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Crisi de “Il Faggio”, i lavoratori guardano avanti: “Dopo il buio è ora di accendere il sole” fotogallery video

"Dobbiamo trasformare la rabbia in forza e avere fiducia nelle nostre mani, nei nostri sacrifici, nei nostri soldi e nella nostra coop”

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Savona. “Dopo anni di buio, in questa cooperativa è arrivato il momento di accendere il sole. Dobbiamo smettere di nasconderci dietro rancori, cattivi amministratori o istituzioni manovranti”.

Inizia così la lettera-manifesto con cui un gruppo di soci della cooperativa sociale “Il Faggio” di Savona ha deciso di “proclamare” l’inizio di una nuova era per l’azienda. E per spronare i loro colleghi ad essere ottimisti e a valutare positivamente le scelte fatte finora per rilanciare l’attività.

Si legge nella nota: “Siamo un gruppo di soci, la maggioranza, che vuole cambiare, migliorare e ricominciare a svolgere il lavoro che, oltre a mantenerci, ci appaga, nonostante le difficoltà che comporta il settore di cui è parte. E per farlo il primo passo non può essere altro che ricostruire il patrimonio”.

“Se in un palazzo alcuni inquilini si sono arricchiti rivendendo tubi e mattoni condominiali, prima di tutto, affinché la casa non crolli, è necessario ripristinare, seppur con sacrificio, le parti mancanti. È vero che dovrebbero essere i responsabili a faticare, ma mentre si cercano non si può correre il rischio di morire di freddo. La giustizia andrà ricercata senz’altro, ma in un secondo momento”.

Certo, gli ultimi fatti hanno inciso non poco sul “morale delle truppe”, ma occorre guardare avanti: “Tutti noi siamo arrabbiati, tutti abbiamo perso la fiducia delle istituzioni, molti di noi questa fiducia non hanno mai neppure avuto la possibilità di sperimentarla, quando protestare poteva significare essere trasferito o ridimensionato. Ma questa rabbia la dobbiamo trasformare in forza, e la fiducia la dobbiamo riporre nelle nostre mani, nei nostri sacrifici, nei nostri soldi e nella nostra cooperativa”.

“Come possiamo dire di non avere fiducia nel sistema se non vogliamo accettare che il sistema è fatto di soci, oltre che lavoratori, che il sistema siamo noi? Un profondo cambiamento è già in atto: Abbiamo allontanato il direttore generale, non per proteggerlo ma per metterlo in attesa di giustizia, senza privilegi né poteri, per fargli assumere le proprie responsabilità con le dovute procedure e con pazienza”.

“Abbiamo deciso di lasciare che il Cda porti a termine il suo mandato come atto di responsabilità affinché lavori con fatica per riparare ai propri errori, affiancando loro i rappresentanti di Legacoop (che ci ha anche garantito un importante contributo economico) affinché li guidino a gestire la cooperativa in modo corretto, tecnico e meno dispendioso”.

E ancora: “Abbiamo istituito un comitato soci rappresentante i diversi rami della cooperativa, regolarmente proposto ed eletto, affinché ci venga garantita Informazione corretta e trasparenza e attraverso il quale non ci possa mai essere negata l’opportunità di partecipazione! Perché siamo noi soci (e dobbiamo essere noi stessi a voler essere considerati tali se vogliamo riscattare il nostro investimento, essere soci dev’essere la nostra garanzia per continuare ad essere anche lavoratori) che non dobbiamo più essere yesman, in modo costruttivo e non distruttivo”.

E rivolgendosi ai loro colleghi: “Vorremmo porre una domanda a quei soci (la minoranza oggettiva) che continua ad osservare e criticare le macerie del passato, invece di sporgersi in avanti facendo tesoro degli errori per non commetterli più: se preferivate fallire piuttosto che approvare un piano di risanamento alla nostra condizione di crisi (approvata e verbalizzata all’assemblea di gennaio), perché vi preoccupa tanto l’interpretazione che potrebbe dare un eventuale giudice alla legge 142?

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