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Racket delle rose, scarcerati due dei bengalesi arrestati per tentata estorsione

Le vittime erano costrette a vendere rose per pochi euro e a versare l'intero incasso ai loro aguzzini

Savona. A metà novembre erano finiti in manette in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito di un’indagine sul “racket delle rose” a Savona.

Adesso due dei quattro bengalesi che erano stati arrestati, i fratelli Salim e Sapon Md, di 33 e 22 anni, sono tornati liberi, mentre i loro connazionali Howlander Kuddos, 41 anni, e Jamal Mohammad, di 35, suo coinquilino, restano in carcere. Per tutti e quattro l’ordinanza cautelare era stata impuganata davanti al tribunale del Riesame, ma solo per i due fratelli, difesi dagli avvocati Alfonso Ferrara e Simona Noceto, è stata accolta: per Sapon è stata annullata, mentre per Salim il tribunale ha sostituito il carcere con il divieto di dimora a Savona.

Secondo gli investigatori, a Savona, esiste una sorta di racket gestito da bengalesi che costringono i loro connazionali a vendere rose per pochi euro ed a versargli parte dell’incasso (una sorta di “pizzo”). Di qui gli arresti scattati qualche settimana fa: tutti e quattro sono accusati di tentata estorsione in concorso, mentre solo Kuddos e Mohammad anche di concorso in rapina.

Secondo quanto accertato, sotto la direzione di Kuddos e Mohammad, venivano acquistati i mazzi di rose (da 30 pezzi ciascuno) da un grossista di Arma di Taggia al costo di 10 euro ciascuno. Poi i fiori venivano rivenduti ai loro connazionali: ogni “fiorista” era obbligato a versare il costo del mazzo, ma anche altri 20 euro al giorno per la “licenza” per vendere le rose (indipendentemente dal fatto che fossero riusciti a piazzare tutti i fiori).

Kuddos e Mohammad, tuttavia, non si sarebbero limitati ad imporre ai loro connazionali il commercio dei fiori, ma avrebbero offerto anche la possibilità di prendere in affitto un posto letto in uno degli appartamenti di loro proprietà (situati in via Torino, via Montenotte o via Pia) al costo di 150 euro al mese.

L’episodio che ha fatto scattare la denuncia è datato 23 agosto. Il cittadino bengalese che ha poi denunciato i connazionali era nella zona di piazza del Popolo perché stava andando dal negozio di money transfer di via Sormano per spedire a casa, ai familiari in Bangladesh, i soldi (1200 euro) guadagnati con quel lavoro stancante. Si era ritrovato un coltello a serramanico puntato alla gola. Poi minacce, calci, pugni. E i soldi che passavano di mano, dalle sue tasche a quelle di Howlander Kuddos e Jamal Mohammad. Ferito, terrorizzato, era andato in questura e un poliziotto delle volanti, Roberto D’Acquisto, era riuscito a vincere la diffidenza, la paura dell’uomo, convincendolo a parlare.

Il fiuto investigativo aveva poi fatto il resto. Il poliziotto aveva intuito che la vicenda nascondesse ben altro e il suo rapporto, la sua relazione inviata alla squadra mobile ha dato il la all’indagine sfociata negli arresti.

Un’indagine dalla quale sono emerse altre intimidazioni e minacce (con sms) al bengalese rapinato, aggressioni ad altri suoi connazionali. Episodi che sono finiti in una seconda denuncia in seguito alla quale il pm Daniela Pischetola ha fatto partire gli ordini di custodia cautelare per i quattro.

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