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Assoluzione di Casareto: per lui applausi e un pianto liberatorio, le parti civili annunciano l’Appello

L'ex gestore della casa famiglia non trattiene le lacrime: "Avete scritto che ero un orco, ora abbiate l'onestà di dire la verità"

Savona. “Avevate scritto che la casa famiglia era un rifugio, che era sporca e che io ero un orco. Ora spero che ci sia l’onesta di raccontare la verità che è stata stabilita oggi perché quello che hanno scritto i giornali non è vero”. Sono queste le poche parole che Massimiliano Casareto, l’ex responsabile della casa famiglia “La Mimosa” di Celle Ligure finito a giudizio con la grave accusa di abusi sessuali su tre ex ospiti della struttura, ha pronunciato davanti ai cronisti dopo la lettura della sentenza di assoluzione.

Questa mattina infatti il collegio del tribunale di Savona (giudici Fiumanò, Rossi e De Dominicis) lo hanno assolto “perché il fatto non sussiste” da tutte le accuse che erano state mosse nei suoi confronti e per le quali il Pm Chiara Venturi aveva chiesto una condanna a nove anni di reclusione.

La lettura della sentenza è stata accolta da un applauso da parte dei famigliari e degli amici arrivati in aula per sostenere Casareto che invece è scoppiato in un pianto liberatorio. Poi sono arrivati gli abbracci che hanno scolto la tensione di due anni di udienze e accuse odiose.

Per conoscere i motivi della decisione dei giudici bisognerà attendere 90 giorni per il deposito delle motivazioni della sentenza, che, presumibilmente ruota intorno alla vecchia “insufficienza di prove”. Insomma, i giudici avrebbero ritenuto di assolvere l’imputato in assenza di una prova incontrovertibile che stabilisse la colpevolezza di Casareto “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

“E’ la cosa più giusta – ha commentato a caldo l’avvocato Mario Scopesi, che con il collega Guglielmo Gulotta difendeva Casareto –. Che ci fossero degli elementi a carico di Casareto è ovvio che non fosse un’allucinazione del pubblico ministero quindi credo che un’assoluzione per il secondo comma credo sia comprensibile in queste situazioni peché il giudice ha ritenuto che non ci sia una prova sufficiente che ci siano stati gli abusi. Però un’assoluzione perché il fatto non sussiste, considerato che le parti offese hanno spergiurato che fossero successi dei fatti odiosi, mi sembra che sia un risultato impirtante e credo giusto”.

“Ovviamente non credo che finirà qui perché faranno appello, ma il tribunale lo ha studiato bene questo processo e lo ha fatto con calma. Io sinceramente avrei puntato su questo esito, ma non lo avrei mai detto per ovvie ragioni anche di scaramanzia. Quella vissuta dal mio assistito è un’eperienza che non si augurerebbe a nessuno, è stato un incubo e anche la sua reputazione merita di essere riabilitata” ha proseguito l’avvocato Scopesi.

Un’assoluzione per il secondo comma è la vecchia insufficienza di prove. A mio avviso non ci sono gli estremi per un 530 secondo comma e sicuramente come parti civili faremo appello” il stringato commento dell’avvocato Gianfranco Nasuti che assisteva uno dei ragazzi che ha denunciato Casareto.

La sentenza sarà impugnata anche dall’altro legale di parte civile, l’avvocato Andrea Costa, che assisteva i due fratelli che avevano accusato il gestore della casa famiglia di aver abusato anche di loro. Non è da escludere che la decisione di impugnare la sentenza arrivi anche da parte del pm Chiara Venturi che fin dall’inizio aveva sostenuto con forza la credibilità delle presunte vittime degli abusi.

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