Folk

A Vinicio Capossela il “Premio Nazionale Città di Loano” per la musica popolare

Il premio, che si terrà dal 18 al 21 luglio, promuove e valorizza la produzione contemporanea di musica tradizionale di radice italiana

Loano. Dal 18 al 21 luglio, a Loano si alzerà il sipario sulla dodicesima edizione del “Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale italiana”, organizzato dall’associazione Compagnia dei Curiosi in collaborazione con l’assessorato al turismo e alla cultura del Comune di Loano, con il contributo della Fondazione A. De Mari e il patrocinio della Regione Liguria e dell’Anci.

Il Premio Città di Loano, sotto la direzione artistica di John Vignola, promuove e valorizza la produzione contemporanea di musica tradizionale di radice italiana attraverso il coinvolgimento di artisti, etichette discografiche, giornalisti e operatori culturali. Il festival rappresenta il coronamento di un laboratorio permanente, che registra ciò che accade nella produzione contemporanea di musica popolare italiana. È il momento dell’incontro con il pubblico e l’occasione per far conoscere le tante espressioni musicali che animano la realtà culturale del nostro paese. L’edizione 2016, racconterà ancora una volta come vive e si rinnova, dal Nord al Sud Italia, la musica che affonda le radici nella tradizione.

“Unico in Italia, il Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale italiana è oggi un biglietto da visita assolutamente originale che ci differenzia da tutte le altre cittadine rivierasche – ricordano il sindaco Luigi Pignocca e l’assessore al turismo e alla cultura Remo Zaccaria – L’edizione 2016 del festival torna al suo format originale. A luglio, per quattro giorni, il cuore della città si trasformerà in un grande palcoscenico: si potranno incontrare i vincitori della dodicesima edizione del Premio, partecipare alle presentazioni di nuovi progetti discografici con artisti ed etichette e assistere a molti concerti”.

“Nel Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale italiana ben si coniugano l’impegno a valorizzare l’espressione contemporanea della musica di radice popolare e tradizionale con la volontà di promuovere il nostro territorio attraverso un evento unico nel suo genere. In particolare questa edizione attraverserà alcuni dei ‘luoghi dei Doria’ con l’obiettivo di sottolineare il valore del patrimonio architettonico della città e in particolare del centro storico monumentale legato al periodo di dominazione della famiglia Doria. Il festival si aprirà con il concerto della Compagnia Sacco nell’Oratorio N.S. Rosario (Cappe Turchine) edificata nel 1660-1661 con il sostegno di Andrea II Doria Marchese di Torriglia e si chiuderà nell’Arena Estiva Giardino del Principe, splendida cornice degli eventi loanesi, un tempo sede dei giardini del Palazzo Doria. Auguriamo al pubblico di trascorrere piacevoli serate in compagnia delle sonorità più coinvolgenti che la musica popolare italiana può regalare”.

Il direttore artistico John Vignola e l’associazione Compagnia dei Curiosi aggiungono: “Il Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale italiana anche quest’anno racconta vicende lontane fra di loro, ma estremamente coerenti con la nostra idea di cultura popolare, di suoni e storie che uniscono tradizioni diverse, accomunate però dalla forza viva con cui, oggi, portano avanti il loro percorso. Dalla esibizione di Vinicio Capossela, che con le sue ‘Canzoni della Cupa’ ha segnato un importante traguardo artistico, ispirandosi direttamente a un territorio (l’Alta Irpinia) e a un canzoniere (quello di Matteo Salvatore o di Otello Profazio) precisi e nello stesso tempo fuori da canoni o da modelli rigidi e definitivi, al concerto di Filippo Gambetta, che ha vinto il nostro Premio per la miglior produzione discografica del 2015, ci sembra di poter affermare con serenità che l’attenzione per la musica popolare attualmente è parecchio viva, pure al di fuori delle situazioni più prevedibili”.

“I nostri incontri pomeridiani, i Premi alla carriera e alla realtà culturale di cui si dà conto qui di seguito e la presenza sul territorio, che la settimana del festival inquadra, ma che dura tutto l’anno, dalla ricerca dei temi al coinvolgimento costante di un folto gruppo di addetti ai lavori, spiegano più di tante altre parole la vivacità di una manifestazione che non si chiude con l’ultima esibizione di questa edizione, ma che rilancia, con entusiasmo, la sua ricerca, verso l’anno successivo”.

Premio Nazionale Città di Loano

A fare da scenografia al festival saranno il cuore monumentale della città che fu dei Doria e fuori dalle antiche mura, il lungomare. Il festival si aprirà con la Compagnia Sacco (18 luglio), formazione che nell’arco dei suoi 90 anni di storia, ha attraversato gli oceani, ha volato nei cieli di mezzo mondo, allo scopo di far conoscere la bellezza del canto “a bordone” di Ceriana. Nell’Oratorio delle Cappe Turchine i cantori interpreteranno in circolo, guardandosi negli occhi, i canti eseguiti dalle confraternite di Ceriana in occasione dei riti della Settimana Santa.

Il 19 luglio, il festival si sposterà sul Lungomare (Spazio Culturale Orto Maccagli) per avvicinare la tradizione musicale molisana rappresentata da Giuseppe Moffa, polistrumentista che riesce a unire nel suo repertorio le indiscutibili influenze sonore della sua terra al blues più nero.

Autore che privilegia la narrazione di storie appartenenti a una provincia appartata ma per niente inerte, Moffa parte dal mondo popolare del sud d’Italia per un viaggio musicale alla scoperta del mondo interiore che si esprime con la voce, la chitarra, la zampogna, mescolando ritmo e melodia con un’originale e attraente combinazione di strumenti tradizionali e materiali di matrice “blues”, “popular” e “world”.

Sempre sul lungomare, il 20 luglio, Filippo Gambetta, dopo aver ritirato il Premio Miglior Album 2015 per l’album “Otto Baffi”, condurrà il pubblico nel mondo del ballo tradizionale. L’artista genovese si è infatti dedicato alla composizione di musica originale per organetto confrontandosi con i ritmi e le melodie legate alle musiche tradizionali da danza. Al concerto parteciperà la pianista e violinista canadese Emilyn Stam.

Il festival si chiuderà nell’Arena Estiva Giardino del Principe con una produzione-evento che quest’anno sarà “Polvere”. Vinicio Capossela (21 luglio) tornerà a Loano per presentare il suo ultimo progetto “Canzoni della Cupa” (La Cùpa/Warner Music) con una formazione inedita e pensata per il Premio Città di Loano.

Il programma del festival sarà arricchito, anche quest’anno, dall’iniziativa pomeridiana (ore 18.30 – Giardini Caduti di Nassiriya) il “Premio Incontra…”. Il 18 luglio, Beppe Greppi, Davide Baglietto presenteranno l’album “Tabulae” della Compagnia Sacco di Ceriana (2016, Felmay). L’incontro sarà condotto da Ciro De Rosa. Il 19 luglio, Stefano Arrighetti, Cesare Bermani, Antonio Fanelli, accompagnati dalle canzoni di Gualtiero Bertelli, racconteranno i 50 anni di storia dell’Istituto Ernesto De Martino con la conduzione di Enrico de Angelis. Il 20 luglio, Goffredo Plastino, Ciro De Rosa e Jacopo Tomatis, accompagnati dalla musica di Filippo Gambetta e Emilyn Stam presenteranno il volume “La musica Folk” a cura di Goffredo Plastino.

Premio Nazionale Città di Loano Filippo Gambetta

Il Premio Miglior Album 2015 al disco “Otto Baffi” (autoproduzione) di Filippo Gambetta con la seguente motivazione: “Filippo Gambetta è uno che sa raccontare storie senza usare le parole. Ha affinato questa capacità nel corso degli anni. Lo ricordiamo a inizio carriera instancabile ragazzo prodigio dell’organetto e lo abbiamo visto trasformarsi, nel corso del tempo, in musicista sempre più articolato e totale, ma che si tiene strette le radici folk. Otto Baffi è il suo disco più intenso e lirico. Di norma un lavoro tutto strumentale evoca paesaggi, sensazioni; qui invece ogni momento porta a immaginare volti, storie, epoche che gli ascoltatori possono sagomare e reinventare a proprio piacere. E con molto piacere”. (Antonio Vivaldi)

Il riconoscimento alla migliore produzione musicale del 2015 è stato decretato da una prestigiosa giuria composta da oltre sessanta giornalisti musicali. La Giuria del Premio è compost da Maurizio Agamennone, Giovanni Alcaini, Daniele Bergesio, Marco Boccitto, Loris Böhm, Michele Bovi, Raffaello Carabini, Pietro Carfì, Giordano Casiraghi, Gianni Ciaccio, Aldo Coppola Neri, Valerio Corzani, Giandomenico Curi, Enrico de Angelis, Paolo De Bernardin, Flaviano De Luca, Ciro De Rosa, Giuseppe De Trizio, Paolo Del Ry, Enrico Deregibus, Salvatore Esposito, Gerardo Ferrara, Massimo Ferro, Guido Festinese, Simona Frasca, Mario Giovannini, Jonathan Giustini, Ezio Guaitamacchi, Federico Guglielmi, Marco La Viola, Felice Liperi, Marco Lutzu, Ignazio Macchiarella, Giorgio Maimone, Maurizio Marino, Gigi Masciullo, Tiziano Menduto, Giorgio Meneghetti, Gaetano Menna, Marco Miconi, Beppe Montresor, Anna Nacci, Alessandro Nobis, Giancarlo Nostrini, Rosario Pantaleo, Riccardo Piaggio, Massimo Pirotta, Massimo Poggini, Ezio Riberi, Alessandro Rosa, Roberto G. Sacchi, Vincenzo Santoro, Annalisa Scarsellini, Giampiero Scazzola, Federico Scoppio, Stefano Starace, Salvatore Titolo, Jacopo Tomatis, Federico Vacalebre, Gianluca Veltri, John Vignola, Antonio Vivaldi, Enrico Zagnagnoli, Paolo Zara, Giorgio Zito.

Assegnati dalla direzione e dall’organizzazione del Premio Città di Loano anche il Premio alla Carriera e il Premio alla Realtà Culturale 2016. Il Premio alla Carriera 2016 sarà consegnato a Gualtiero Bertelli con la seguente motivazione: “Veneziano della Giudecca, Gualtiero Bertelli ha attraversato il panorama della musica di appartenenza senza mai esserne un semplice spettatore o magari un archivista di storie altrui. Le sue esperienze su disco, la collaborazione con i “Cantacronache”, il lavoro con il “Nuovo Canzoniere Italiano”, il suo interesse per la tradizione orale, per la musica strumentale, per la ricerca sulla lingua veneziana non si sono ma disunite da una vena personale, che rende la tradizione, pure quella familiare, un territorio vivo e assolutamente contemporaneo”.

Il Premio Realtà Culturale 2016 sarà consegnato all’Istituto Ernesto De Martino con la seguente motivazione: “Senza venire mai meno alla filosofia del suo fondatore, Gianni Bosio, e al grande studioso a cui è dedicato, l’Istituto ha attraversato cinquant’anni e due città (Milano e Sesto Fiorentino) raccogliendo, catalogando e divulgando con dedizione ed efficacia il canto sociale, le espressioni del movimento operaio, la cultura orale, senza innalzare nessuna barriera fra i modi in cui si tramandano e agiscono sul territorio. Non un semplice archivio ma il teatro di una ricerca che si arricchisce ancora oggi, felicemente, di nuovi documenti e considerazioni”.

Premio Nazionale Città di Loano Compagnia Sacco

Il programma

Lunedì 18 luglio 2016
ore 18.30 – Giardini di Nassiriya, lungomare
IL PREMIO INCONTRA… etichette, artisti, giornalisti e operatori culturali
COMPAGNIA SACCO DI CERIANA
Presentazione dell’album “Tabulae” della Compagnia Sacco di Ceriana (2016, Felmay) con Davide Baglietto, Beppe Greppi. Conduce Ciro De Rosa

ore 21.30 – Oratorio N.S. Rosario (Cappe Turchine), piazza Italia
COMPAGNIA SACCO “Canti della settimana santa” – concerto

Martedì 19 luglio 2016
ore 18.30 – Giardini di Nassiriya, lungomare
IL PREMIO INCONTRA… etichette, artisti, giornalisti e operatori culturali
ISTITUTO ERNESTO DE MARTINO
con Stefano Arrighetti, Cesare Bermani, Antonio Fanelli con accompagnati dalle canzoni di Gualtiero Bertelli
Conduce Enrico de Angelis

ore 21.30 – Spazio Culturale Orto Maccagli, lungomare
GIUSEPPE MOFFA “Dalla tradizione molisana al blues più nero” – concerto
Consegna del Premio Realtà Culturale 2016 a Istituto De Martino

Mercoledì 20 luglio 2016
ore 18.30 – Giardini di Nassiriya, lungomare
IL PREMIO INCONTRA… etichette, artisti, giornalisti e operatori culturali
Presentazione del volume “La musica Folk” a cura di Goffredo Plastino
con Goffredo Plastino, Filippo Gambetta e Emilyn Stam
Conducono Ciro De Rosa e Jacopo Tomatis

ore 21.30 – Spazio Culturale Orto Maccagli, lungomare
FILIPPO GAMBETTA E EMILYN STAM
“Musiche tradizionali da danza: ballo folk”– concerto
Consegna del Premio Miglior Album 2015 a Filippo Gambetta per l’album “Otto Baffi”
(autoproduzione)

Giovedì 21 luglio 2016
ore 21.30 – Arena Estiva Giardino del Principe
VINICIO CAPOSSELA “Polvere Tour” – concerto
Consegna del Premio alla Carriera 2016 a Gualtiero Bertelli

Premio Nazionale Città di Loano

I concerti

Lunedì 18 luglio 2016
ore 21.30 – Oratorio N.S. Rosario (Cappe Turchine), piazza Italia
COMPAGNIA SACCO
“Canti della settimana santa”

Demo Martini – prima voce; Giovanni Martini – seconda voce; Mirco Soldano – seconda voce; Daniele Di Francesco – seconda voce; Alberto Lupi, Rino Lanteri e Matteo Lupi – bassi.

La “Compagnia Sacco” di Ceriana è nata nel 1926 su iniziativa di un gruppo di amici e cantori legati alle tradizioni del paese. Nell’arco dei suoi 90 anni di storia, ha attraversato gli oceani, ha volato nei cieli di mezzo mondo, ha attraversato le strade di decine di paesi e città, allo scopo di far conoscere a gente di più svariate culture e lingue la bellezza del canto “a bordone” di Ceriana. Anche se una informale formazione fu registrata da Alan Lomax nel 1954, la storia della “Sacco” si apre ufficialmente con l’esordio al Piccolo Teatro di Milano del 1966/67 per Ronconi, Leydi e Strehler in occasione di una grande rassegna di canto tradizionale. Da quel lontano 1966, la “Sacco” ha intrapreso un percorso di successi, di incontri e di scambi anche con altri sodalizi della tradizione popolare. Da citare il viaggio negli Stati Uniti del 1975, i concerti nelle principali capitali europee. Le tournée in Serbia, Tunisia e Lituania. Nella tradizione vocale di Ceriana c’è la forte presenza del bordone, voce che crea una struttura di basso continuo. Secondo la tradizione il canto è introdotto dal baritono (seconda voce) al quale si unisce la voce del tenore (prima voce) più alta e acuta. I bassi accompagnano e sostengono i solisti. Il gruppo canta senza un maestro e in circolo, perché gli uomini devono guardarsi negli occhi come nelle osterie, durante gli incontri di festa, ma anche per un motivo molto pratico legato agli attacchi dei testi e delle armonie. Il nome della Compagnia si ispira alla bisaccia (sacco) che i contadini portavano sulle loro spalle andando al lavoro e nella quale era custodito il cibo e il vino per il pranzo quotidiano. Nel corso della serata si potranno ascoltare i canti eseguiti dalle confraternite di Ceriana in occasione dei riti della Settimana Santa.

Martedì 19 luglio 2016
ore 21.30 – Spazio Culturale Orto Maccagli, lungomare
Giuseppe Moffa
“Dalla tradizione molisana al blues più nero”

Giuseppe Moffa: voce, chitarre, zampogna; Primiano di Biase: pianoforte e organo Hammond; Domenico Mancini: violino; Guerino Taresco: contrabbasso; Simone Talone: percussioni.

Giuseppe Moffa è un polistrumentista molisano capace di unire nel suo repertorio le indiscutibili influenze sonore della sua terra al blues più nero. È un sorprendente autore di canzoni orientate da una cifra narrativa costantemente irridente e da una grande attenzione ai frammenti emotivi di esperienze periferiche. La scrittura dei testi privilegia la narrazione di storie appartenenti a una provincia appartata ma non inerte ed è riconducibile alla poetica e all’etica della “paesologia”. Il suo ultimo progetto musicale Terribilmente demodé propone oltre a brani tradizionali molisani, canzoni originali scritte in italiano e in dialetto. Il mondo popolare meridionale è il punto di partenza di questo viaggio alla scoperta della sensibilità e del sentire del cantautore che si esprime usando voce, chitarra, zampogna, mescolando ritmo e melodia con precisione accademica. L’orchestrazione delle canzoni è realizzata attraverso un’originale e attraente combinazione di strumenti tradizionali e materiali di matrice blues, “popular” e world. Dalla musica classica al blues al jazz, ogni genere musicale trova una forma nel suo repertorio.

Moffa fa il suo esordio discografico nel giugno del 2010 con l’album “Non investo in beni immobili”, lavoro che contiene quattordici brani che rappresentano una nuova espressione di musica popolare italiana in cui la tradizione si arricchisce di sonorità “altre”, pur restando legata alla ricerca etnomusicologica. Due anni dopo fonda la Zampognorchestra, un singolare quartetto di zampogne con le quali spazia dal rock alla musica classica. “Bag to the future” è il disco d’esordio del gruppo di cui Giuseppe Moffa scrive la maggior parte delle composizioni e delle orchestrazioni. La Zampognorchestra colleziona numerose esperienze tra le quali i concerti con Hevia e la collaborazione in Corsica con Toni Casalonga e A Cumpagnia sulla polifonia e le musiche tradizionali corse. Nel maggio del 2015 esce “Terribilmente Demodè”. L’album vince il premio “Di Canti e di Storie” istituito dalla Squilibri Editore e si classifica tra i primi cinque candidati alla Targa Tenco nella categoria “Miglior disco in dialetto 2015”.

Mercoledì 20 luglio 2016
ore 21.30 – Spazio Culturale Orto Maccagli, lungomare
Filippo Gambetta e Emilyn Stam
“Musiche tradizionali da danza: ballo folk”

Filippo Gambetta presenterà il suo ultimo album Otto Baffi, vincitore del Premio Miglior Album 2015. “Il disco nasce dall’idea di comporre nuove melodie per l’organetto in sol / do a due file / otto bassi, partendo da ritmi e melodie legate alle musiche tradizionali da danza. Le dodici tracce del disco sono composizioni originali nate perlopiù nell’autunno 2014. L’organetto a due file / otto bassi è lo strumento da cui molti organettisti, me compreso, muovono i primi passi prima di confrontarsi con modelli che ampliano le possibilità cromatiche dello strumento. L’otto bassi è anche il tipo di organetto più diffuso in Europa e trova nel repertorio da danza uno dei luoghi espressivi a sé più consoni.”

Filippo Gambetta si dedica alla composizione di musica originale per l’organetto diatonico oltre a studiare e a proporre repertori specifici come la musica tradizionale irlandese e nord italiana; collabora inoltre con artisti e gruppi le cui visioni musicali vanno oltre l’universo propriamente folk. “Stria”, “Pria Goaea”, “Andirivieni” e “Otto Baffi” sono gli album nei quali Filippo ha inciso propria musica per organetto. In solo, duo e con il Filippo Gambetta Trio, l’organettista genovese ha suonato in alcuni dei festival folk più importanti del mondo come l’Edmonton Folk Festival, il Vancouver Folk Music Festival, il Kaustinen Folk Music Festival, il Bruxelles Folk Festival. Oliver Schroer, Jaron Freeman Fox, Gioele Dix, Gabriele Mirabassi, Riccardo Tesi, Jean Michel Veillon e Nuala Kennedy sono alcuni degli artisti con cui Filippo ha collaborato negli ultimi anni. Attualmente membro dei progetti Liguriani (band ligure con cui Filippo tiene da oltre dieci anni numerosi concerti in tutta Europa) e Choco Choro. Filippo Gambetta porta anche avanti una intensa attività didattica, che lo ha portato ad insegnare in importanti camp tra Italia, Belgio, Spagna e Francia.

Emilyn Stam proviene dal Canada occidentale e vive attualmente a Toronto. Violinista, pianista e fisarmonicista, fa attualmente parte di numerosi gruppi folk tra cui la Lemon Bucket Orkestra, la band Shoeless e il progetto Té (balfolk europeo). Allieva e collaboratrice del violinista e compositore Oliver Schroer, ha realizzato cinque album e registrato in più di venti dischi in qualità di ospite, tra cui “Confabulation” di David Woodhead, “Smithers” di Oliver Schroer e “Manic Almanac, Slow Mobius” di Jaron Freeman-Fox. Il suo disco “Eh?!” (con Anne Lederman e James Stephens) è stato nominato ai Canadian Folk Music Awards. Collabora con i musicisti di Toronto Charles James, Matt Maclean e John David Williams. La sua musica combina con personalità le sonorità delle musiche tradizionali con la raffinatezza della musica classica e la libertà e l’apertura del jazz. Insieme a Filippo Gambetta presenta il disco “Otto Baffi” durante la primavera e l’estate del 2016.

Vinicio Capossela

La produzione

Giovedì 21 luglio 2016
ore 21.30 – Arena Estiva Giardino del Principe
Vinicio Capossela
“Polvere Tour”

formazione inedita e pensata per il Premio Città di Loano: Glauco Zuppiroli (contrabbasso); Mirco Mariani (batteria); Alessandro “Asso” Stefana (chitarre); Giovannangelo De Gennaro (flauti e percussioni); Sergio Palencia (tromba); Angelo Mancini (tromba).

“Polvere” è la prima parte della tournée con cui Vinicio Capossela presenta il suo ultimo album “Canzoni della Cupa” (La Cùpa/Warner Music). Il tour dell’artista così come il disco è diviso in due, un lato è esposto al sole e uno all’ombra. “Polvere” è “il lato esposto al sole, il lato che dissecca, che asciuga al vento. Il lato della ristoccia riarsa, su cui il grano è stato mietuto. Il lato del lavoro costato quel grano. Il lato del sudore e dello sfruttamento di quel lavoro” e si combina con la stagione estiva. “Ombra” troverà il suo ideale spazio nei teatri, dove approderà nell’autunno/inverno.

Vinicio Capossela con il suo ultimo progetto musicale si immerge nella tradizione popolare per riscriverla. Dall’incontro con Matteo Salvatore – che a Loano nel 2005 ha fatto il suo ultimo concerto, ricevendo il Premio alla Carriera – parte il viaggio tra i suoni e le storie di un mondo antico.

“A questo mondo attingono queste canzoni. Un mondo folclorico, rurale, mitico e mitologico, a cui ho cercato di dare voce affidandomi all’opera preesistente di un cantore come Matteo Salvatore, e poi al patrimonio delle canzoni di paese, e soprattutto a quel grande bacino che racchiude la saga epica della comunità, quello dei sonetti, i versi in rima, mai scritti, che si cantano uniti, affastellando le voci. E altri ancora ne ho trovati dentro di me, a lungo cercando tra i gradini, i vicoli, i rovi e le terre.

Tutti insieme, affastellati negli anni come fascine da fuoco, sono diventate le Canzoni della Cupa. Canzoni che mi hanno dato calore e radice, paura e conforto. Non c’è nulla di rassicurante nella musica folk, affermava Dylan. Ed è vero. Sono canzoni in cui l’uomo è esposto alle forze della terra, alle sue radici che avviluppano e strangolano, ai suoi rovi che infliggono ferite, alle forze della notte, ai dirupi di una natura crudele e arcana, allo sfruttamento e alla sopraffazione dell’uomo sull’altro uomo. Che espongono alle malizie umane, alla crudeltà delle piccole comunità. Musiche che non lasciano fuori dalla porta il lutto, la separazione e il dolore. Che non pongono limiti alla Festa, all’abbondanza dissipatoria che sconfina nella morte. Ma sono anche canti che ricompongono un rapporto tra cielo e terra, condizione in cui spesso stiamo sospesi incoscienti, inconsapevoli, come sonnambuli. Che ci fanno ancora sentire freddo, emozione, desiderio, paura, senso dell’avventura, euforia, lutto e morte. Che ci dicono di appartenere a un mondo più vecchio di noi, a cui la Storia cambia volto e superficie, ma che resiste, e ci ricorda di essere solo uomini sulla terra nuda”.

Il premio incontra… etichette, artisti, giornalisti e operatori culturali

Lunedì 18 luglio 2016
ore 18.30 – Giardini di Nassiriya, lungomare
Compagnia Sacco di Ceriana
Presentazione dell’album “Tabulae” della Compagnia Sacco di Ceriana (2016, Felmay) con Davide Baglietto, Beppe Greppi
Conduce Ciro De Rosa

La Compagnia Sacco presenta in questo album la raccolta completa dei canti eseguiti dalle confraternite di Ceriana in occasione dei riti della Settimana Santa.Le confraternite fioriscono nel Ponente Ligure già alla fine del 1200, quando numerosi gruppi di penitenti si muovono per il primo Giubileo. Per l’anno Santo indetto da Bonifacio IX nel 1400, molti uomini appartenenti al movimento laicale dei bianchi, con indosso una cappa bianca e incappucciati, passarono per tutta la Liguria diretti a Roma. Nel Seicento nacque la Compagnia della Misericordia per assistere i condannati a morte e sotto l’esempio di questa, sorsero confraternite votate all’assistenza ospedaliera. Le confraternite hanno costituito, nel passato, la vera spina dorsale delle tradizioni ecclesiali della Liguria: a Ceriana ancora oggi sono attive tre confraternite ed una compagnia. Esse si distinguono per il colore della cappa o della mantellina (“u tabarin”).

Santa Caterina d’Alessandria, confraternita dei rossi, è la più antica. La confraternita della Visitazione di Maria si distingue per il colore azzurro, mentre i confratelli di Santa Marta portano una mantella verde sulla cappa bianca. I “neri” della Misericordia sono invece gli unici ad indossare una cappa nera. Nel ricco panorama di canti tradizionali polifonici di Ceriana, i canti della Settimana Santa assumono una valenza speciale: sono intonati dai confratelli il Giovedì e Venerdì Santo. Il Miserere è canto processionale e viene eseguito dalle confraternite anche all’esterno della Chiesa Parrocchiale, durante la suggestiva processione “degli angioletti” del Venerdì Santo. Nel corso dei secoli hanno operato anche altre associazioni o congregazioni, quella delle Madri Cristiane custodisce tuttora il repertorio dei canti e degli uffici della Beata Vergine da cui è tratto il canto “Quasi Cedrus”. Patrimonio condiviso di tutta la comunità di uomini e donne di Ceriana è invece “Lauda da Madona da Vila” il canto per la Vergine Maria, eseguito sul sagrato del Santuario della Madonna della Villa in occasione della Festa della Natività dell’8 Settembre.

Martedì 19 luglio 2016
ore 18.30 – Giardini di Nassiriya, lungomare
Istituto Ernesto De Martino
con Stefano Arrighetti, Cesare Bermani, Antonio Fanelli, accompagnati dalle canzoni di Gualtiero Bertelli
Conduce Enrico de Angelis

Nel gennaio del 1966, a Milano, Gianni Bosio, storico e ricercatore del movimento operaio che nel 1953 diede nuova vita alle Edizioni Avanti!, fondò con Alberto Mario Cirese l’Istituto Ernesto de Martino “per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario”. Il primo luglio 1966 l’Istituto divenne operativo e Gianni Bosio affidò a Franco Coggiola l’incarico di curatore dell’Istituto stesso. Dopo la morte di Bosio (21 agosto 1971), nel 1972 l’Istituto Ernesto de Martino divenne l’Associazione Istituto Ernesto de Martino, presieduta da Clara Longhini fino al 1980 quando la carica passò a Franco Coggiola. A seguire ricoprirono il ruolo di presidente Ivan Della Mea e Stefano Arrighetti. L’Istituto è un archivio sonoro specializzato, in cui sono confluiti e confluiscono i risultati delle ricerche sul campo di numerosi studiosi del mondo popolare e proletario, fissati in oltre 6000 nastri magnetici per un totale complessivo di circa 15000 ore di registrazione. L’Istituto ha raccolto materiali di carattere musicale (canti popolari e sociali, danze, riti, rappresentazioni popolari), testimonianze sui momenti più significativi della storia del movimento operaio, biografie di militanti, registrazioni di manifestazioni sindacali e politiche, ordinati in un archivio specializzato per la conservazione, la catalogazione e lo studio delle forme di espressività orale, con annessa biblioteca, videoteca e filmoteca.L’Istituto Ernesto de Martino non è stato e non è solo un archivio: è stato ed è soprattutto un punto di raccordo tra interessi storici, socio-storici, antropologici ed etnomusicologici, un luogo di ricerca, di valorizzazione della cultura orale e del canto sociale vecchio e nuovo.

Gualtiero Bertelli Nasce a Venezia, nell’isola della Giudecca, il 16 febbraio 1944.La musica è passione diffusa in famiglia e Gualtiero è avviato allo studio della fisarmonica all’età di cinque anni. Non ha ancora raggiunto l’età di sette anni che già si esibisce come solista nel complesso di fisarmoniche del suo maestro. Alla fine degli anni Cinquanta vive la sua stagione del rock e successivamente della canzone d’autore, fondando due gruppi musicali che lo vedono attivo fino al 1963. È questa la palestra nella quale si forma come cantante e autore.

In questo periodo Gualtiero prende parte alla vita politica e culturale della sua città e viene in contatto con pubblicazioni discografiche, musicisti e ricercatori che si occupano di canto sociale. In particolare, grazie all’amicizia con il musicista Luigi Nono, incontra Sergio Liberovici di Cantacronache, occasione che prepara la svolta nell’attività musicale di Gualtiero Bertelli.
In quegli anni la ricerca demografica e in particolare sul canto storico/politico si coniuga con l’attività di autori, come Fausto Amodei e Ivan Della Mea, che con le loro nuove canzoni raccontano la realtà urbana che si sta sviluppando a Torino, a Roma, un po’ ovunque nel nostro paese. Su questa strada si colloca il lavoro di Gualtiero dal 1963 in poi, preparandosi all’inevitabile, e atteso, contatto con il Nuovo Canzoniere Italiano, fondato da Gianni Bosio e Roberto Leydi attorno al quale si concretizzano tutte queste esperienze.

L’occasione per questo contatto è offerta da un incontro che oggi non è esagerato definire storico, anche se allora non se ne aveva la percezione, quello tra Gualtiero e Luisa Ronchini.
È il 1964, nasce il Canzoniere Popolare Veneto e con questo si sviluppa la ricerca sulla canzone popolare veneziana e la composizione di nuove canzoni. Dal 1965 Bertelli prende parte all’attività del Nuovo Canzoniere Italiano e entra a far parte del gruppo di nuovi autori quali Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli e successivamente molti altri. Nello stesso anno realizza il disco “’Sta bruta guera che no xe finia”, prima di una serie ricca di incisioni. Partecipa ai due folk festival internazionali di Torino (nel 1965 e nel 1966) e a innumerevoli concerti. Nel 1972 fonda il Nuovo Canzoniere Veneto che, con due formazioni diverse, è attivo fino al 1980.

Dopo una pausa di alcuni anni, nel 1987 Bertelli torna all’attività musicale con la pubblicazione del LP “Barche de carta”. La canzone che dà il titolo all’album è stata premiata con la Targa Tenco quale miglior composizione in dialetto dell’anno. Nel 2002 Bertelli pubblica il CD live “Quando la luna a mezzogiorno” accompagnato dal pianista Paolo Favorido e da allora riprende in pieno l’attività musicale e teatrale, fondando anche La Compagnia delle Acque, un gruppo di cantanti e musicisti con il quale incide dei CD legati ai numerosi spettacoli sino ad oggi realizzati.

Mercoledì 20 luglio 2016
ore 18.30 – Giardini di Nassiriya, lungomare
Presentazione del volume “La musica Folk” (2016, Il Saggiatore) a cura di Goffredo Plastino
con Goffredo Plastino, Filippo Gambetta e Emilyn Stam
Conducono Ciro De Rosa e Jacopo Tomatis

Il folk music revival degli anni Sessanta e Settanta è stato uno dei processi culturali più intensi e fertili nella storia d’Italia. Promosso e rappresentato tra gli altri dal Nuovo Canzoniere Italiano, dall’Almanacco Popolare, dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare, dal Canzoniere del Lazio, teorizzato da studiosi come Roberto Leydi, Gianni Bosio, Michele Straniero e Diego Carpitella, fu un movimento capace di conciliare ricerca etnomusicologica, istanze di protesta, tradizioni musicali, interpretazioni e reinvenzioni. Il revival italiano, però, non si è concluso con quello straordinario ventennio: contrariamente alla tesi dominante, continua a essere un fenomeno di grande dinamismo.

In quest’opera monumentale Goffredo Plastino ha raccolto documenti, saggi, interviste, approfondimenti che riflettono la ricchezza, la complessità e le tante controversie di questa vicenda musicale e intellettuale. Il libro restituisce ai lettori il dibattito su spettacoli memorabili come Bella Ciao, sul Folk Festival di Torino e su trasmissioni televisive come “Adesso musica” e “Canzonissima”; ripercorre le scelte artistiche, ideologiche ed esecutive dei grandi protagonisti storici – Caterina Bueno, Giovanna Marini, Eugenio Bennato, Antonio Infantino, Otello Profazio, Riccardo Tesi, e gruppi quali il Gruppo Padano di Piadena, Cantovivo o E’ Zezi di Pomigliano d’Arco –, per giungere fino all’attuale revival di danze tradizionali come la pizzica e la tammurriata, o di strumenti musicali come l’organetto e la lira calabrese.

“La musica folk” è un’indagine a tutto campo che spazia tra i repertori e gli stili, le produzioni discografiche e gli spettacoli dal vivo, con particolare attenzione alle interazioni tra musica popolare e popular music e all’intreccio con i mutamenti economici, sociali e culturali. Un volume che offre molteplici prospettive per ascoltare e apprezzare il folk revival del passato e del presente, indispensabile per chiunque voglia comprendere una scena musicale italiana vitale, composita e sorprendente.

Goffredo Plastino insegna Etnomusicologia alla Newcastle University. È presidente dell’International Association for the Study of Popular Music. Per il Saggiatore ha curato il volume di Alan Lomax, “L’anno più felice della mia vita” (2008), e ha pubblicato “Cosa Nostra Social Club. Mafia, malavita e musica in Italia” (2014). È autore con Franco Fabbri di “Made in Italy. Studies in Popular Music” (2013).

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