Attacco

M5S contro il Growth Act: “La neo-lingua di Rixi e Toti che lascia la Liguria al palo”

movimento 5 stelle regione

Liguria. “Più che una legge, la solita dichiarazione di intenti che ben poco può incidere sulla crescita economica ligure, né promuovere investimenti e occupazione”. Così il MoVimento 5 Stelle Liguria commenta la proposta di legge sulla crescita presentata oggi in Regione dalla Giunta Toti.

“Siamo di fronte a una serie di articoli talmente piatti e lapalissiani da non poter essere che sottoscritti e condivisi – afferma la portavoce pentastellata Alice Salvatore – Chi vuole la disoccupazione? Evidentemente nessuno. Ma, nel Growth Act non si dice nulla o quasi su quali misure adottare nel concreto per combatterla: manca qualunque disposizione normativa chiara che abbia immediati effetti positivi sulla crescita”.

Sulla stessa linea anche il portavoce M5S Francesco Battistini, che rilancia: “Quale idea di sviluppo e di brand turistico ha la Giunta Toti? Forse lo stoccaggio delle ceneri al Porto della Spezia, com’è emerso in questi giorni?”. Nel testo del disegno di legge si parla poi di favorire la modernizzazione in chiave internazionale del turismo. “Ancora una volta si dice tutto per non dire nulla – spiega Battistini – Cosa significa? Che a Savona e La Spezia tradurremo carbone in tutte le lingue del mondo? Ma è ogni singolo settore ad essere affrontato con superficialità e senza entrare nel merito, dalla “mobilità da sviluppare in chiave turistica” all’economia del mare che coincide unicamente col settore nautico. E i prodotti del mare? E gli operatori turistici che di questi prodotti vivono?”

“Ma a sorprendere – prosegue Salvatore – è anche la totale assenza di un’adeguata analisi di fattibilità e di risorse finanziarie fresche disponibili, così come la mancanza di una strategia sul trasporto pubblico locale e una politica sanitaria innovativa e virtuosa. Non a caso, proprio alla sanità il Growth Act dedica il solo articolo 22, senza scrivere una riga sulle urgenti misure di riorganizzazione del sistema sanitario regionale e di riduzione della spesa sanitaria complessiva”.

“Ormai è chiaro: la Giunta Toti è affezionata agli opuscoli informativi – attacca Marco De Ferrari – Dopo quello che ci ha regalato il governatore l’8 luglio, nel giorno dell’insediamento, oggi arriva questa presunta ‘legge sulla crescita’, alias Growth Act, con cui l’assessore Rixi tratteggia una serie di problemi economici e di sviluppo senza spiegarci come intende risolverli. In particolare, il Growth Act elude ogni forma di strategia politica nel campo dei trasporti. All’articolo 7, in merito al TPL, si parla di efficientamento, inteso dall’assessore Berrino come rapporto tra pensionamenti e nuove assunzioni. Se il rapporto è maggiore di uno (quindi maggiore efficientamento), ciò significa una sola cosa: tagli al personale e quindi ai servizi, in un settore che di per sé dovrebbe essere un servizio sociale e totalmente pubblico, come hanno sancito 26 milioni di cittadini col referendum nazionale del 2011.
Spesso l’inganno si nasconde nelle parole, come il riferimento alle ‘esternalizzazioni’, dietro cui si nasconde la privatizzazione (e le 13 linee collinari Amt che rischiamo di perdere ne sono un indizio). Strada che noi, come MoVimento 5 Stelle, ostacolaremo con tutte le forze”.

“Si parla poi di ‘razionalizzare’, altro guscio vuoto riempito ora con i tagli ai mezzi (dove sono i 200 nuovi bus Amt promessi da Burlando nel 2013?), ora con tagli agli stipendi: i 300 lavoratori di RT Imperia stanno aspettando da tempo, unici ormai in Liguria, i fondi europei arretrati e ora si paventa il rischio di vederseli arrivare addirittura a rate! O forse razionalizzare significa tagliare i servizi? Dov’è il milione e 400mila euro che Città metropolitana deve versare per ATP? Restiamo in attesa, allora, di un terzo opuscolo (speriamo questa volta definitivo) in cui Toti & C. elencheranno metodi e soluzioni, fin’ora non pervenuti. Sempre che i cittadini liguri possano ancora attendere”, conclude De Ferrari.

Alice Salvatore, invece, punta il dito sull’indecisione di Rixi: “Dalla parte delle imprese liguri. Si, no, forse. La Lega Nord, in piena crisi d’identità, a parole non perde occasione per ribadire il sostegno ai lavoratori della nostra regione. A parole. Ma, alla prova dei fatti, nel Growth Act mostra tutta la sua sudditanza nei confronti degli alleati di Forza Italia, notoriamente proni ai voleri delle multinazionali. Ne abbiamo avuto rappresentazione plastica con la presunta legge sulla crescita firmata dall’assessore Rixi, in discussione oggi in Consiglio”.

“Nascosto tra le righe dell’articolo 7, al comma 7 si parla apertamente di ‘programma di internazionalizzaione che preveda attività mirate ad aumentare le potenzialità di insediamento di imprese estere e attrarre flussi di capitale per investimenti nel territorio regionale’. Un contorto giro di parole per dire solo una cosa: via libera alle multinazionali in Liguria, senza prima assicurare – com’è dovere della politica – la ripresa delle piccole e medie imprese locali in ginocchio per la crisi e abbandonata a se stesse.
Ma non era la stessa Lega ligure che, poco tempo fa, si era schierata fieramente contro la direttiva Bolkenstein e il T-TIP, il famigerato trattato di libero scambio Usa-Ue? In attesa che la Lega chiarisca qual è la sua idea di sviluppo, la Liguria sta andando a fondo e non ha tempo per lo sheakespeariano Rixi di fronte al suo dubbio amletico: sostenere le nostre imprese o non sostenerle? Questo è il problema”.

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