Aggressioni al personale sanitario, a Boissano si conclude il secondo corso di difesa personale - IVG.it
Formazione

Aggressioni al personale sanitario, a Boissano si conclude il secondo corso di difesa personale

Il personale medico ed infermieristico svolge una professione ad alto rischio

Boissano. Si è conclusa martedì scorso la seconda edizione del corso di difesa personale per operatori sanitari organizzato dal collegio Ipasvi di Savona e dal comitato provinciale dello Csen (Centro Sportivo Educativo Nazionale) tenutosi a Boissano, presso la sala polivalente del centro operativo intercomunale della protezione civile di Boissano, Toirano e Loano.

Il seminario, patrocinato dal Comune di Boissano, aveva l’obiettivo di fornire agli operatori sanitari utili informazioni sulla prevenzione degli atti di violenza verso medici e infermieri attraverso la conoscenza di tecniche e comportamenti atti ad allontanare da sé azioni aggressive e di ridurre o arginare le situazioni potenzialmente di rischio, rispettando quanto enunciato dalla Raccomandazione numero 8 del ministero della salute del novembre 2007.

Il corso è stato tento dagli istruttori dell’Asd Krav Maga Parabellum di Loano, ideatrice e promotrice del progetto “Araba Fenice”. Da circa quattro anni l’associazione organizza con il centro di formazione e aggiornamento di Pietra Ligure questi seminari rivolti agli operatori sanitari dell’Asl2 savonese, rilasciando al termine dello stesso crediti formativi e un attestato di partecipazione con valenza nazionale.

Il personale medico ed infermieristico svolge una professione ad alto rischio in quanto a stretto contatto con il paziente e quindi impegnati a gestire rapporti caratterizzati da una condizione di forte emotività, sia da parte del paziente stesso, che dei familiari o degli accompagnatori.

Gli episodi di violenza sono spesso associati all’aumento di persone con disturbi psichiatrici, acuti o cronici, dimessi dalle strutture ospedaliere e residenziali; dall’assunzione o all’abuso di alcol e droga, dall’accesso senza controllo di visitatori presso ospedali e strutture ambulatoriali, dalle lunghe attese nelle zone di emergenza o nelle aree cliniche, che possono favorire nei pazienti o accompagnatori uno stato di frustrazione per l’impossibilità di ottenere subito le prestazioni richieste.

Inoltre il ridotto numero di personale durante alcuni momenti di maggiore attività (trasporto pazienti, visite, esami diagnostici) o la presenza di un solo operatore a contatto con il paziente durante visite, esami, trattamenti, può aumentare il rischio di tali aggressioni.

Il comportamento violento avviene spesso secondo una progressione che, partendo dall’uso di espressioni verbali offensive, arriva fino a gesti estremi dagli esiti imprevedibili come le aggressioni fisiche.

La conoscenza di tale escalation di eventi può consentire al personale sanitario la comprensione di quanto sta accadendo, attivandosi tempestivamente nell’interruzione della catena aggressiva, riportando la situazione potenzialmente rischiosa in una più sicura. Una persona che ha subito un’aggressione, spesso riporta postumi fisici e manifesta uno shock emotivo, che porta a chiudersi in sé stessi o peggio a stati di ansia.

Il percorso dopo un’aggressione è paragonato alla rinascita, a una rinnovata fiducia in se stessi, combattendo paure legate al proprio lavoro nello stesso ambito dove è avvenuta la violenza.

Le aggressioni in campo sanitario comportano un impiego di energie fisiche, mentali ed economiche, dovute ai giorni di malattia degli operatori e dalla temporanea sostituzione dell’organico mancante, oltre al coinvolgimento di altre figure sanitarie designate alla cura, come la psicologa. I quattro appuntamenti con cadenza settimanale sono stati suddivisi in  lezioni teoriche e pratiche.

Corso Autodifesa Infermieri Boissano

Nella sezione teorica affidata all’istruttrice mental coach Barbara D’Alessandro ci si è soffermata sulla valenza de linguaggio corporeo e posturale, ribadendo i concetti cardine di una buona comunicazione, evidenziando l’importanza di un buon autocontrollo attraverso la determinazione, concentrazione e l’autostima.

Nella ore adibite alla pratica il presidente e istruttore di difesa personale Davide Carosa (infermiere presso il Santa Corona di Pietra Ligure) ha inscenato situazioni limite e possibili azioni attuabili in campo sanitario. Sono state introdotte tecniche base di autodifesa, come il divincolo da una costrizione o immobilizzazione agli arti superiori, o come utilizzare gli stessi come scudo se sottoposti ad un’azione percussiva al volto.

Inoltre durante il corso si è sottolineato la possibilità di usufruire di una scheda condivisa nelle varie strutture ospedaliere e territoriali al fine di classificare gli episodi sentinella, fondamentali nel ideare e proporre corsi sempre più specifici.

Per autodifesa in campo sanitario si intende l’utilizzo di azioni e comportamenti utili ad allontanarsi nel più breve tempo possibile da una violenza fisica subita, chiedendo assistenza da un altro operatore o nei casi più gravi l’intervento delle forze di polizia.

Nella stessa giornata ai partecipanti è stato consegnato l’attestato di partecipazione alla presenza del sindaco di Boissano Rita Olivari, del consigliere Giovanna Di Crescenzo e ai vertici dello Csen provinciale il presidente Mauro Diotto e il vice presidente Vincenzo Tripodi,in rappresentanza del collegio Ipasvi di Savona il consigliere Sandro Silvio Tornatore e Paola Antonuccio.

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