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Lettere al direttore

Ospedale di Albenga, Franco Zunino si chiede se “Avverrà il Rinascimento Ingauno?”

L’altro ieri sera ero in piazza della Croce Bianca, per la manifestazione pro Ospedale, con poche altre centinaia di persone. Ho sentito concionare dal palco troppo in politichese e sindacalese, con i politici intervenuti tutti di una parte soltanto.

Non ho udito parlare di puerpere in urgente ansioso lungo viaggio, di anziani in faticosa trasferta, di liste di attesa semestrali o astanterie di pronto soccorso con le tende, di turismo senile che sceglie sulla base della vicinanza di affidabili nosocomi. Ho sentito di “lavoratori e cittadini”, ricordando che in matematica mi spiegavano che nel più sta il meno, ma a quanto pare non in politica.

Non ho visto intervenire nemmeno un medico, ma d’altronde si parlava solo di ospedale….!
E ancora una volta ho ascoltato affermare che ci manca un protettore, come se Albenga, la nostra Albenga, fosse come una vecchia battona che non riesce a gestirsi le marchette e tutelarsi dai puttanieri violenti con le sue sole forze.

Ma se sul palco c’erano tutti i Sindaci, la Presidente della Provincia e pure un Deputato!

Mancava soltanto un “europeo”, forse tutti impegnati a decidere a Bruxelles il calibro dei cavoli (nomen omen) o Renzi, accidenti alla Leopolda se no sarebbe venuto.Mentre ero lì mi veniva in mente quando mesi addietro in Tribunale noi giureconsulti ci riunivamo per impegnarci alla lotta dura in difesa dello stesso (ma almeno parlavano gli avvocati. In effetti è difficile che ci facciamo sottrarre gli strumenti del mestiere!).

Così ho cominciato a riflettere (in verità non subito, faceva freddo in piazza) ricordando i nostri vecchi allorquando mi dicevano come un tempo si definiva Albenga “a nescia” per le sue incongruenze e, sempre nelle rimembranze ma ben più recenti, mi è sovvenuto di quando centinaia di ingauni alle ultime regionali hanno votato, se collocati da una parte, l’ex sindaco di Pietra (vediamo se indovinate dove sta Santa Corona…), se dall’altra quello della vicina (a Pietra) Loano, che ci tranquillizzava rammentando gli aborigeni natali.

E mi è anche tornato a mente quando, una dozzina di anni or sono, i partiti insorsero all’ipotesi dell’allora Sindaco di proporre nel territorio di Albenga la costruzione del necessitante carcere provinciale, o di quando, una dozzina di mesi or sono, altre lungimiranti categorie insorsero anch’esse contro l’ipotesi del forno crematorio da collocare a fianco, pensate un po’ che incongruenza, al cimitero grande (che intorno ha terreni vincolati proprio a causa di codesta vicinanza).

Senza dire del lavoro indotto e degli introiti, tanti ma tanti, cui le casse comunali hanno rinunciato (e così provvedono le tasse di ognuno di noi a sostituirli).

O quando ancor prima, per l’ombra dei piloni o la polvere dei cantieri, non si è riusciti a decidere dove far passare la ferrovia veloce, quella che porta popoli di facoltosi turisti, convogli infiniti di merci e conseguenti ricchezze (ormai dirette altrove).In compenso ci siamo presi, e prenderemo, centri commerciali a iosa, capaci solo di giugulare i nostri residui eroici commercianti in centro, col trasferimento quotidiano altrove dei nonpiùnostri faticati denari, ingannati dalla falsità del “compra qui oggi che ti sconto domani, se…”.

Albenga a nescia, dicevano. Altri tempi: ora vogliamo protettori, però non siamo disposti (non certo a battere) a sacrificare la nostra preferenza elettorale o un lembo di terra magari abbandonato. Scusate la banalità, ma senza rapidi spostamenti non ci si sposta; scusate la brutalità ma, senza carcere, in provincia non ti affidano un tribunale e, scusate ora il cinismo, senza forno crematorio, che attira invece che esportare, non ti lasciano un ospedale.Se siamo noi che non vogliamo essere Città, loro ci trattano da paese. Chi si fa pecora, il lupo con la Lanterna se lo mangia.

Così, cari concittadini, rinunciamo agli alberghi coi centri congressi o alle residenze per anziani (magari anche benestanti, di quelli che prendono la residenza e in cambio ci lasciano la pensione, che se ricca chiamano pudicamente vitalizio), alla stazione grande e allo smistamento delle merci (magari qualcuna prodotta o trattata qui e non in Valbormida ove ci si è dovuti rifugiare), al carcere con centinaia di posti lavoro indotti e alle forze dell’ordine che stazionerebbero (e voglio vedere chi viene a delinquere qui, se raddoppiano carabinieri e polizia), al forno crematorio per i nostri defunti e per migliaia di esterni, teniamoci invece le tasse in sostituzione degli introiti, l’illusione della sicurezza se i cattivoni stanno relegati altrove, la nostra preferenza elettorale attribuita per simpatia o indicazione di capobastone invece che per interesse, i vecchi campeggi fatiscenti in centro invece dei locali per la movida dei giovani forse rumorosi ma almeno vivi, il sole abbacinante a illuminare terreni abbandonati, i sindacalisti dei “cittadini e lavoratori” invece che gli imprenditori che rendono benestanti i cittadini che diventano, grazie a loro, lavoratori veri e non semplice categoria elettorale.

Ci lamentiamo che Caserma Piave o vecchio ospedale non trovino acquirenti, ma chi viene a investire qui ove rifiutiamo di accettare (non dico pagare noi, ma accettare che altri le facciano) le infrastrutture che renderebbero invece appetibile un luogo baciato dalla fortuna del clima, del mare pulito, della bellezza naturale e storica? Per non parlare di depuratore e polo scolastico.

Rimaniamo così una piccola cittadina di provincia incapace di scegliere e di decidere di tornare ad essere Città quale era, con servizi e responsabilità conseguenti e connessi, e, mugugnando un po’, aspettiamo ansimando i protettori che vengano, da fuori a noi, a miracol portare.Prepariamoci infine a spiegare tutto ciò (sinteticamente perché poi c’è la coda in autostrada, rigorosamente unica sino a Savona perché grazie agli ecoillogisti non potremo certo a Borghetto trapassare una innocente montagna per creare un’ipotenusa sostitutiva che toglierebbe dall’aria tonnellate di Co2 la domenica sera) ai nostri figli e nipoti quando con le loro famiglie verranno un week ogni tanto a trovarci dalle città ove lavoreranno negli ospedali, nei tribunali, nelle università, negli uffici delle aziende che pure accetterebbero il tele-remoto, negli alberghi coi centri congressi, nelle carceri (uscendo però a fine turno) o nei centri assistenza finevita (ove andremo noi, ma non a trovarli).

 

Franco M. Zunino
Avvocato
Esponente del Lions Clubs International
Responsabile locale de “La casa del Cittadino”
già dirigente nel Partito Liberale Italiano

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