Bancarotta fraudolenta della Naval Provveditoria: un patteggiamento e due rinvii a giudizio - IVG.it
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Bancarotta fraudolenta della Naval Provveditoria: un patteggiamento e due rinvii a giudizio

L'amministratore Colombo ha patteggiato un anno e nove mesi, il contabile e un altro manager hanno scelto di affrontare il processo

Savona Tribunale

Savona. Un patteggiamento, due rinvii a giudizio ed una posizione stralciata “per irreperibilità”. E’ l’esito dell’udienza preliminare sulla bancarotta fraudolenta della Naval Provveditoria S.r.l., società addetta alle forniture di bordo delle navi fallita nel 2011.

Una vicenda che nel maggio del 2014 aveva portato i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della guardia di finanza ad eseguire due ordinanze di arresti domiciliari nei confronti di Roberto Colombo, savonese, e Salvatore Cerone, di Vercelli, rispettivamente amministratore unico della Naval Provveditoria S.r.l. e legale rappresentante della Advanced Solution S.r.l.

Questa mattina proprio Colombo ha patteggiato una pena di un anno, nove mesi e quindici giorni di reclusione, mentre Cerone ed un terzo coimputato, Giovanni Sardo, contabile della Naval Provveditoria, sono stati rinviati a giudizio. E’ stata invece stralciata la posizione di un quarto indagato, un cittadino egiziano, che risulta irreperibile.

Secondo le indagini condotte dai finanzieri di Savona, la Naval Provveditoria S.r.l., già a partire dal 2008, si trovava in stato di insolvenza a causa di difficoltà economiche. Negli anni successivi e fino al 17 giugno 2011, data in cui il Tribunale di Savona ha dichiarato il fallimento della società, secondo l’accusa, Colombo e Cerone avrebbero compiuto numerose irregolarità falsificando le scritture contabili per poter continuare a ricorrere al credito ingannando sia gli istituti bancari che i propri fornitori.

Un ruolo determinante lo avrebbe ricoperto anche Giovanni Sardo tanto che il gip aveva emesso nei confronti suoi e di Colombo un provvedimento di sequestro preventivo per equivalente di beni immobili e mobili per 150 mila euro.

Secondo gli inquirenti i tre avrebbero emesso fatture verso clienti stranieri per oltre mezzo milione, indicato nella contabilità crediti fittizio per 800 mila euro e infine esposto cause simulate con istituti di credito per oltre 380 mila euro per giustificare indebiti prelievi di contante dalle casse societarie della Naval Provveditoria.

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