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I piccoli Comuni di Valbormida e Val d’Erro contro la fusione

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Plodio. “I sindaci dei piccoli Comuni delle valli Bormida ed Erro si sono riuniti per condividere la loro contrarietà alla proposta di legge numero 3420 che prevede la fusione obbligatoria dei comuni sotto i 5000 abitanti. A tal scopo hanno predisposto un documento che si impegnano a sottoporre alla approvazione dei propri consigli comunali”. Lo annuncia il sindaco di Plodio, Gabriele Badano.

“Unanimemente – chiarisce il primo cittadino – si ritiene indispensabile mantenere l’identità dei propri Comuni attraverso liberi percorsi associativi, che tutelino i reali interessi dei cittadini da noi rappresentati, purché su base volontaria e non imposta. In questo modo si potrà garantire un processo che possa portare un risparmio. Analoghe iniziative sono in atto in altre regioni d’Italia”.

Di seguito il testo integrale dell’ordine del giorno che verrà sottoposto al voto dei consigli comunali.

PROPOSTA DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE
Oggetto: Ordine del Giorno proposto dal Sindaco e dal Gruppo Consiliare di Maggioranza per esprimere contrarietà alla fusione obbligatoria dei Comuni.
Premesso
Che l’articolo 5 della Costituzione Italiana riconosce e promuove le autonomie locali;
che l’articolo 114 della Costituzione recita: ”La repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città Metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione… ”, così come modificato dalla Legge costituzionale numero 3 del 2001, ribaltando l’ordine in cui precedentemente comparivano le istituzioni italiane, mettendo così al primo posto i Comuni, in quanto enti i più vicini ai cittadini, in linea col principio di sussidiarietà;
che il Comune, e in particolare il consiglio comunale, rappresentano il livello istituzionale di base più vicino ai cittadini ed ai territori, costituendo il primo strumento per l’esercizio della democrazia tramite la partecipazione e la rappresentanza comunale;
che la rete dei Comuni italiani ha costituito storicamente e costituisce ancora oggi, una struttura fondamentale per la coesione sociale, il senso civico, la valorizzazione delle specificità e delle tradizioni, la cura del territorio e del paesaggio e la promozione culturale;
che il Comune è il soggetto primario per l’erogazione dei servizi ai cittadini e svolge un insostituibile ruolo per lo sviluppo economico locale sostenibile.

Considerato
che I’Italia ha un numero di Comuni pari ad 8.006 alla data del 1 gennaio 2016, inferiore a quello di altre nazioni (esempio in Francia sono 36.000), che la Liguria ha un numero di Comuni (235) molto inferiore ad altre regioni (sono circa 1.500 in Lombardia, 1.200 in Piemonte, 580 nel Veneto) con un numero medio di abitanti per comune elevato (circa 6737) analogo a quello di altre regioni italiane (circa 6.500 in Lombardia, 3.600 in Piemonte, 8.500 in Veneto) e Paesi europei.

Constatato
il valore storico, economico e culturale dei piccoli Comuni, che rappresentano spesso l’unico presidio istituzionale in ampie aree del Paese, quali contenitori di importanti patrimoni ambientali, paesaggistici, culturali e sociali, che costituiscono a loro volta significative risorse per I’agricoltura, l’artigianato, il turismo e il commercio.

Rilevato
il recente, manifesto e rinnovato interesse espresso da alcuni parlamentari, sul tema delle fusioni di Comuni al di sotto di una soglia di residenti, motivato da asserite e non dimostrate logiche di risparmio e razionalizzazione amministrativa, propedeutico ad una drastica soppressione di Comuni e ad una pura riduzione del loro numero;
che tale interesse sembrerebbe preludere a specifici provvedimenti che impongano le fusioni o che tendano a renderle obbligatorie nei fatti attraverso la determinazione di incentivi e la creazione di canali privilegiati per i Comuni fusi a discapito degli altri anche attraverso trattamenti formalmente discriminatori.

Considerato
che tale approccio, di natura prettamente contabile – amministrativa, non si fonda su alcuna evidenza di dati e che in realtà l’impatto dei costi dei piccoli Comuni è marginale, sia in valore assoluto sia in percentuale, soprattutto in relazione all’enorme valore che gli stessi Comuni rappresentano in tema di vicinanza ai cittadini, gestione di territori vasti e spesso marginalizzati dalle scelte centralistiche di governo;
che valutazioni fondate solo sul parametro del numero degli abitanti impediscono di comprendere come i processi di fusione, soprattutto nelle zone rurali, possano creare, o aggravare, le criticità connesse
all’estensione territoriale dei Comuni la cui eccessiva ampiezza incide negativamente sull’efficienza nell’erogazione dei servizi ai cittadini.

Ritenuto
che smantellare i piccoli Comuni e privare le realtà locali delle istituzioni di maggiore prossimità agli abitanti costituisce una grave perdita per la democrazia e contrasta con la necessità di rilancio economico e sociale delle aree rurali e interne;
che le politiche di razionalizzazione debbano riguardare la gestione dei servizi comunali, dai quali derivano i costi e dipende l’efficienza dell’azione amministrativa, e non gli organi di rappresentanza politica che nei piccoli Comuni, a fronte di costi insignificanti, sono elementi fondamentali di partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica che i processi di fusione andrebbero a cancellare;
che dunque le necessarie e improrogabili politiche di razionalizzazione, valorizzazione e coordinamento di territori e Comunità debbano essere perseguite utilizzando gli strumenti delle associazioni dei servizi, attraverso volontarie e non imposte convenzioni o Unioni dei Comuni, e che eventuali provvedimenti di fusione tra Comuni debbano essere portati avanti solo laddove esista una chiara ed esplicita volontà connessa a situazioni di reale marginalità abitativa e ad una riconosciuta perdita di coesione sociale e del senso di Comunità. Fatti che, nel nostro caso, data la partecipazione attiva a tutte le manifestazioni e tradizioni ed alla loro buona riuscita, hanno dimostrato e stanno dimostrando l’esatto contrario.

Visto
il disegno di legge unificato per il sostegno e la valorizzazione dei Comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti e dei territori montani e rurali, presentato negli anni 2013-14 dai deputati Ermete Realacci e Patrizia Terzoni, firmato da parlamentari di tutti gli schieramenti ed ancora in discussione, dopo ripetuti rinvii, nelle competenti Commissioni della Camera;

Vista
la “Strategia Aree Interne” del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica (istituito per promuovere e realizzare interventi volti al riequilibrio economico – sociale e allo sviluppo economico delle aree sottoutilizzate del Paese, in attuazione dell’art. 119 della Costituzione), nei cui documenti di programmazione si afferma la necessità di investimento a lungo termine nelle Comunità locali e nella gestione associata delle attività comunali secondo i modelli delle convenzioni oppure delle Unioni dei Comuni, in base ai principi di efficienza, efficacia ed economicità.

IL CONSIGLIO COMUNALE ESPRIME

forte preoccupazione sul rinnovato interesse sul tema della fusione dei Comuni e sulla spinta centralistica che ne può scaturire;
dissenso sull’impostazione, di natura prettamente contabile – amministrativa e priva di ogni considerazione di altri valori, che caratterizza l’approccio assunto su questo specifico tema e sulle asserite, ma non dimostrate, rilevanti economie che scaturirebbero da processi di fusione dissenso dovuto anche dalla sicura perdita di tutte le manifestazioni e tradizioni che caratterizzano le nostre Comunità e costituiscono la nostra identità.

AFFERMA
la centralità dei Comuni ed il valore delle autonomie comunali nei contesti economici, territoriali e sociali di riferimento; il valore del Comune come livello primario di cittadinanza, di partecipazione e di democrazia, e del sistema delle autonomie locali come fondamento dell’assetto costituzionale della Repubblica Italiana; il rispetto dell’art 5 della Costituzione della Repubblica Italiana che “[…] riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”;
che ogni eventuale progetto di fusione tra Comuni debba essere considerato solo in via eccezionale;
la contrarietà ad ogni legge o provvedimento che preveda l’obbligo di fusioni o che la determinino nei fatti, attraverso ingiustificate e pretestuose disparità di trattamento tra i Comuni che intraprendono la strada delle fusioni e quelli che invece scelgono autonomamente quella delle convenzioni o delle Unioni dei Comuni;
la necessità di coniugare la tutela dell’autonomia comunale con adeguate e coerenti politiche d’area, tramite gli strumenti intercomunali che la legge mette a disposizione, promuovendo le funzioni associate volontarie con l’obiettivo di favorire l’uguaglianza tra i cittadini, l’efficienza e l’efficacia dei servizi pubblici e la programmazione territoriale, oltre che l’economicità.

IMPEGNA
il Sindaco, la Giunta e le forze politiche presenti in Consiglio comunale a tenere alto il valore dell’autonomia comunale messo in discussione dalle fusioni ed a promuovere il coinvolgimento di tutti i Comuni dell’entroterra savonese al fine di adottare effettive politiche sovra comunali attraverso convenzioni o all’interno delle Unioni dei Comuni purché volontarie e non imposte come strumenti principali per l’esercizio associato di funzioni e la gestione associata dei servizi pubblici.

INVITA
la Regione Liguria a supportare tali iniziative intercomunali, abbandonando eventuali progetti di fusioni imposte, di fatto o per legge, a Comuni che le rifiutino, ed a valorizzare ogni elemento di natura sociale, territoriale ed economica che caratterizza ogni singolo Comune, nonché a sostenere la rete dei piccoli Comuni.

RIVOLGE
al Parlamento e al Governo un appello per un rapido iter approvativo del disegno di legge contenente “Misure per il sostegno e la valorizzazione dei Comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti e dei territori montani e rurali nonché deleghe al Governo per la riforma del sistema di governo delle medesime aree e per I’introduzione di sistemi di remunerazione dei servizi ambientali”.

DECIDE
di inviare il presente ordine del giorno al Governo, ai Presidenti dei due rami del Parlamento, al Presidente della Regione Liguria, al Presidente del Consiglio Regionale, ad ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni italiani), ANCI Liguria, ANPCI (Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia).

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