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Regione, Puggioni (Lega) presenta un’interrogazione sui rischi dell’Ayahuasca

In Italia questo succo non è classificato come droga, ma è estratto da piante che contengono Dm, inserito tra le sostanze stupefacenti

Regione. In questi ultimi anni si sta sempre di più diffondendo in Europa e quindi anche nel nostro paese l’uso di una sostanza psicotropa chiamata Ayahuasca. In Italia questa bevanda di origine brasiliana non è classificata come una droga. Due sentenze della Corte di Cassazione rispettivamente dell’ottobre 2005 e del febbraio 2007 dichiarano che l’ayahuasca è una sostanza non narcotica.

“Peccato però che tale succo – spiega il consigliere regionale della Lega Nord Alessandro Puggioni – sia estratto da una liana e da foglie della foresta amazzonica che contengono Dmt, la dimetiltriptamina alcaloide presente in piante e funghi che gli sciamani brasiliani hanno usato storicamente per entrare in contatto con gli spiriti”.

Sul Testo Unico della Droga, il Dmt è inserito nell’elenco delle sostanze stupefanti e psicotrope sottoposte a controllo e vigilanza da parte del ministero della salute. “In Italia questa sostanza viene usata in incontri religiosi ad hoc, organizzati da associazioni che non informano i partecipanti sui possibili rischi per la salute”.

“Oltre agli effetti che provocano, un vero e proprio trip interiore, visioni e allucinazioni, contatto con realtà extrasensoriali, il consumo del preparato allucinogeno può portare ad avere disturbi mentali come schizofrenia, depressione, manie di persecuzione e anche al suicidio, senza contare problemi legati al cuore, tachicardia, pressione alta, vomito e diarrea”.

“Questa sostanza considerata non narcotica – aggiunge Puggioni – ha già ucciso un ragazzo neozelandese di 24 anni, Matthew Dawson-Clarke, morto durante un rituale Ayahuasca, un altro ragazzo di Bristol, Henry Miller, che è diventato schizofrenico dopo aver assunto la bevanda e infine è rimasto vittima di suicidio. E si tratta solo di alcuni delle decine di decessi riconducibili all’infuso. E’ assurdo quindi che nonostante ciò, in Italia le sopracitate sentenze della Cassazione abbiano stabilito che la sostanza non può essere paragonata alle altre droghe vietate nel nostro Paese in quanto non ‘può considerarsi sostanza drogante poiché derivata in maniera naturale da piante presenti in natura nella foresta amazzonica e non prodotta da elaborazione o sintesi umana volta a potenziarne gli effetti’”.

“Proprio per arginare il problema, che rischia di diventare davvero grave, ho presentato un’interrogazione in cui chiedo alla giunta di intervenire nei confronti del Governo, per fare in modo che venga informata l’opinione pubblica, attraverso una campagna pubblicitaria fatta di concerto con il ministero della sanità, sui rischi che tale sostanza causa alla salute di chi la assume”.

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