura indagherà verranno fuori “fondi illecitamente sottratti, specie a livello dell’8×1000. Nonostante il suo comportamento da affarista speculatore, Suetta è stato anche ‘premiato’ per la sua gestione in diocesi con la nomina a capo della propaganda dell’8×1000 della Liguria”.

Secondo don Bardini, la Chiesa deve tornare alle origini: “Serve una riforma radicale a livello di diritto canonico, una purificazione da commercio e business. La gente deve sapere a chi vanno le offerte a chi può e deve dare fiducia. Il problema in questo caso è che a farne le spese non è tanto il sacerdote o la Chiesa cattolica, quanto nostro Signore”.

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