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Savona, Di Tullio dice addio al Pd: “Il partito è un freno, non una opportunità”

L'ex segretario e vice sindaco lascia il partito Democratico, non senza polemiche

Savona. L’ex segretario provinciale del ed ormai ex vice sindaco di Savona Livio Di Tullio, uscito sconfitto dalle scorse elezioni primarie, ha reso noto le sue dimissioni dal partito Democratico, annunciando la sua decisione una volta terminate le operazioni di voto per il ballottaggio tra Cristina Battaglia e Ilaria Caprioglio.

“Spiegherò nei prossimi giorni i motivi che mi hanno portato a questa decisione. Prima però lo farò con una serie di amici e compagni che mi sono molto cari sul piano politico e personale. La mia passione per la politica e il mio amore per Savona possono essere espressi in tanti modi, non necessariamente militando in un partito. Anzi, se devo dirla tutta, l’essere nel Pd è un freno e non una opportunità” dice Di Tullio in un post su Facebook.

E poi le sue riflessioni: “Si conclude una campagna elettorale nella quale uno schieramento ha parlato alla testa dei savonesi, l’altro alla pancia. Nessuno ha parlato al cuore. Il prossimo sindaco si troverà una comunità divisa, con ventimila savonesi che al primo turno non sono andati a votare. Spero che chiunque vinca si ponga il problema di recuperare passione e desiderio, partecipazione e democrazia contro, da una parte, ogni tentazione tecnocratica o di governo dei (presunti) migliori e dall’altra, ogni fantasia di regolamento di conti. In un momento così difficile la comunità va riunita e non divisa e chiamata a costruire tutti insieme un progetto per il futuro”.

“E’ stata una campagna incredibile. Come è stato possibile che un candidato sostenuto dal centro destra che fino a qualche mese fa si considerava (gli stessi esponenti si consideravano) debolissimo, sia riuscito ad arrivare al ballottaggio ed insidiare il centro sinistra? E come hanno fatto quelli del Movimento 5 Stelle a farsi battere?. E il PD a tremare? – aggiunge l’ex esponente del Pd -. Domande che meritano una qualche risposta. Dovrebbe essere il tempo di una bella politica che si apre seriamente a una riflessione ma le sedi tradizionali, i partiti, sono ormai morti. Bisogna guardare oltre e considerare i partiti (ed in particolare il PD) per quello che sono e prenderne atto, senza scandalo: comitati elettorali. Alla fine, purtroppo e forse inevitabilmente, le logiche di schieramento partitico hanno avuto la meglio sul bisogno di civismo. Ma è da questo che bisogna ripartire”.

“Chiunque vinca avrà bisogno di aprirsi alla città ma la città dovrà fare sentire in maniera forte il proprio sostegno al nuovo sindaco. L’uomo solo al comando (in questo caso una donna) non otterrà niente se i cittadini non lo sosterranno. Le fazioni vanno bene fino a stasera alle 23 poi si apre una fase nuova. Con i problemi della nostra città sarebbe da irresponsabili mettersi sull’Aventino” conclude Di Tullio.

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