Abuso d'ufficio

Assunto il figlio del primario, ma secondo la Procura il concorso dell’Asl 2 era “pilotato”: 3 indagati

Nei guai l'ex primario di chirurgia plastica del Santa Corona Mauro Ferraro, il figlio Simone e la dottoressa Boccia dirigente delle risorse umane Asl

Intitolazione Largo San Giovanni Paolo II

Savona. Abuso d’ufficio in relazione ad un concorso per l’assunzione di un medico che sarebbe stato pilotato. E’ l’accusa contestata alla dottoressa Maria Beatrice Boccia, responsabile delle risorse umane dell’Asl 2 Savonese, al chirurgo Mauro Ferraro, ex primario dell’Unità complessa di Chirurgia plastica e maxillo-facciale dell’ospedale Santa Corona (oggi in pensione), e al figlio, il dottor Simone Ferraro.

L’indagine della Procura (che è stata chiusa nei giorni scorsi) ruota intorno ad un concorso, che risale al 2013, grazie al quale il dottor Simone Ferraro era stato assunto dall’Asl 2 Savonese entrando a far parte, secondo quanto gli viene contestato, dello staff del reparto del quale il padre era responsabile.

Per gli inquirenti (l’inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore Cristiana Buttiglione), il concorso in questione – finalizzato all’assunzione di un chirurgo plastico – era stato creato ad hoc, aggirando le graduatorie già esistenti, proprio per assumere Simone Ferraro. In particolare, sempre secondo le contestazioni della Procura, il neo assunto era destinato all’Unità Spinale, ma di fatto avrebbe poi svolto l’attività nel reparto di chirurgia plastica.

Il fatto che il dottor Ferraro sia stato valutato più positivamente rispetto ad altri candidati e che abbia raggiunto il punteggio più elevato però non ha fatto cadere le accuse di abuso d’ufficio nei confronti dei tre indagati. Gli inquirenti ritengono infatti che l’irregolarità si sia concretizzata proprio nel bandire, il 9 luglio del 2013, quel concorso (inserendo tra l’altro un requisito che, sempre secondo la tesi della Procura, aveva solo il dottor Ferraro per consentire di alzare il suo punteggio) senza ricorrere alla graduatorie già esistenti che risalivano al 2011.

Così quando il 28 maggio del 2014 era stata pubblicata la nuova graduatoria il medico che era stato scalzato aveva presentato un ricorso al Tar per chiedere l’annullamento del concorso. A causa di una rinuncia del diretto interessato però i giudice del tribunale amministrativo non si erano pronunciati sulla vicenda. In occasione del procedimento davanti al Tar la linea difensiva dei soggetti accusati di aver “pilotato” il concorso aveva sostenuto che non ci fosse nessuna irregolarità perché i due concorsi avevano oggetti diversi, ovvero non erano per lo stesso incarico. In particolare il primo sarebbe stato finalizzato all’assunzione di un “micro chirurgo” (solitamente uno specialista vascolare o plastico), mentre il secondo, quello finito al centro dell’indagine, per un chirurgo plastico.

L’inchiesta giudiziaria, nonostante lo stop del ricorso al Tar, era comunque partita prendendo le mosse da un esposto anonimo recapitato a palazzo di giustizia.

Nelle prossime settimane la dottoressa Boccia (che è indagata per aver firmato la delibera con la quale era stato indetto il concorso) e i due Ferraro, che hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, potranno difendersi dalle accuse presentando una memoria difensiva oppure chiedendo di essere ascoltati dal pm che poi dovrà decidere se procedere con la richiesta di giudizio oppure archiviare il fascicolo.

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