Diciamo no!

Ordinanza anti-profughi, Arci e Caritas: “Provvedimento discriminatorio e razzista”

Duro attacco delle due associazioni contro il comune di Carcare

profughi siriani

Carcare. Arci e Caritas contro l’ordinanza anti-profughi emessa dal sindaco di Carcare che vieta “la dimora (anche occasionale) di persone provenienti dai paesi dall’area africana o asiatica presso qualsiasi struttura d’accoglienza, prive di regolare certificato sanitario attestante le condizioni sanitarie e l’idoneità a soggiornare”.

Per le due associazioni: “I firmatari del presente documento ritengono che provvedimenti come questi siano doppiamente sbagliati. Da un lato, sono contrari alle leggi nazionali, ai trattati internazionali in materia di diritti umani e lotta contro le discriminazioni e alle direttive europee in materia di protezione internazionale: sono perciò illegittimi ed inaccettabili. Dall’altro, si basano su una tesi infondata in materia di correlazione “tra l’insorgenza di malattie infettive, l’origine etnica, la provenienza geografica”.

“Che sia una tesi non corretta, è affermato anche dal Governo Italiano ed in particolare dall’Unar (Ufficio Nazionale antidiscriminazione razziale) che si è già espresso a seguito dell’ordinanza del sindaco di Alassio dell’anno scorso, sostenendo che questo tipo di ordinanze “sembrerebbero configurare una molestia ai sensi della legge anti discriminazione, ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi di razza o di origine etnica, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante e offensivo” e considerando “discriminatoria la misura di vietare a tali cittadini stranieri di insediarsi anche occasionalmente nel territorio comunale”.

“Sottolineiamo, inoltre, che l’afflusso di richiedenti protezione internazionale sul territorio italiano non ha generato nel presente o nel passato emergenze sanitarie e che essi sono tutelati dal SSN e dall’Asl attraverso i medici di base e le strutture territoriali che – con la loro azione quotidiana – garantiscono la salute dei singoli e, più in generale, quella pubblica. Non condividiamo un’accoglienza di persone rifugiate e richiedenti protezione internazionale fatta esclusivamente sul numero di alloggi o di posti disponibili senza tenere conto del possibile inserimento sociale e dell’impatto sul territorio visto che siamo consapevoli dei problemi e delle criticità che possono nascere, ma siamo assolutamente convinti che tali problemi non possano essere prevenuti o tantomeno risolti con provvedimenti pretestuosi, come le asserite e inesistenti esigenze sanitarie che sfociano in inaccettabili discriminazioni” aggiungono le due associazioni.

“Per questi motivi agiamo quotidianamente per favorire un’accoglienza integrata con i territori e diffusa, ricercando la collaborazione degli enti locali, creare occasioni di inserimento ed integrazione, utili per chi viene accolto e per le comunità, costruendo contesti utili a evitare inutili allarmismi e situazioni di isolamento e disagio. Esortiamo le istituzioni, nei vari livelli politici e governativi, ad intervenire, da un lato opponendosi a provvedimenti di questa portata e dall’altro a gestire il sistema di accoglienza con regole che permettano realmente l’integrazione dei rifugiati nelle nostre città”.

“Sosteniamo il modello di accoglienza condiviso dall’Anci (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) che, attraverso la partecipazione diretta degli enti locali, permette di realizzare un’accoglienza diffusa e monitorata in armonia con le differenti comunità e crediamo che solo una risposta corale e responsabile a questo tipo di progetti possa creare le condizioni per diminuire la richiesta di posti di accoglienza gestiti secondo una logica emergenziale. Invitiamo le persone, le associazioni e le istituzioni, ad esprimere subito e senza mezzi termini il rifiuto di questi provvedimenti sbagliati nel merito, allarmistici e discriminatori. Invitiamo, infine, tutte e tutti ad intraprendere iniziative pubbliche che facciano sentire forte e chiara la loro indignazione contro tali provvedimenti, ai quali sarà data quanto prima anche una risposta sul piano giudiziario riprendendo il percorso dei ricorsi davanti alle autorità giudiziarie competenti che i firmatari si impegnano a promuovere” concludono.

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