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Savona, Faggio “salvato” dai soci e da una coop emiliana. E venerdì arrivano gli stipendi

Il salvagente arriva da Reggio Emilia: Coopselios contribuirà con i 300.000 euro mancanti alla ricapitalizzazione

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Savona. 1 marzo 2016: il “nuovo inizio” del Faggio, salvato dagli sforzi dei suoi dipendenti e da Coopselios, la cooperativa emiliana che ha deciso di intervenire con 300.000 euro per scongiurare il fallimento.

Il via al piano di risanamento triennale è arrivato ieri, al termine di un’assemblea complicatissima dove non sono mancate tensioni tra “savonesi” e “imperiesi”. Alla fine l’ha spuntata chi il Faggio lo voleva salvare: 297 i voti favorevoli all’avvio del piano che dovrebbe garantire la sopravvivenza dell’azienda, 123 quelli contrari, 3 gli astenuti. Tutto, però, sarebbe stato inutile se non ci fosse stato “l’aiutino” esterno più volte immaginato proprio da quei dipendenti (soprattutto imperiesi) che rifiutavano di sottoscrivere la ricapitalizzazione.

Alla fine infatti, nonostante la linea dura scelta il 10 febbraio (licenziamento per chi rifiutava di aderire), la cifra obiettivo di 1.350.000 euro non è stata raggiunta. La quota di ricapitalizzazione sottoscritta infatti è pari a circa 883.000 euro, insufficienti all’avvio del piano; e non sarebbe bastata neanche la rinuncia alla tredicesima residua da parte dei soci, che ha portato “in cassa” altri 183.000 euro.

Ed è qui che è intervenuta Legacoop. Un aiuto arrivato per varie ragioni: per premiare gli sforzi effettuati dalla maggioranza dei lavoratori, per effettiva fiducia nella “rinascita” del Faggio e per evitare un fallimento che avrebbe avuto un impatto sociale ed occupazionale devastante su due province. L’associazione guidata da Mattia Rossi ha quindi chiesto e ottenuto l’intervento di Coopselios, società di Reggio Emilia attiva nei servizi alla persona come il Faggio, che contribuirà con i 300.000 mancanti alla ricapitalizzazione.

Il piano di risanamento, dunque, può finalmente prendere il via. Anche grazie a un accorgimento: la sottoscrizione diventerà effettiva solo per i soci “certi” (ad oggi) del loro posto di lavoro, mentre per quelli impiegati in servizi in scadenza rimarrà congelata e verrà attivata solo in caso di effettivo rinnovo. Un modo per superare uno degli scogli principali che ostacolava la ricapitalizzazione, il timore di alcuni lavoratori di dover versare le quote “a fondo perso” anche dopo la possibile perdita del posto di lavoro.

Il percorso verrà costantemente monitorato dai sindacati, che hanno chiesto incontri mensili. Resta sul tavolo una questione, il “distinguo” tra chi ha ricapitalizzato e chi no: invocato dai primi, rifiutato dai secondi, verrà probabilmente rimandato nel tentativo di riportare la serenità in azienda, magari cercando soluzioni per valorizzare chi ha creduto nel rilancio della cooperativa. Nel frattempo arriva una buona notizia per tutti: venerdì verrà erogato il 30% residuo dello stipendio di gennaio. Una prima luce in fondo al tunnel, una iniezione di fiducia per i prossimi, complicati mesi.

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