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Bombardier, sindacati furiosi: “Anche solo pensare ai licenziamenti è una bestemmia” fotogallery

"Gli utili di Vado sono serviti a salvare altri siti in Europa, ci sentiamo come l'orchestra del Titanic..."

Vado Ligure. “Un atto di irresponsabilità”. Così Lorenzo Ferraro di Cgil commenta la decisione di Bombardier di aprire la procedura di mobilità per 106 lavoratori, un provvedimento preso a 6 giorni dall’incontro ministeriale programmato per il 28 luglio. Un fulmine a ciel sereno che, per ora, aleggia come una minaccia su tutti i 600 occupati dell’azienda: “Sappiamo solo che si tratta di 106 persone – spiega il sindacalista – ma non conosciamo ancora nel dettaglio i reparti interessati. Quello sarà compito dell’esame congiunto, chiederemo un incontro per discutere la procedura ed entrare nel merito”.

Sciopero bombardier

L’immagine emblematica del presidio davanti ai cancelli è quella di una bara, con all’interno il “cadavere” di un operaio Bombardier. A dominare nei lavoratori sono lo stupore e la rabbia: “Noi in questi giorni, in tutte le sedi e con tutti gli interlocutori istituzionali, abbiamo chiesto di intervenire nei confronti dell’azienda per stoppare una eventuale procedura di mobilità che era latente, proprio per darci il tempo di capire in sede ministeriale le prospettive industriali del sito. Dopo di che ognuno risponde delle proprie azioni: di fronte a un’azione unilaterale dell’azienda i lavoratori hanno dato una risposta coerente con l’accaduto”.

Ancora più duro Bruno Martinazzi della Rsu: “Si sentiva nell’aria questa indecisione dell’azienda… chiaro che con questi licenziamenti abbiamo un problema: un’azienda come questa, visti il fatturato e gli utili, non può scaricare la propria responsabilità di non riuscire a vincere sul mercato su dipendenti e lavoratori. Non conta che i licenziamenti siano 106, anche solo il pensiero di aver aperto la mobilità è una bestemmia e un’offesa verso i lavoratori“.

Di certo i sindacati, indispettiti dall’atteggiamento dell’azienda, affronteranno la questione senza fare sconti: “La fase di gestazione di una procedura di mobilità prevede 75 giorni, che decorrono da ieri e andranno a chiudersi ai primi di ottobre – spiega Ferraro – Dal 22 agosto termina però la possibilità di sospendere i lavoratori con la cassa integrazione ordinaria: va da sé che l’azienda questi lavoratori li pagherà per intero e assolutamente senza fare sconti, a meno che non intervengano condizioni diverse”.

Ad esacerbare gli animi è il fatto che i dipendenti di Vado si sentono traditi: “Quando ci hanno chiesto di allinearci sui loro programmi lo abbiamo fatto – ricorda Martinazzi – ad esempio essendo gli unici a restare fuori dalla lavorazione dello Zefiro 1000… e poi i soldi che noi portiamo di utili servono a salvare altri siti in Europa. Quando abbiamo chiesto conto di questo ci hanno detto che ‘era il passato’…”. E così, mentre altrove si lavora, gli operai vadesi, spesso con figli piccoli, vengono trasferiti a Napoli, ad Asti, a Milano. “Dentro questa vicenda ci sono esseri umani, con le loro storie… mi riferisco a tanti colleghi che mi ricordano l’orchestra del Titanic, che suonava mentre la nave affondava. Comunque di fronte alla mancanza di lavoro è giusto cogliere le occasioni di lavoro sui cantieri. La preoccupazione vera è quella dei colleghi che domani non avranno più un lavoro: la nostra sopravvivenza si basa su cargo e merci e tutti i macrodati indicano una flessione, noi abbiamo bisogno di 45 locomotive annue per sostenere il gruppo dimezzando la produzione. E una produzione dimezzata significa che in futuro andrà in crisi il servizio di assistenza. Stiamo solo spostando i problemi in avanti… e quello che l’azienda sta mettendo in campo non è utile per salvare il sito”.

L’appello è quello all’unità, a non vedere i colleghi delle altre regioni d’Italia come privilegiati: “Bombardier è una e una sola, e per noi si tratta per tutti allo stesso modo – conclude Ferraro – E’ chiaro che le unità legate all’assistenza, delocalizzate a Napoli o a Milano, continuano a lavorare e hanno un futuro leggermente più lungo di quella di Vado, per cui i lavoratori vadesi che vedono i colleghi continuare a lavorare si sentono di serie B… per noi però sono tutti uguali, e interverremo anche nei confronti delle unità di assistenza per far capire loro che la situazione è grave per tutta l’azienda”.

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