Ospedale di Cairo ancora in bilico, polemica in Consiglio regionale - IVG.it
Val bormida

Ospedale di Cairo ancora in bilico, polemica in Consiglio regionale fotogallery video

Passa la mozione di Forza Italia ma viene respinta quella del M5S: applausi ironici di sindaci e cittadini valbormidesi, "nessuna risposta concreta"

Regione. Applausi ironici subito dopo l’esito del voto: la mozione del M5S specifica sul riconoscimento di area disagiata per l’ospedale di Cairo Montenotte è stata respinta (16 voti contrari – la maggioranza di centro destra – e 13 favorevoli, la minoranza), mentre è stata approvata la mozione di Forza Italia (23 voti favorevoli – la maggioranza di centro destra, Pd e Rete a Sinistra – e 6 astenuti, il Mov5Stelle)  con un impegno, giudicato troppo generico, per ottenere tale classificazione e il ripristino di un vero pronto soccorso h24 per il territorio valbormidese.

In Consiglio regionale la protesta del Comitato sanitario Val Bormida, dei sindaci e dei cittadini e nella discussione non sono mancate polemiche e reciproche accuse politiche sulla sanità valbormidese e sul futuro assetto del nosocomio “San Giuseppe”.

Nessun vero impegno. Nessuna soluzione concreta. Nessuna risposta ai 18mila cittadini valbormidesi che hanno firmato per il riconoscimento dell’ospedale di Cairo come “d’area disagiata” dice Andrea Melis del M5S.

“Con l’approvazione della mozione Vaccarezza il Consiglio regionale si limita a “valutare” la questione. Ancora una volta la (vecchia) politica, come Ponzio Pilato, se ne lava le mani, limitandosi a fornire vaghe rassicurazioni sul futuro di una struttura sanitaria chiave del territorio, senza di fatto prendersi nessun impegno concreto nei confronti dei cittadini valbormidesi, che chiedono a gran voce il ripristino della funzione di Pronto soccorso, polmone fondamentale per la gestione dell’emergenza”.

“Vaccarezza, nel suo intervento, ha incredibilmente affermato che non spetta alla politica dare indicazioni per risolvere i problemi. Noi crediamo, invece, che sia proprio questo il compito della politica sia proprio questo: ascoltare la voce della cittadinanza, portarla nelle aule istituzionali e trovare una soluzione!”.

“Sarebbe bastato appoggiare la nostra mozione, depositata nel dicembre dell’anno scorso, e oggi saremmo usciti dall’aula con una proposta chiara, netta e condivisa, come ci chiedevano i cittadini. Così non è stato. Una scelta di cui la maggioranza si prenderà la responsabilità politica; di più, umana: perché non riconoscere lo status d’area disagiata all’ospedale di Cairo significa giocare con la pelle di migliaia cittadini” conclude Melis. L’ospedale di Area Disagiata prevede la possibilità di eseguire indagini radiologiche con trasmissione di immagine collegata in rete al centro Hub o Spoke più vicino, indagini laboratoristiche in pronto soccorso, un protocollo per i trasporti secondari dall’Ospedale di zona particolarmente disagiata al centro Spoke o Hub, la presenza di una emoteca e il  personale deve essere assicurato a rotazione dall’ospedale Hub o Spoke più vicini. Secondo Melis il rispetto della “Clausola di invarianza finanziaria può essere garantito attraverso una razionalizzazione delle spese computate al bilancio della Regione.

ValBormida in regione per l'ospedale

Nel suo intervento in Consiglio regionale il vice presidente e assessore regionale alla sanità Sonia Viale ha ribadito: “La protesta non sarà inascoltata e stiamo lavorando per una vera sinergia tra ‘ospedale-territorio-emergenza’. Il nosocomio di Cairo non sarà certo chiuso, ma ogni ospedale dovrà avere una sua specificità e identità, non possiamo certo continuare con la politica dei grandi ambulatori… Per la Val Bormida è necessario dare risposte agli indici di vecchiaia e quindi alle cure di certe malattie croniche. Anche per questo serve una diversificazione sull’assistenza a domicilio e servizi territoriali, una sfida che tutta la sanità ligure deve raccogliere”.

“L’ospedale di Cairo, che negli anni è stato via via impoverito nel silenzio più o meno generale, resta un punto di riferimento importante per una zona come quella della Valbormida – ha continuato Viale – che ha una tipologia di popolazione ben precisa, con l’indice di vecchiaia più elevato della Liguria. Oltre al tema dell’emergenza, quindi, va affrontato anche l’aspetto dell’offerta dei servizi, della medicina del territorio e dell’assistenza a domicilio per gli anziani per fare fronte a una cronicità che potenzialmente è in aumento rispetto ad altri territori. Auspico che i cittadini non seguano l’onda della demagogia di chi è all’opposizione e per cui l’unica soluzione a tutti i problemi della sanità valbormidese sarebbe stata quella di votare a favore della mozione dei Cinque Stelle: purtroppo la realtà è decisamente più complessa ed è compito di chi oggi governa la Regione individuarla, difendendo ospedali e servizi sul territorio”.

“L’obiettivo è salvare vite e dare un’offerta di qualità in materia di salute dei cittadini – ha dichiarato la vicepresidente – Una volta portata a termine la riforma della sanità vogliamo restituire a quello di Cairo la dignità di ospedale e non di un luogo dove si perda tempo prezioso nel salvare delle vite. Ho rassicurato tutti i cittadini della valle ribadendo che l’obiettivo è comune e che nella riforma sanitaria troveremo una soluzione complessiva ed equa per dare un’adeguata offerta sociosanitaria a tutti i territori, da Ventimiglia a Sarzana. Non solo risposte in termini di emergenza, ma anche di servizi di qualità e su questo siamo pronti a dare risposte. Entro giugno presenteremo la nostra riforma e l’8 aprile incontrerò tutti i sindaci: per la Val Bormida troveremo la soluzione tecnica migliore per salvaguardare la sanità della vallata” conclude l’assessore Viale.

ValBormida in regione per l'ospedale

“L’atto approvato stamani è stato anticipato nelle scorse settimane dall’acquisizione di diverse delibere da parte dei sindaci della Valle per tutelare il San Giuseppe di Cairo Montenotte – commenta il capogruppo FI Angelo Vaccarezza – . Ci troviamo ad affrontare problemi causati da anni di scarsa attenzione ad un territorio delicato come quello dell’entroterra della provincia di Savona, la speranza è che questa sia occasione affinché il territorio lavori in sinergia per avere un risultato concreto; se questo accade, ci saranno anche le condizioni che possono portare la Valbormida ad avere finalmente una Sanità adeguata alle sua attenzioni”.

“C’è bisogno di un lungo lavoro per poter fare il salto di qualità necessario, ma sono anche convinto che lavorando e facendo sistema possiamo dare ampio respiro ad una zona dove l’utenza richiede attenzioni importanti.
Qui non c’è divisione alcuna, anzi. Questo può essere il primo passo per dare inizio a un disegno complessivo più ampio, che colleghi tutti i nosocomi della Regione e dia una visione globale dell’intero sistema sanità, che ne definisca anche geograficamente potenzialità e criticità eventuali, dando quindi la possibilità di implementare laddove vengano evidenziate carenze, e sottolineare le eccellenze mediche. Tutto questo ha come fine ultimo la completa, totale soddisfazione del paziente, qualunque sia il settore di rifermento”.

“All’interno della mozione sono puntualmente illustrate le criticità che il territorio si è trovato ad affrontare dopo il depotenziamento del nosocomio in punto di primo intervento, e la richiesta che vengano utilizzati tutti gli accorgimenti tecnici necessari, ivi compresa la classificazione di ospedale di area disagiata per salvaguardarne l’operatività più completa e dare un più ampio respiro alla richiesta medica di un territorio che ha pagato più di altri scelte poco accorte e certamente non adeguate alle sue esigenze” conclude Vaccarezza.

ValBormida in regione per l'ospedale

Il Consiglio regionale ha infine approvato all’unanimità l’ordine del giorno  presentato da Luigi De Vincenzi (Pd) e sottoscritto dal collega di gruppo Giovanni Lunardon che chiede alla giunta di evitare la chiusura notturna del Punto di Primo Intervento dell’ospedale San Giuseppe di Cairo Montenotte. Nel documento si rileva Il consigliere che il 25 novembre 2015 è entrata in vigore la legge 161 del 2014 che darà piena applicazione alla direttiva europea 88 del 2003 sull’orario di riposo e di lavoro dei medici e del personale sanitario dipendente, imponendo un tetto massimo di attività di 48 ore settimanali con una sosta di 11 ore tra un turno e l’altro.

La norma diventerà operativa mentre vige il sostanziale blocco delle assunzioni – si legge nel testo – e nell’assenza di un rinnovo contrattuale, che riguardi anche le modalità di svolgimento delle attività sanitarie in termini di orari lavorativi. Il Punto di Primo Intervento rischia di essere penalizzato dall’entrata in vigore delle norme UE, con la conseguente possibile chiusura notturna a causa dell’organico insufficiente. Questa evenienza penalizzerebbe ulteriormente la comunità della Val Bormida, già danneggiata dall’avvenuto declassamento del Pronto Soccorso a Punto di Primo Intervento”.

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