Bossarino ed Ecosavona, Waste Italia perde 36 milioni in un anno - IVG.it
Il bilancio

Bossarino ed Ecosavona, Waste Italia perde 36 milioni in un anno

L’assemblea ha anche nominato il nuovo consiglio di amministrazione, che sarà composto da sette membri: Pietro Colucci (presidente, azionista di riferimento)

bossarino

Savona. Una perdita di 36 milioni di euro nel 2015 raffrontata ai 29,6 milioni del 2014. Si è chiuso così il bilancio che Waste Italia, società quotata in Borsa che controlla, tra le altre, le società Ecosavona e Bossarino con le due discariche di Vado Ligure, ha approvato nel corso della sua seduta estiva.

I dati consolidati per l’esercizio 2015 del Gruppo Waste Italia S.p.A. hanno evidenziato un raddoppio del fatturato, 133 milioni di euro a fronte dei 64 milioni del 2014, a seguito del continuo e progressivo sviluppo del business ambientale, compresa l’acquisizione degli impianti savonesi avvenuta a fine 2014.

Il 2015, osserva una nota di Waste Italia, è stato particolarmente critico, risentendo di fattori esogeni ed endogeni che di fatto hanno determinato la minore redditività del business, ma “tale minore marginalità, proprio per la tipicità del business e dell’attività connessa di messa a dimora di rifiuti, è di natura temporanea e verrà recuperata nel corso dei prossimi esercizi”.

L’indebitamento finanziario netto del Gruppo si attesta al 31 dicembre 2015 a Euro 262 milioni rispetto a Euro 250,3 milioni di fine dicembre 2014. L’esercizio 2015 risente inoltre della svalutazione delle azioni Veneto Banca in portafoglio (di 0,8 milioni di euro pari a circa l’80% del valore) e di accantonamenti a fondo rischi per Euro 0,4 milioni a fronte di contenziosi in corso.

L’assemblea ha anche nominato il nuovo consiglio di amministrazione, che sarà composto da sette membri: Pietro Colucci (presidente, azionista di riferimento); Marco Fiorentino; Alessandra Fornasiero; Francesca Sanseverino; Daniela Murer; Laura Filippi; Giuseppe Maria Chirico (amministratore delegato). Infine, i soci hanno approvato un nuovo piano di acquisto e disposizione di azioni proprie, fino all’ammontare massimo del 20% del capitale.

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