Pizzaiolo fallisce e diventa clochard, appello al Comune: "Ho perso tutto per aiutare Loano" - IVG.it
Storia toccante

Pizzaiolo fallisce e diventa clochard, appello al Comune: “Ho perso tutto per aiutare Loano”

Un imprenditore finito sul lastrico: "Chiedo un gesto di gratitudine per far tornare mia figlia a studiare"

loano centro

Loano. “Tutto quello che ho fatto, tutta la fatica, gli investimenti e i rischi… li ho fatti per me stesso, certo, ma anche e soprattutto per Loano, per la mia città. E ora che ho perso tutto, che non posso far più studiare mia figlia e far mangiare mio figlio, spero che la mia città possa ricompensarmi con un minimo aiuto”. Difficile non rimanere toccati dall’appello di Jonathan (nome di fantasia), un pizzaiolo loanese che al termine della sua avventura imprenditoriale, complice la crisi e le difficoltà di questi anni, si è ritrovato sul lastrico, senza più risparmi.

“Ora non vivo come un clochard, ma quasi – racconta – non ho più casa, né soldi per mangiare. Ho una figlia, studiava all’università ma ho dovuto chiederle di smettere perché non potevo più mantenerla, e oggi lavora a 300 euro al mese. E ho un figlio, di 17 anni, che ancora studia: questa mattina mi ha chiesto di comprargli un pezzo di focaccia e ho dovuto rispondergli di no, mi sono vergognato così tanto che per un istante ho pensato di lanciarmi sotto un’auto“.

Eppure l’avventura professionale di Jonathan era partita bene: dopo anni da dipendente in diverse pizzerie della città, due anni fa decide di scommettere su se stesso e apre un’attività in proprio. “I miei sogni – ricorda – erano vivere dignitosamente e aiutare Loano, contribuire nel mio piccolo a dare una scossa al paese. Ad esempio tenevo aperto fino alle due di notte per i ragazzi che uscivano dalla discoteca: sapevo che difficilmente questo mi avrebbe ripagato a livello economico, ma volevo che chi veniva a divertirsi a Loano potesse trovare a fine serata un locale aperto e pizze calde. Tant’è vero che più di un giovane, invece di ringraziare me, ringraziava genericamente Loano ‘per la sua accoglienza’ e ‘perché non è come altrove, anche alle 2 si trova un posto dove mangiare'”.

Jonathan si dona completamente, ed investe tutti i suoi risparmi. “Credo nel mio piccolo di aver dato molto a Loano – chiarisce – Ad esempio ogni venerdì organizzavo una serata a tema: lo facevo per guadagnare, ovvio, ma più che altro per fare qualcosa per la mia città. Lo ritenevo quasi un impegno morale, una promessa, tant’è che facevo comunque la serata e ne sostenevo i costi anche quando già sapevo che non si sarebbe ripagata”. Anni belli, ruggenti ma anche duri: “Nel momento di massimo lavoro sono arrivato ad avere quattro dipendenti in regola. E due di loro erano ex clochard a cui io avevo restituito una vita, togliendoli dalla strada, ripulendoli e dando loro un lavoro”.

Alla fine, però, la serranda si abbassa. La crisi, la posizione non troppo felice: e Jonathan si ritrova senza un soldo, senza un futuro per i propri figli. Oltre al danno la beffa: “Quando ho chiuso sono stato truffato – spiega – la persona che aveva promesso di acquistare le attrezzature le ha portate via e non mi ha mai pagato”. E allora Jonathan mette da parte l’orgoglio e si rivolge al Comune: “Non chiedo la carità, chiedo in qualche modo una ‘ricompensa’, un gesto di gratitudine per un commerciante che ha combattuto tanto per questo paese e ha perso“.

Il Comune risponde con un primo segnale, un appuntamento domani alle 15 per analizzare la sua situazione. “Mi occorre solo un aiuto minimo, per un paio di mesi – conclude Jonathan – finché non trovo un lavoro che mi permetta di far tornare mia figlia all’università. Penso sinceramente di meritarmelo”. Non resta che sperare.

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