Savona, voci alla Conca Verde: "La Prefettura ha scelto di mettere i profughi qui". E scoppia la rivolta - IVG.it
Riunione improvvisata

Savona, voci alla Conca Verde: “La Prefettura ha scelto di mettere i profughi qui”. E scoppia la rivolta fotogallery

I sopralluoghi all'ex ostello della gioventù hanno creato allarme: ne è nata una riunione spontanea dei residenti inferociti, che ora chiedono un incontro col Prefetto

Savona. E’ bastata una sola frase, sfuggita forse inconsapevolmente ad un membro della Protezione Civile: “Lunedì iniziamo i lavori, veniamo un po’ a disboscare“. Un’affermazione che, nel clima di tensione sociale degli ultimi giorni a Savona, ha rischiato in poche ore di scatenare un’autentica “rivolta” da parte di un intero quartiere: questa volta non si tratta di Legino, ma dei residenti della Conca Verde. [tag name=”profughi legino”]

Il tema è sempre quello dell’hub di smistamento profughi richiesto dalla Prefettura. L’ipotesi iniziale era quella del campo sportivo “don Aragno” di Legino; in seguito alle proteste degli abitanti il Comune ha suggerito la valutazione di siti alternativi. Tra questi si è scoperto esserci l’ex ostello “Villa De Franceschini” alla Conca Verde, una struttura che appartiene al Comune e che, da qualche tempo, giace in disuso. E così ieri il mattina il prefetto Giorgio Manari ha compiuto un sopralluogo per valutare la fattibilità del progetto.

Fin qui storia vecchia. La novità di oggi è che questa mattina si è tenuto un nuovo sopralluogo nel corso del quale, come detto, qualcuno della Protezione Civile ha annunciato ai presenti l’avvio dei lavori di disboscamento lunedì. Una frase che è stata interpretata come una “conferma ufficiale” della scelta di quel sito, da parte della Prefettura, per collocarvi l’hub. Apriti cielo: il sussurro è diventato una voce, la voce è diventata un grido, ed in pochi minuti tutti i residenti della zona avevano ricevuto la notizia della “ufficialità” del provvedimento.

Tra le persone sul posto questa mattina anche i membri del Gruppo Antipolitico Savonese: “Eravamo lì per aiutare un ragazzo che ad oggi vive nell’ostello, il figlio degli ex gestori – racconta il portavoce, Ned Taubl – e abbiamo sentito queste frasi. Allora abbiamo informato gli abitanti di quanto avevamo appreso, e loro ci hanno chiesto aiuto per organizzare un incontro”. E così in poche ore è stata allestita in fretta e furia una riunione spontanea dei residenti: circa 50 persone si sono ritrovate alle 17 presso il ristorante Conca Verde, che si trova nelle vicinanze dell’ex ostello.

Toni tesi, tesissimi all’inizio della riunione, con persone che già discutevano le migliori strategie per impedire lunedì mattina l’accesso ai membri della Protezione Civile: catene e lucchetti, addirittura blocchi stradali o transenne. Poi, fortunatamente, una sequenza di telefonate ha contribuito a calmare un po’ gli animi: il Capo di Gabinetto della Prefettura Marcello Urso, l’assessore ai Lavori Pubblici Pietro Santi ed il capogruppo di Fratelli d’Italia Emiliano Martino, in momenti diversi, hanno tutti spiegato ai residenti la stessa cosa, ossia che l’ostello rappresenta al momento solo un’ipotesi in fase di valutazione, ma che ancora non esistono decisioni ufficiali. E’ vero peraltro che già domani mattina inizieranno dei lavori: “Ma si tratta semplicemente di operazioni di pulizia della vegetazione – spiega l’assessore Maurizio Scaramuzza, che lunedì sarà sul posto insieme al comandante della Polizia Municipale Igor Aloi – di cui il sito ha comunque disperato bisogno. Lo scopo è mettere in sicurezza la zona e prepararla all’eventuale uso come hub qualora dovesse rendersi necessario”.

Se i propositi bellicosi più immediati sono stati così contenuti, le preoccupazioni di fondo rimangono. “Siamo bersagliati dai furti – spiega qualcuno – e non ci sentiamo al sicuro, per cui non può che spaventarci avere vicino a casa nostra un ulteriore fattore di rischio”. “Non sarebbe giusto nemmeno per i profughi alloggiarli lì – spiega un altro – hanno bisogno di soluzioni umane, non di un accampamento in mezzo al bosco“. “La nostra rabbia deriva dalla paura – tuona un terzo – sentiamo ai telegiornali che queste persone fanno del male alla gente e non riescono a contenersi, la paura nasce da qui”.

E per queste e tante altre ragioni i residenti hanno concordato di raccogliere delle firme per chiedere al Prefetto un incontro. “Vogliamo esporre loro le nostre perplessità”, spiegano. Dopo Legino, dunque, un altro quartiere è pronto alla rivolta: quello dell’hub di smistamento profughi a Savona sta diventando un rebus sempre più complicato.

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