Il verdetto

Circonvenzione d’incapace: il maresciallo Piazza condannato a tre anni e tre mesi di reclusione

Scontato il ricorso in Appello: "Non ho mai toccato un centesimo". I legali: "La signora non è mai stata indotta a fare nulla"

Pietra L. Il maresciallo Santino Piazza è stato condannato a tre anni e tre mesi di reclusione e 900 euro di multa, oltre all’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, per l’accusa di circonvenzione d’incapace nei confronti di una novantaseienne. La sentenza è stata letta questo pomeriggio dal giudice Marco Canepa dopo che nella mattinata si era conclusa la discussione del pm Giovanni Battista Ferro e dei difensori di Piazza, gli avvocati Ennio Pischedda e Andrea Costa.

Piazza, all’epoca dei fatti vice comandante della stazione carabinieri di Pietra Ligure, era finito nei guai per i suoi rapporti con la presunta vittima, ma anche per alcune operazioni giudicate “sospette” dalla Procura. Nello specifico al militare veniva contestata l’intestazione di due libretti postali e la nomina avvenuta nel marzo 2012 attraverso un testamento olografo, tuttora valido, come erede universale dell’anziana, C.C., che gli aveva anche conferito una procura speciale e generale (poi revocata nell’aprile del 2013).

Operazioni che, secondo il pm Ferro, non lasciavano dubbi sulla responsabilità del militare per il quale aveva infatti chiesto una condanna a tre anni e sei mesi. Accuse che, da parte sua, Piazza ha invece sempre respinto con grande decisione: “Non è stato movimentato un centesimo, io non ho preso nulla! Stiamo facendo un processo anche se io non ho toccato niente e non ho mai approfittato della situazione” aveva detto nel corso della sua deposizione.

Concetti che oggi in aula sono stati ampiamente ripresi dai suoi difensori che hanno sottolineato con la signora C.C. non abbia mai accusato Piazza di averla indotta a fare qualcosa. “E’ pacifico ed è dimostrato che questa è una signora che sa gestirsi. Inoltre ha detto più volte che il maresciallo non le ha fatto nulla e che lei non voleva lasciare nulla ai figli” ha detto l’avvocato Pischedda.

In uno degli ultimi passaggi della sua arringa il legale ha anche riletto le dichiarazioni dell’anziana: “La tenacia dimostrata dalla signora nel resistere alle pressioni da parte degli inquirenti deve essere tenuta in considerazione. Basta vedere come ha risposto a tono nel corso dell’incidente probatorio nel quale ha ribadito ‘Ho fatto tutto da sola’”.

Prima della sospensione dell’udienza in attesa della sentenza, in aula ha preso la parola anche Santino Piazza che con un breve intervento ha voluto “ringraziare il giudice per l’attenzione”.

“Mi scuso anche per i miei sfoghi durante il processo e ringrazio il pubblico ministero per aver detto durante la discussione che il mio lavoro di polizia giudiziaria è sempre stato apprezzato – ha proseguito l’imputato -. Ci tenevo anche a dire che il giorno del mio arresto, il 6 luglio del 2013, mia moglie ha subito manifestato l’intenzione di compiere un gesto estremo se non me ne fossi andato di casa dove ero detenuto ai domiciliari. Per questo tre giorni dopo mi sono trasferito ai domiciliari in casa di mia mamma. Da allora sono arrivato al divorzio senza aver parlato nemmeno per dieci minuti con mia moglie. Ho fatto fatica a vedere i miei figli, ma ho comunque affrontato serenamente il processo”.

Una serenità che, probabilmente, è svanita del tutto quando il giudice Marco Canepa, dopo qualche ora in camera di consiglio, ha letto la sentenza di condanna. Piazza ha accolto il verdetto scuotendo la testa, mentre i suoi legali hanno annunciato che lo impugneranno in Appello.

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