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Crisi economica, Rozzi: “Vendere i beni delle aziende che speculano e distribuire i soldi tra i dipendenti”

Rozzi chiede a Regione, Provincia e Comuni di valutare "la confisca dei beni al pari di quelli confiscati ai reati di mafia"

Giustenice. Il sequestro dei beni, dei terreni e dei macchinari delle aziende che non rispettano gli accordi stipulati, la loro vendita all’asta e la distribuzione dei proventi tra i dipendenti rimasti a casa e la creazione di progetti volti alla crescita occupazionale. E’ questa la provocatoria proposta lanciata da Ivano Rozzi, ex sindaco e ora capogruppo della lista civica di minoranza “Per Giustenice”, a Regione, Provincia e Comune.

La proposta di Rozzi fa seguito alle “innumerevoli questioni che da alcuni anni riguardano il nostro territorio (in particolare quelle più eclatanti: Piaggio, ex cantieri navali Rodriquez, trasferimenti di aziende leader, ridimensionamenti dei servizi ospedalieri) che al momento si sono solo concretizzate con la perdita di posti di lavoro o con l’attivazione di ammortizzatori sociali per i lavoratori impiegati”.

Secondo Rozzi, dopo anni tutto ciò ha determinato “la perdita per questo territorio di occupazione, ricchezza e coesione sociale. Quanto è avvenuto nel passato è frutto di una operazione a matrice pubblica volta non alla protezione dell’occupazione e delle aziende sul territorio ma una genuflessione pilotata sul territorio a totale a favore di quello o quell’altro potente di turno, in una totale assenza di progettualità politica, di condivisione territoriale e di visione strategica per il futuro del territorio”.

protesta piaggio villanova sciopero

L’ex sindaco e il suo gruppo ritiene che vi siano “grandi responsabilità nella valutazione preliminare svolta in assenza di sicure e certe garanzie sul futuro dello sviluppo del territorio e dell’occupazione che dell’indotto. Oggi sentire che ci si arrampica sul meno peggio è l’ulteriore prova di una condivisione criminale di scelte che hanno arrecato un pericolosissimo arretramento del nostro territorio su tutti i fronti. Passare con la semplicità e la leggerezza di questi anni da un sistema industriale in crisi certamente ad un sistema liberistico non protetto ha significato tagliare l’arteria principale di un corpo produttivo, ancorché sofferente, condannandolo ad una morte certa”.

La politica si è data da fare, ma per Rozzi ciò non è stato sufficiente: “Oggi possiamo sfilare e produrre centinaia di ordini del giorno, mozioni e quant’altro che avranno, come dimostrano, l’effetto di un bicchiere d’acqua; mentre nei tempi in cui qualunque battaglia aveva ragione di essere fatta ancora oggi non si comprendono le ragioni della resa senza condizioni. Il nostro gruppo è profondamente addolorato e preoccupato per quanto sta accadendo intorno a noi, dove realtà occupazionali e produttive hanno chiuso e verranno trasformate in colate di cemento senza che anche li vi siano piani di gestione e sostenibilità futura, in pratica tutto un’improvvisare”.

La preoccupazione è data dal fatto che “ormai da anni il segno meno è ricorrente nell’occupazione giovanile, dove i nostri ragazzi sono costretti ad emigrare per lavorare o ad accettare condizioni lavorative precarie quando non saltuarie”.

Manifestazione pro Piaggio

Prosegue Rozzi: “Anche i Comuni, che auspicavano di contabilizzare nelle entrate gli oneri di costruzione gridando vittoria, sono oggi ripiegati su se stessi e sfornano balzelli a iosa e aumenti di tasse per mantenere un tono di dignità pubblico locale che sarebbe stato molto meglio tenere prima su battaglie di larga scala e con i cittadini alleati e non invece ridurre gli stessi a semplici unità tassate, come adesso è”.

“Confidiamo che le forze politiche che hanno opportuni ripensamenti su scelte profondamente infelici e dal grande impatto, oggi rivelatosi totalmente negativo , possano assumere il ruolo etico e morale, proprio della politica, per intraprendere forti e decise azioni di rilancio del territorio, con un occhio particolare a far sì che più nulla venga compromesso o dismesso sull’onda di una idea di progresso rivelatasi infausta e ingrata”.

Alla luce di ciò, Rozzi e il suo gruppo ritengono che “ci siano anche le condizioni per instaurare una class action da parte dei cittadini verso quanti hanno creato questo stato di povertà occupazionale e hanno, in maniera improvvida, scambiato porzioni di territorio e sostentamento di parte di società, cedendo anche dignità, con operazioni evidenziatesi, al momento, dal solo profilo speculativo”.

Sottoscrizione liste, raccolta firme

Per questo motivo, Rozzi e i suoi chiedono a Regone, Provincia e Comune “la possibilità di confisca dei beni oggetto di queste iniziative, al pari di quelli confiscati ai reati di mafia; che di conseguenza vengano posti all’asta e il ricavato equamente distribuito e impiegato per la tutela economica di chi ha perso il posto di lavoro e per un’insieme di progetti di rilancio del territorio individuando, al pari di ciò che è stato gettato, settori di sviluppo e impiego territoriali in un ottica ambientale sostenibile e di impiego dei giovani”.

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