Terrorismo, il vescovo Borghetti: "La cultura della morte non deve vincere" - IVG.it
La riflessione

Terrorismo, il vescovo Borghetti: “La cultura della morte non deve vincere”

"Preghiamo per le vittime e per i carnefici, preghiamo per noi stessi, preghiamo per un'umanità ri-appassionata di se stessa"

guglielmo borghetti

Albenga. Ore e momenti di angoscia e paura per la Chiesa e il mondo cattolico per il grave atto di terrorismo che si è verificato in Francia. E anche dal vescovo coadiutore della Diocesi di Albenga-Imperia arrivano parole di preoccupazione: “Ancora sangue, ancora violenza, ancora domande che si accavallano: quanto durerà, quando finirà, fanatismo, follia, perdita del senso profondo della vita, della realtà…siamo inorriditi dallo scempio della sacralità della vita”.

“La cultura del vuoto e della morte sembrano avere la meglio. Spesso mi è venuto da dirlo negli ultimi tempi: il nulla sta ammaliando le coscienze e le riempie della sua nullità. Mi chiedo che cosa abbiamo costruito, con quali pietre l’edificio della società è stato eretto: pietre fragili, eppure contenenti rabbia, rancore, violenza”.

“Per esistere, per essere qualcuno debbo decidere di far smettere di esistere un uomo come me, annullandolo con il mio nulla mi sento qualcuno, annullandomi con il mio nulla divento immortale. Grande tristezza! Il quotidiano è minacciato, il nulla è in agguato e ci spaventiamo. Non è un prete cattolico ucciso, sgozzato, che mi ha spinto a scrivere, bensì la conferma amara che qualcosa non ha funzionato nella trasmissione di ciò che permette di dare un senso alla vita. Prima Nizza, poi Monaco, e dopo Ansbasch etc. Non ho pudore e in modo politicamente scorretto, con decisione affermo che solo la riscoperta della presenza dell’unico Salvatore, di Colui che si è fatto nulla per distruggere il nulla, potrà costituire l’alba di giorni rinnovati” aggiunge ancora il vescovo albenganese, rimasto colpito dalla sequenza degli atti terroristici, culminati con l’attacco alla chiesa della Normandia.

“Lui, Gesù il Figlio del Dio vivente è la speranza affidabile che non delude e ci incoraggia ad essere costruttori di bene e testimoni di senso per una vita tutta da vivere. Senza di lui anche i valori della laicità sbiadiscono, sono anemici e impotenti. Preghiamo per le vittime e per i carnefici, preghiamo per noi stessi, preghiamo per un’umanità ri-appassionata di se stessa” conclude il vescovo Borghetti.

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