Critiche

Sanità, Pd e M5S all’attacco: “Da Toti solo promesse, pensi a risanare il servizio pubblico”

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Liguria. “Ancora promesse e tanti buoni propositi. Ma di concreto nulla. Gli Stati generali della Sanità organizzati oggi dalla Giunta Toti non hanno chiarito quale direzione voglia dare l’amministrazione di centrodestra alle politiche sanitarie della Regione”. Lo affermano in una nota congiunta i consiglieri regionali del Pd Raffaella Paita, Giovanni Lunardon, Valter Ferrando, Luca Garibaldi, Pippo Rossetti e Luigi De Vincenzi.

“A un anno dal suo insediamento e a molti mesi dalla presentazione del libro bianco dell’assessore Viale, siamo ancora al punto di partenza. All’evento erano presenti anche i rappresentanti di altre Regioni del Nord Italia, mentre inspiegabilmente non sono stati invitati altri territori virtuosi come Emilia Romagna e Toscana. Ma se Veneto, Lombardia e Piemonte hanno chiarito quali siano gli obiettivi delle rispettive riforme sanitarie (appropriatezza delle prestazioni; volontà di riequilibrare l’asse ospedali-territorio; integrazione socio-sanitaria) e indicato i modi e la governance per perseguirli con una forte carica di innovazione, la Liguria resta immobile perché al momento, soprattutto confrontando quello che accade qui da noi con le altre realtà italiane, siamo di fronte a una “non riforma”.

“Sappiamo che sarà difficile che il contributo statale aumenti in futuro e quindi bisogna elaborare delle strategie, come stanno facendo altre Regioni per coniugare le risorse disponibili a un servizio di qualità. La Giunta Toti, però, è ancora ferma ai principi generali, all’elencazione delle buone prassi e a obiettivi molto vaghi: l’unica certezza resta, al momento, l’apertura ai privati, a dimostrazione che il centrodestra guarda sempre di più a una sanità per ricchi, che lascia indietro le fasce più deboli e povere della nostra società. Insomma il libro bianco è sempre più bianco. Mentre sul territorio esplodono le emergenze e i cittadini chiedono risposte” concludono i consiglieri del Pd ligure.

“Prima di far entrare altri privati nella sanità ligure, la Regione metta in condizione il pubblico di lavorare in maniera più snella ed efficiente. Di privato all’interno delle strutture pubbliche liguri ce n’è già fin troppo e i risultati non brillano certo né per rapidità nell’erogazioni delle prestazioni, viste le chilometriche liste d’attesa, né per organizzazione e diversificazione dei servizi” dice il portavoce del MoVimento 5 Stelle in Regione Francesco Battistini, nel giorno del tavolo di verifica della riforma sanitaria ligure.

“Si deve lavorare per eliminare tutti gli sprechi, purtroppo anche dovuti agli appalti di beni e alle esternalizzazioni di personale, in modo da investire di più e meglio in ciò che al cittadino serve davvero: diagnosi, supporti e cure – spiega Battistini – Il Libro bianco sino ad ora non ha scritto nulla di nuovo ma, va riconosciuto, ha scattato una fotografia, per certi versi utile anche al lavoro delle opposizioni, sullo stato attuale delle nostre 5 Asl. Certo è che, a volerlo leggere in prospettiva riforma (cosa che ancora nessuno ha fatto), questo lavoro coordinato dall’ARS Liguria e dal dottor Locatelli ci offre già dei dati allarmanti sulla direzione che si vorrà intraprendere”.

“Ad esempio, in chiave esternalizzazioni – fa notare il portavoce M5S – mancano completamente tutti i dati relativi agli appalti di servizi. Abbiamo indicazioni precise sul numero dei dipendenti interni, divisi per categorie, per ogni Asl, ma mancano del tutto i dati relativi al ricorso al privato: alle cooperative ed agli interinali, per intenderci. Non crediamo si tratti di una dimenticanza, troppo grossolana, ma piuttosto di una scelta volontaria per eludere e pilotare, fin da subito, nascondendosi dietro a dei numeri incompleti, una direzione che evidentemente si vuole intraprendere”.

“Noi, come MoVimento Cinque Stelle Liguria – conclude Battistini – presenteremo un’interrogazione scritta per completare i tasselli mancanti, aggiungendo i dati delle esternalizzazioni e, soprattutto, mettendo nero su bianco quanto le nostre Asl pagano di Iva per ogni appalto. Soldi, in tasse, questi, che potrebbero essere risparmiati e investiti in prestazioni”.

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