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Anche Loano abbandona: addio all’Unione dei Comuni “Riviera delle Palme e degli Ulivi” fotogallery

Il consiglio comunale di Loano è stato l'ultimo a votare il recesso dall'associazione

Loano. L’Unione dei Comuni “Riviera delle Palme e degli Ulivi” non esiste più. La scorsa settimana il consiglio comunale di Loano ha votato l’uscita dal sodalizio che riuniva la città dei Doria con Pietra Ligure, Borghetto Santo Spirito, Toirano, Boissano, Borgio Verezzi, Magliolo, Giustenice, Tovo San Giacomo e Balestrino.

Per espressa richiesta del sindaco Luigi Pignocca (anche presidente pro-tempore dell’Unione) Loano è stato l’ultimo Comune ad abbandonare l’associazione di Enti pubblici: “Questo è l’atto finale di qualcosa che potremmo definire una commedia. O forse sarebbe meglio dire una tragedia – ha detto Pignocca presentando la pratica al consiglio comunale – Avrei preferito non arrivare a questo punto: ho creduto pienamente in questo progetto e ho cercato di portarlo avanti in tutte le maniere”.

“Dopo la sottoscrizione dell’atto costitutivo e dello statuto a dicembre 2014, tra febbraio e ottobre sette dei dieci Comuni del sodalizio si sono tirati indietro. Abbiamo tentato di portare avanti una Unione con Toirano e Boissano, ma saremmo stati troppo squilibrati in termini di dimensioni e Loano avrebbe fatto ‘da chioccia’ agli altri due paesi. Per questo motivo abbiamo deciso di uscire dall’Unione. Per mia scelta avevo detto che saremmo stati gli ultimi a recedere. E’ un moto di orgoglio nei confronti degli altri Comuni che hanno abbandonato per primi”.

La decisione di recedere è arrivata prima che i singoli Comuni conferissero alla “Riviera delle Palme e degli Ulivi” la gestione di alcune funzioni: “L’unica competenza affidata all’Unione riguarda i revisori dei conti”, ha precisato Pignocca.

Addio alla

La parola è poi passata alla minoranza. Il capogruppo di LoaNoi Paolo Gervasi ha osservato: “Quello dell’Unione dei Comuni era un progetto ambizioso e, se fatto ed organizzato bene, un progetto vincente per il comprensorio della nostra zona sia per le economie di scala che ne sarebbero derivate, sia per il peso politico che tale Unione avrebbe potuto avere di fronte a temi strategici quali quello del turismo, della sicurezza, della salvaguardia del territorio e altro. Come gruppo consiliare non abbiamo per cosi dire vissuto la vicenda. Ma è nostra abitudine andare a ricercare e rileggere documenti, interventi, dichiarazioni. La cosa che ci lascia perplessi è come sia stato possibile che un progetto nato formalmente nel 2014, dopo nemmeno sei mesi di vita sia praticamente defunto”.

“La cosa che fa sorridere, ironia della sorte, è il fatto che proprio nella sala consigliare di Palazzo Doria (precisiamo: la sala consigliare del Comune capofila della neonata Unione dei Comuni) nel periodo aprile-giugno 2015 era sede di un interessante convegno dal titolo ‘Percorso di formazione sull’Unione dei Comuni’. Certo quando in una società composta da dieci soci sette di questi decidono di mollare dopo poco tempo, forse sarebbe il caso di porsi qualche domanda, magari di provare a fare un minimo di autocritica tenendo conto del fatto di non essere stato un sindaco qualsiasi ma il sindaco di un comune importante nonché presidente dell’Unione”.

Ha proseguito Gervasi: “Sarebbe interessante capire i motivi del fallimento di tale iniziativa. Scarsa programmazione? Inesperienza? Incapacità organizzativa? Rivalità? Campanilismi?Colpa degli altri? Insomma, come è nata l’idea dell’Unione dei Comuni, come è stata sviluppata? E’ stato predisposto un programma di massima dell’operazione? Tanto per dire, è stato seguito l’iter consigliato nel percorso di formazione organizzato proprio in questa sala? Come al solito abbiamo costruito la casa partendo dal tetto? Infine ci chiediamo perché la decisione di scioglimenti dell’Unione non sia stata adotta un anno fa in occasione del recesso da parte degli altri comuni, segnale inequivocabile del fallimento del progetto. Magari avremmo risparmiato qualche soldino (il che non guasta) e qualche brutta figura”.

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Daniele Oliva ha aggiunto: “Quello dell’Unione dei Comuni è un insuccesso, una sconfitta, un fiasco. Già nel 2014 si era rimarcato come non si fossero valutati a pieno tutti gli aspetti politico-amministrativi, insiti nell’attuazione di un tale programma in fase realizzativa. Sottolineando come si stesse attribuendo al fattore economico un peso eccessivo, facendo passare in secondo piano quello che invece avrebbe dovuto essere il fattore primario e cioè il superamento delle logiche di campanile. Un po’ di rammarico e una grossa amarezza ci ha colto quando il sindaco ha affermato come l’epilogo di questo processo politico di grandi prospettive sia miseramente terminato per il comportamento irrazionale di sette dei dieci Comuni stipulanti il patto contrattuale consociativo”.

“Crediamo che la capacità e la bravura di un politico sia anche quella di riuscire a rendere razionale, ad interpretare e a decifrare le problematiche e i dubbi di tutti i Comuni consociati. Quando si crede fermamente in ciò che si è proposto agli altri, si fa in modo che il progetto si realizzi. Ma se così non è stato crediamo sia corretto che il sindaco di Loano, con la sua vecchia ed attuale maggioranza, ammetta di aver fallito un altro degli obiettivi che vi eravate preposti”.

Ancora: “Dal momento che i vari sindaci si sono accordati, la realizzazione del progetto è stato affidato ad una persona. Peccato che non si sia tenuto conto dei dipendenti e dei dirigenti, per capire meglio come si sarebbe potuto gestire la forza lavoro, le strutture connesse e altro. Si poteva iniziare gradualmente, con convenzioni comuni, vedi per esempio raccolta rifiuti, polizia municipale. Invece avete iniziato senza tenere conto di tutto questo, cioè le fondamenta del progetto. E il sindaco, pensando di rendere meno grave il fallimento, ha deciso di non sciogliere subito questa Unione, nemmeno quando i primi sette Comuni l’hanno abbandonata. Ha continuato a portare avanti la sua idea con tre Comuni, due dei quali sono già convenzionati tra loro per molti servizi”.

“La competenza delle parti coinvolte risulta evidente quando stavate sciogliendo l’Unione senza tenere conto dell’articolo 8, comma 7, dello Statuto dell’Unione a mente del quale ‘Entro la data fissata per lo scioglimento, ogni Comune aderente dovrà aver provveduto alla regolazione di tutti i rapporti attivi e passivi nei confronti dell’Unione e alla gestione degli eventuali contenziosi insorti tra gli enti’. Così facendo siamo arrivati ad oggi rimettendoci ulteriori soldi dei cittadini. Quindi un ennesimo fallimento: si è fallito anche quando non si aveva nessuno contro! Sbagliare è umano, ma quando a pagare sono i cittadini non è ammissibile”.

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Pignocca ha replicato piccato: “Mi si chiedono le motivazioni. Beh, alcune di queste sono immaginabili. Noi siamo un Comune molto strutturato, gli altri non sono così. Molti, specie quelli più piccoli, hanno affidato ai dirigenti le funzioni superiori. Alcuni politici non hanno saputo resistere alla pressione da parte delle proprie strutture e ciò ha fatto sì che crollasse il castello. C’è poi una componente politica: se fossero nati gli assessorati dell’Unione gli assessori locali avrebbero perso appeal sul territorio. Questa è una sorta di miopia totale nei confronti della sparizione delle Province e delle Comunità Montane”.

“Mi spiace mi si attribuisca la colpa di un fallimento – ha aggiunto – Io sono stato uno tra i fautori di questa Unione. Mi spiace che questo venga scaricato su di me. Ma del resto la minoranza fa il suo lavoro. Perché non sono state valutate prima le conseguenze dell’Unione? Chiedetelo ad altri. Se qualcuno a dicembre firma qualcosa e poi a febbraio ci ripensa, io che posso farci? E’ da squilibrati. Ognuno ha fatto ciò che ha ritenuto più opportuno, anche rimangiandosi la parola. Io volevo portare a casa il risultato per il territorio, qualcuno ha guardato solo a casa propria”.

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