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Pietra, il progetto Sacra Famiglia va avanti: il consiglio dice sì, minoranza polemica

L'iter per la realizzazione di un nuovo centro di riabilitativo per disabili procede: previsti 16 mila metri cubici di nuovi volumi

Pietra L. Pietra L. La pratica per la realizzazione di una nuova struttura sanitaria a Pietra Ligure ieri sera è stata affrontata, non senza polemiche, in consiglio comunale. Nonostante la discussione accesa tra maggioranza e opposizione, la “presa d’atto della non sussistenza di criticità ambientali” nell’operazione di trasferimento del centro di riabilitazione ex La Marinella a Pietra Ligure, gestito dalla Fondazione Sacra Famiglia Onlus, nella struttura dell’ex Gesù Bambino di Praga in via Pirelli è stata approvata.

L’operazione prevede la realizzazione di un nuovo centro riabilitativo per disabili che offrirà un mix di servizi anche per gli anziani e per le procedure riabilitative in generale.

“Si tratta di una struttura socio sanitaria che noi abbiamo bisogno di realizzare perché dove siamo oggi ospitati, in affitto in un edificio della Diocesi, abbiamo preso accordi per un’uscita in tempi rapidi. Ecco perché l’acquisto della vecchia struttura delle suore di Genova e l’idea di realizzare questa nuova struttura per dare continuità all’attività” spiega Albino Accame, direttore responsabile della Sacra Famiglia Onlus di Andora e Pietra.

“Per realizzare questa nuova realtà dobbiamo rispettare normative stringenti riguardanti standard sanitari. La fondazione, che proprio quest’anno compie 120 anni ed è presente in Lombardia, Piemonte e Liguria, ha uno statuto che prevede di fare servizio alla persona: non siamo né speculatori edilizi né di altra natura, ma abbiamo bisogno di avere una struttura adeguata e moderna per proseguire l’attività” precisa il dottor Accame.

“Manca qualche passaggio a livello burocratico per arrivare al permesso di costruire. Negli ultimi due anni, grazie alla collaborazione e sensibilità dell’amministrazione comunale, siamo riusciti a portare a termine un progetto ambizioso, importante e che avrà molto riscontro sulla cittadinanza. Abbiamo fatto anche una convenzione per poter integrare agli attuali 35 assunti lavoratori nuovi dipendenti che, a pari titolo, abitano nella Val Maremola. Oggi è difficile quantificare l’aumento di posti di lavoro, ma possiamo stimare che serviranno 15-20 risorse in più rispetto alle attuali” conclude Accame.

In consiglio non sono mancati i momenti di tensione: in particolare il consigliere e capogruppo della maggioranza Antonio Luciano ha replicato duramente alle accuse dei colleghi Carla Mattea e Mario Carrara che accusavano di approvare una “cementificazione”: “L’amministrazione comunale ha portato avanti l’iter autorizzato di questo progetto sulla base dei capisaldi concordati con la precedente amministrazione. Abbiamo creduto in questa iniziativa per una serie di ragioni. Una prima considerazione va fatta in merito al ‘reale’ impatto ambientale del nuovo centro sanitario”.

“Le osservazioni delle minoranze hanno infatti riportato dati assolutamente non rispondenti al vero. E’ stato detto che il nuovo centro prevederà la realizzazione di 16 mila metri cubici di nuovi volumi. In realtà prevede la realizzazione di 11 mila metri cubici fuoriterra e 5 mila seminterrati. Sicuramente si tratta di volumi importanti, significativi, siamo i primi a saperlo e siamo consapevoli di questo fatto” aggiunge Luciano.

“Ma per dovere di informazione è necessario fare chiarezza su questi dati. Allo stato attuale sul lotto di terreno insistono 6300 metri cubi di volumi dell’ex istituto religioso. Secondo le norme vigenti è ipoteticamente possibile applicare il Piano Casa che consentirebbe, con un ampliamento volumetrico del 35%, di realizzare 8500 metri cubi di nuovi volumi interrati” precisa il consigliere di maggioranza.

“Ne consegue che il saldo tra le volumetrie da destinarsi al centro socio-sanitario e quelle ipoteticamente destinabili al residenziale risultano pari a a 2500 metri cubici. Ci pare che questo sacrificio sia assolutamente accettabile per il territorio a fronte della realizzazione di una struttura che da una parte garantirà un significativo strumento assistenziale e dall’altra consentirà di garantire la presenza di un numero di lavoratori ipotizzabile tra le 30 e le 50 unità diventando, di fatto, dopo il Santa Corona ed il Comune, la più grande fonte di impiego di Pietra Ligure. Complessivamente la struttura, a pieno regime, sarà in grado di ospitare 91 assistiti in 48 camere” conclude Luciano.

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