Concluse le indagini delle Fiamme Gialle sulla "Grissitalia": evasione milionaria - IVG.it
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Concluse le indagini delle Fiamme Gialle sulla “Grissitalia”: evasione milionaria fotogallery video

Violazioni alla normativa Iva per circa 3 milioni di euro e omesso versamento di imposte per oltre 800 mila euro

Finanza piemontese michele colonnello

Savona. I militari del Gruppo Guardia di Finanza di Savona hanno scritto la parola fine sull’indagine intorno alla Grissitalia Srl. La complessa attività di polizia giudiziaria e di polizia tributaria è durata due anni ed ha permesso di portare alla luce un sistema di emissione e utilizzo di false fatture per frodare il fisco ed ottenere ingenti guadagni personali, in alcuni casi reinvestiti in titoli azionari.

L’indagine ha visto coinvolta da una parte, quale principale artefice, la Grissitalia S.r.l. di Alessandria, azienda leader nel campo della panificazione industriale, di proprietà della famiglia Dagna di Mombercelli (At) e dall’altra una serie di trasportatori compiacenti.

Secondo le Fiamme Gialle, il meccanismo messo in atto per eludere il Fisco era semplice ed efficace: emissione di una fattura per operazioni inesistenti, identificata con il termine “acconto”, da parte dell’autotrasportatore compiacente; conseguente bonifico bancario da parte della Grissitalia per il pagamento del documento fiscale; prelevamento in contanti allo sportello bancario della somma accordata con successiva consegna al direttore dello stabilimento di riferimento che si occupava di recapitare il denaro direttamente alla famiglia Dagna.

La prima fase dell’indagine aveva portato all’arresto di dieci persone, quattro delle quali destinatarie di ordinanza di custodia cautelare in carcere e sei agli arresti domiciliari, all’esecuzione di 18 perquisizioni locali presso aziende e abitazioni private e al sequestro preventivo di contanti e beni per circa 2,5 milioni di euro.

Nei guai erano finiti Cesare Dagna, fondatore dell’azienda e azionista di maggioranza di Grissitalia per il tramite della fiduciaria Fin Sipaf spa, i figli dell’imprenditore Massimo e Roberto, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione di “Grissitalia” e amministratore di Fin Sipaf spa, ma anche Graziano Brandino, direttore dello stabilimento di Albisola, Franco Aresca, direttore di quello di Prato Sesia, Guido Garitta, impiegato dello stabilimento albisolese, e quattro autotrasportatori, Paolo Rubin, di Aulla, Stefano Gambaro, di Novara, Diego Surace, di Gattinara (Vercelli), Ronni Cavallo, di Serravalle Sesia. Per loro il pm Ubaldo Pelosi aveva chiesto il rinvio a giudizio e nelle prossime settimane il gup Francesco Meloni dovrà fissare la data per l’udienza preliminare.

La seconda fase dell’indagine ha riguardato la verifica della posizione fiscale di tutte le aziende coinvolte nella frode fiscale. Gli accertamenti dei finanzieri hanno permesso di accertare che la Grissitalia ha utilizzato, negli anni dal 2009 al 2013, fatture false per oltre 2,5 milioni di euro. Successivamente l’attività ispettiva è stata rivolta a tutte le aziende di trasporto individuate dalla guardia di finanza quali emettitrici delle false fatture operanti nelle province di Savona, La Spezia, Genova, Novara, Vercelli e Bergamo.

A conclusione delle ispezioni fiscali le fiamme gialle savonesi hanno quantificato una base imponibile sottratta a tassazione che, negli anni dal 2009 al 2014, superava complessivamente gli 8 milioni di euro, oltre alla constatazione di violazioni alla normativa I.V.A. per circa 3 milioni di euro e all’omesso versamento di imposte per oltre 800 mila euro.

A conclusione dell’attività sono stati segnalati all’autorità giudiziaria nove soggetti responsabili di violazioni alla normativa penale tributaria. La validità dell’azione svolta dai finanzieri è testimoniata dal fatto che la società Grissitalia non ha presentato opposizioni agli addebiti fiscali contestati; la società alessandrina ha definito le irregolarità contestate con il pagamento delle somme dovute all’Erario.

La guardia di finanza di Savona ha completato l’indagine attivando accertamenti di polizia valutaria in materia di antiriciclaggio che si sono conclusi con la sanzione, a carico di tredici direttori di istituti di credito, per omessa segnalazione di operazioni sospette per un valore superiore a 3,7 milioni di euro e a carico di quattro soggetti privati per trasferimento di denaro contante, oltre la soglia consentita, per oltre 250 mila euro.

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